Me
Come è nata la foto che ha fatto la storia della lotta alla mafia
Condividi su:

Come è nata la foto che ha fatto la storia della lotta alla mafia

Tony Gentile racconta a TPI la storia dell’immagine di Falcone e Borsellino che sorridono, rimasta nella memoria come promessa di riscatto contro la mafia

22 Giu. 2017

Ogni tanto Tony Gentile apre il cassetto e prende il negativo del fotogramma 15 per guardarlo. Si potrebbe definire un appuntamento con la storia quello tra il fotografo e una delle immagini più simboliche e importanti del nostro paese.

— Questa notizia puoi leggerla direttamente sul tuo Messenger di Facebook. Ecco come

Il fotogramma 15 è il migliore del negativo, “quello dove si chiude graficamente l’immagine per la forma, il gesto, il movimento delle braccia, l’espressione dei volti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che insieme sorridono complici”.

Lo spiega 25 anni dopo lo stesso Tony Gentile a TPI, il fotografo che il 27 marzo 1992 immortalò l’immagine rimasta scolpita nella memoria del popolo italiano per significato e promessa di riscatto contro la mafia, il mostro che uccide tutto, meno che i ricordi della gente.

Era l’epoca di Mani pulite e delle inchieste che facevano tremare le gambe anche ai mafiosi più agguerriti. La magistratura indagava, disturbava e partecipava alla cosa pubblica. 

La sera del 27 marzo Tony stava seguendo il convegno legato alla candidatura del magistrato Giuseppe Ayala. Con lui e per lui, allo stesso tavolo, sedevano Falcone e Borsellino. 

“A un certo punto non so cosa si dissero, ma capii che si era creato un momento di complice scherzo e decisi di avvicinarmi al tavolo perché la dinamica era propizia per lo scatto”, racconta Tony. 

Uno, due, tre, quattro scatti, poi ripose la macchina e smise di utilizzare quella pellicola. 

Tony lavorava per il Giornale di Sicilia, ma alla redazione quella foto non serviva. Il rullino andò nel raccoglitore, la pellicola rimase nel cassetto e nell’archivio privato di Tony per diversi mesi.

Ma le stragi di Capaci e via d’Amelio cambiarono tutto.

“Il clima era teso già diverse settimane prima degli attentati e l’attenzione intorno ai due magistrati era alta”, raccontare Tony. “Dopo il 23 maggio, giorno in cui morì Giovanni Falcone, un collega mi fece ricordare di quello scatto e così decisi di stampare la foto e inviarla a un’agenzia di Roma che riforniva di immagini le redazioni dei grandi giornali”. 

(L’articolo continua dopo la foto – Credit: Tony Gentile)

In poco tempo – e soprattutto dopo la morte di Paolo Borsellino – quell’immagine comparve ovunque, diventando in breve tempo il simbolo della rinascita di una terra che reagiva contro la mafia. 

La foto divenne così celebre da essere selezionata da molte riviste nell’elenco delle foto dell’anno. “L’editoria seria mi ha sempre riconosciuto la paternità di quella foto, citando i credit e riconoscendomene i diritti economici”, spiega Tony.

Ma la storia insegna che non sempre si ha rispetto delle foto e del lavoro altrui ed è quanto accaduto anche per questo indimenticabile scatto.

“La foto è stata utilizzata per moltissime operazioni ed è finita un po’ ovunque, non sempre con il mio consenso, a volte senza chiedere, senza autorizzazione”, racconta il fotografo. “La questione non è economica, ma puramente di principio, per il rispetto della paternità delle cose degli altri. Resta il fatto che nell’editoria che conta la foto è sempre utilizzata in maniera corretta”.

Ma come tutte le cose importanti e nonostante l’immensa diffusione, la foto nel corso del tempo ha aumentato il proprio valore simbolico, divenendo un punto di riferimento per quei giovani che pur non avendo mai vissuto gli anni del terrore mafioso hanno potuto rivedere in quello scatto l’emblema della lotta contro illegalità. La rivincita della vita che sorride e continua a valere nonostante l’atroce violenza dei morti ammazzati per mafia. 

Con Tony Gentile cambia il modo di vedere i morti di mafia. “La foto ritrae due persone, Falcone e Borsellino, che sono il prodotto degli effetti della mafia, ossia la morte”, spiega il fotografo. “La differenza è che loro sono rappresentati in vita, non ci sono le foto dei cadaveri. Non è stato possibile mostrarli in questo modo come magari accade negli scatti spettacolari e unici della fotografa Letizia Battaglia. Questa foto di due morti è viva. In loro e nei loro sorrisi la gente trova la forza, la speranza. Al di là del qualunquismo, è a questo ricordo che le persone vogliono legarsi”. 

Il ricordo è nel mestiere del fotografo la missione, l’impegno più grande che si assume nei confronti di chi vive il presente e dei posteri ai quali questo presente viene consegnato.

“Penso che l’aspetto più potente della fotografia, da quella familiare a quella documentaristica, sia la memoria”, spiega Gentile.

E ogni fotografo che si rispetti ha coscienza del momento che sta vivendo e che sta imprimendo per sempre nella pellicola. “Esistono eventi che già possiamo immaginare racconteranno un fatto storico”, illustra il fotografo. “E momenti per i quali non abbiamo consapevolezza di quello che accadrà e di quanto le immagini scattate in quell’istante potranno assumere valore, rappresentare un frammento irripetibile della storia”.

“Nel caso dello scatto di Falcone e Borsellino, se non fossero stati vittime di quegli attentati, forse quella foto avrebbe preso un’altra strada”, conclude Tony. “Magari non avrebbe rappresentato un fatto storico. Invece il significato di quell’immagine è stato cambiato per sempre dagli eventi”. 

Credit: ©Roberto Gentile

— Non restare fuori dal mondo. Iscriviti qui alla newsletter di TPI e ricevi ogni sera i fatti essenziali della giornata

Il giornalismo richiede risorse e scegliere di mantenere gratuito l’accesso a un giornale indipendente come TPI significa dover contare anche sulla pubblicità: questa è la ragione per cui vedi tanti annunci. Se vuoi contribuire a migliorare il nostro giornale e leggere gli articoli senza pubblicità anche da mobile iscriviti a TPI Plus, basta davvero poco ➝ www.tpi.it/plus