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È morto in Svizzera Davide Trentini ricorrendo al suicidio assistito

Il 53enne toscano malato di sclerosi multipla è stato accompagnato in una clinica svizzera da Mina Welby

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Davide Trentini, il 53enne toscano malato di sclerosi multipla che il 12 aprile è andato in una clinica svizzera per ottenere il suicidio assistito, accompagnato da Mina Welby, è morto.

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“Ciao Davide, è stato un dovere aiutarti”, ha scritto su Twitter Marco Cappato dell’associazione Luca Coscioni, rivolgendo un saluto a Davide. Davide in un video ha salutato sorridente e ha ringraziato per il sostegno.

Mina Welby, co presidente dell’associazione Luca Coscioni, e Marco Cappato, tesoriere, hanno reso noto che si recheranno venerdì 14 aprile alle ore 15 alla stazione dei carabinieri del comando provinciale di Massa Carrara, città di residenza di Davide Trentini. Renderanno dichiarazioni spontanee sull’azione degli ultimi mesi e giorni per aiutare Davide.

“Spero tanto che l’Italia diventi un paese più civile, facendo finalmente una legge che permetta di porre fine a sofferenze enormi, senza fine, senza rimedio, a casa propria, vicino ai propri cari, senza dover andare all’estero, con tutte le difficoltà del caso, senza spese eccessive”, scrive Davide nella sua lettera d’addio.

Davide aveva 27 anni quando, a un certo punto, ha iniziato a non sentire più un lato del corpo. Si trattava dei primi sintomi della sclerosi multipla, una malattia degenerativa che provoca lesioni al sistema nervoso centrale.

Col passare degli anni la malattia è diventata sempre più insopportabile. Da mesi Davide non riesce più a far nulla, neanche a mangiare e dormire. Passa le giornate a letto o in sedia a rotelle, con uno stimolo costante di andare in bagno.

Assumeva farmaci molto forti contro il dolore, oltre quindici al giorno, compreso il metadone che ha importanti effetti collaterali. Solo la cannabis terapeutica, fornita dalla regione Toscana, gli dava sollievo, secondo quanto riporta l’associazione. 

Davide si è rivolto all’associazione Luca Coscioni perché “non voleva più vivere con il dolore addosso tutto il giorno” e perché riteneva che la sua “non sia più una vita da vivere ma una condanna da scontare”. Riteneva che l’eutanasia fosse “una liberazione, un sogno, una vacanza”. La madre, una donna di 73 anni con molti problemi di salute, soffre ma lo capisce e lo sostiene in questa sua scelta.

L’associazione Luca Coscioni ha aiutato Davide a raccogliere i 9.500 euro necessari e ha accompagnato in Svizzera nella persona di Mina Welby. Nel caso di Fabiano Antoniani era stato Marco Cappato ad accompagnarlo nel suo ultimo viaggio. Per questa ragione è indagato per aiuto al suicidio ma ha detto che l’associazione continuerà a fornire sostegno a chi ha deciso di ricorrere al suicidio assistito.

Per chiedere una legge sul testamento biologico l’associazione Luca Coscioni ha raggiunto 18 piazze italiane il 10 aprile 2017 con medici e notai che hanno autenticato firme sui testamenti biologici.

“Il nostro parlamento dovrebbe imparare che le buone leggi fanno bene a tutti e che non si può svuotare la carta costituzionale di contenuti. Una buona legge sul testamento biologico tutela tutti coloro che vogliono farlo, ma non impone nulla a chi non lo vuole fare”, ha detto la segretaria dell’associazione Filomena Gallo a TPI in una recente intervista.

“Troppo spesso vediamo che i temi che riguardano le persone vengono derubricati dall’agenda politica”, dice l’avvocato. “Pochi giorni fa è stato nuovamente rinviato il dibattito per la legge sul testamento biologico. Ci sono altri argomenti importanti da affrontare, ma questa non è una tematica di serie B”.

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