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Le immagini scattate di nascosto da un fotografo polacco durante l’occupazione nazista

Henryk Ross, sentendo il bisogno di lasciare una testimonianza dell’occupazione della città di Lodz, scattò di nascosto migliaia di foto della vita quotidiana nel ghetto

Immagine di copertina

Henryk Ross, nato nel 1910 in una famiglia ebrea a Varsavia, Polonia, fu scelto dai nazisti durante l’occupazione del suo paese come fotografo ufficiale del ghetto ebraico creato dai tedeschi a Lodz, dove durante la guerra furono stipati migliaia di cittadini ebrei polacchi.

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I nazisti avevano bisogno di fotografie ufficiali per la loro burocrazia, come fototessere degli abitanti del ghetto e foto promozionali delle fabbriche locali, e obbligarono Ross a lavorare per il dipartimento di statistica scattando immagini che fossero il più possibile fredde e impersonali.

Ross però non riusciva a restare inerme di fronte a quello che vedeva di fronte a sé ogni giorno, e sentendo il bisogno di lasciare una testimonianza di quell’occupazione, decise di scattare di nascosto migliaia di foto che documentassero la vita quotidiana del ghetto, fatta di stenti, angherie, crudeltà da parte dei nazisti e carri bestiame che partivano per Auschwitz.

Nel 1944, dopo cinque anni di occupazione, quando ormai la guerra sembrava volgere al peggio per i tedeschi, questi decisero di liquidare il ghetto di Lodz, il secondo più grande dopo quello di Varsavia. A quel punto, già più di 45mila persone erano morte di fame o malattie, e decine di migliaia erano stati inviate nei campi di sterminio.

Rendendosi conto che il rischio di morire era reale, Ross prese 6mila negativi delle foto che aveva scattato di nascosto in quegli anni, li raccolse in un contenitore di legno foderato con del catrame e li seppellì nei paraggi della sua casa affinché un giorno qualcuno potesse avere una traccia di quello che era successo.

Il 19 gennaio 1945 l’esercito sovietico liberò il ghetto: sui 160.320 ebrei contati dai nazisti nel 1940, solo 877 erano sopravvissuti, e Henryk Ross era tra loro. 

A quel punto, finito l’incubo dell’occupazione, disseppellì i suoi negativi e scoprì che circa la metà erano stati rovinati dall’umidità, ma il resto erano ancora in grado di fare il loro lavoro, ovvero fare da testimonianza di quello che era avvenuto.

Ross si trasferì a Gerusalemme nel 1961, testimoniò al processo per crimini di guerra di Adolf Eichmann e morì nel 1991. Come è possibile vedere nella gallery delle sue foto segrete, il suo lavoro è ancora oggi fondamentale per avere un’idea di quella che era la vita in uno dei luoghi che soffrirono più di tutti l’occupazione nazista.

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