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Le reazioni della comunità internazionale all’attacco statunitense in Siria

La Russia e l'Iran hanno definito l'azione degli Stati Uniti come un attacco a uno stato sovrano. Al fianco di Trump Regno Unito, Arabia Saudita, Israele e Turchia

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ordinato un attacco contro una base militare in Siria. Cinquantanove missili sono stati lanciati contro la base di Shayrat in risposta all’attacco chimico del 4 aprile di cui gli Stati Uniti ritengono responsabile il regime di Assad.

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La comunità internazionale ha reagito in maniera differente all’azione militare statunitense. Trump ha definito l’attacco come necessari per la sicurezza degli Stati Uniti. 

La più ferma opposizione alla decisione di Trump è arrivata dalla Russia. Il presidente Vladimir Putin ha fatto sapere tramite il suo portavoce che l’attacco missilistico degli Stati Uniti è una violazione della legge internazionale e un’aggressione contro uno stato sovrano. Il portavoce del Cremlino aggiunge che l’azione militare ha gravemente danneggiato le relazioni tra Stati Uniti e Russia.

Secondo il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov l’attacco statunitense ricorda la situazione del 2003, quando gli Usa e la Gran Bretagna, con alcuni loro alleati, hanno invaso l’Iraq.

Il Comitato di Difesa della Duma ha definito l’attacco statunitense come un atto di aggressione pericoloso per la stabilità dell’area mediorientale e ha annunciato la richiesta di un Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. 

Nella base aerea di Shayrat erano presenti anche militari russi anche se non sono stati obiettivo diretto dell’attacco. Il Cremlino ha richiesto un Consiglio di sicurezza straordinario delle Nazioni Unite su quanto accaduto.

Il governatore di Homs in Siria ha detto che i bombardamenti statunitensi favoriscono i gruppi terroristici e il sedicente Stato Islamico.  Il ministro siriano Ramez Turjman ha definito come limitato nel tempo e nello spazio l’attacco statunitense e non prevede un’escalation militare a seguito dell’azione.

La consigliera politica del presidente siriano Assad, Buthayna Shaaban, ha dichiarato che “la Siria e i suoi alleati risponderanno in maniera appropriata a quest’aggressione”. Shaaban ha assicurato che “il coordinamento tra Damasco e suoi alleati (la Russia e l’Iran) continua”.

Condanna è arrivata anche da parte dell’Iran. Il portavoce del ministero degli esteri di Teheran ha parlato di un attacco unilaterale, pericoloso, in violazione alle leggi internazionali. 

Su posizioni più moderate la Cina. Il portavoce del ministro degli Esteri cinese Hua Chunying ha detto che è necessario lavorare per evitare un ulteriore deterioramento della situazione in Siria e ha invitato tutte le parti a raggiungere accordi politici.

Al fianco della Casa Bianca si è schierato il Regno Unito che con il ministro della Difesa Michael Fallon ha espresso pieno supporto all’azione militare: “Si tratta di un attacco limitato alla base aerea, interamente appropriato e pensato come deterrente a ulteriori attacchi con armi chimiche”. Il portavoce di Theresa May aveva parlato di un’azione appropriata al barbarico attacco con armi chimiche”.

Il presidente israeliano Benjamin Netanyahu ha detto di sostenere il “messaggio forte e chiaro lanciato dagli Stati Uniti”.

Il presidente del consiglio dei ministri italiano Paolo Gentiloni ha detto: “L’azione ordinata stanotte da Trump è una risposta motivata a un crimine di guerra”. Il capo del governo ha però precisato che l’Italia sostiene i negoziati come unica via per una soluzione duratura dell crisi siriana”.

Anche l’Arabia Saudita ha espresso apprezzamento per l’attacco degli Stati Uniti contro un regime che si è reso responsabile della morte di più di 80 persone Tra le quali molti bambini nella provincia di Idlib. 

Il lancio di missili da parte degli Stati Uniti è sostenuto dal primo ministro canadese Justin Trudeau che ha condannato il ricorso ad armi chimiche da parte del regime di Assad.

Il governo di Ankara tramite il vice primo ministro Numan Kurtulmus ha espresso parere positivo nei confronti dell’azione militare statunitense contro la base siriana di Shayrat ritenendo necessaria una forma di punizione internazionale nei confronti di Bashar al-Assad.

Risposta calibrata e proporzionata da parte degli Stati Uniti anche secondo il primo ministro australiano Malcolm Turnbull. 

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