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In Nigeria 53 persone sono state incriminate per aver celebrato un matrimonio gay
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In Nigeria 53 persone sono state incriminate per aver celebrato un matrimonio gay

Gli accusati, tutti tra i 20 e i 30 anni, sono stati arrestati il 15 aprile e detenuti fino al pagamento delle cauzioni

20 Apr. 2017

I pubblici ministeri dello stato nigeriano di Kaduna hanno incriminato un gruppo di 53 persone per aver ordito una cospirazione al fine di celebrare un matrimonio gay.

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Le persone coinvolte, arrestate sabato 15 aprile, hanno negato le accuse e i loro avvocati hanno dichiarato che gli assistiti sono detenuti illegalmente.

Gli accusati, tutti tra i 20 e i 30 anni, sono stai arrestati in un hotel dove, secondo l’accusa, avrebbero assistito alle nozze lo scorso 15 aprile. Secondo quanto riportato da uno degli avvocati, la maggior parte degli accusati è formata da studenti. 

La corte ha rilasciato gran parte del gruppo su cauzione e ha rimandato la discussione del caso all’8 maggio. 

L’omosessualità è vietata in Nigeria e può essere punita con la detenzione, con pene che arrivano fino ai 14 anni di carcere. 

Comparendo davanti al giudice a Chediya-Zaria, il gruppo si è dichiarato non colpevole delle accuse di cospirazione, accusando di essere detenuti illegalmente. 

I rappresentanti di alcune associazioni che difendono i diritti dei gay nel paese hanno riferito alla Bbc che le persone sono state arrestate durante una festa di compleanno e non a un matrimonio. 

La Nigeria subisce una forte influenza del movimento cristiano evangelico a sud e un forte supporto della legge islamica a nord. Entrambi si oppongono all’omosessualità.

Nel gennaio 2014, la polizia islamica dello stato del Bauchi ha effettuato una serie di blitz in cui ha arrestato una decina di uomini accusati di sodomia.

In quella occasione una folla inferocita di persone si radunò davanti all’edificio del tribunale islamico chiedendo punizioni severe per i gay arrestati, lanciando delle pietre. Solo con l’intervento della polizia il raduno venne sciolto.

Secondo Human Rights Watch (Hrw) come conseguenza del divieto sugli atti omosessuali, entrato in vigore nel 2014, le forze dell’ordine si sentono legittimate a compiere abusi nei confronti della comunità Lgbt. “Estorsioni, violenze fisiche e sessuali, ma anche arresti arbitrari” sono all’ordine del giorno contro persone sospettate di essere omosessuali, ha denunciato nel 2016 Hrw.

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