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Il Dalai Lama incontra dopo 58 anni il soldato che lo aiutò a fuggire dalla Cina

Nel 1959 il giovane leader spirituale scappò dal paese per rifugiarsi in esilio in India. Nel lungo tragitto fu scortato e protetto da un giovane militare indiano

Immagine di copertina

Un incontro e un abbraccio avvenuti 58 anni dopo: è quello fra il Dalai Lama, il leader spirituale tibetano, e il paramilitare indiano che nel 1959 lo aiutò a fuggire dalla Cina, per raggiungere l’India dove iniziò il suo lungo esilio. 

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La fuga dalla Cina

All’epoca, la rivolta dei tibetani contro la Cina era appena fallita e il Tibet era stato appena annesso da Pechino. Il giovane Dalai Lama, allora 23enne, fuggì via dal palazzo reale del Potala a Lhasa e per due settimane a dorso di un mulo, in compagnia di alcuni uomini che componevano il suo gabinetto tibetano, attraversò le montagne dell’Himalaya e i 500 metri del fiume Brahmaputra, per arrivare a Darhamsala, in India. 

Travestito da soldato, il Dalai Lama percorse migliaia di chilometri scortato da alcuni paramilitari indiani. Fra loro c’era Naren Chandra Das, oggi 79enne. In quegli anni, Das era un militare reclutato nel plotone da combattimento numero 9 delle forze paramilitari indiane, Assam Rifles. A lui spettò il compito più arduo, ossia scortare quel giovane con indosso una divisa dell’esercito cinese senza proferire parola, proteggerlo da ogni pericolo e condurlo alla salvezza.

“Lo portammo a Shakti, nello stato dell’Arunachal Pradesh, al confine tra la Cina e il Bhutan”, ha raccontato Chandra Das. “Da lì venne poi accompagnato nel suo viaggio verso Tawang da un altro gruppo di guardie. Alle truppe non era consentito parlare con il soldato cinese, il nostro dovere era solo quello di custodirlo e proteggerlo”.

L’incontro dopo 58 anni

I due si erano lasciati al confine con il Tibet e si sono incontrati di nuovo per la prima volta oltre mezzo secolo dopo, durante una visita del Dalai Lama nella città di Guwahati, nel nord dell’India. Il leader spirituale tibetano ha ringraziato l’ex soldato, esprimendo la sua felicità per questo incontro. 

A rompere il ghiaccio per primo, il 2 aprile, è stato proprio il Dalai Lama, che si è rivolto all’anziano in uniforme dal visto smagrito e segnato, con queste parole: “Guardando il tuo viso, mi rendo conto solo ora che anche io devo essere molto vecchio”. 

La visita del leader spirituale tibetano avvenuta l’1 aprile nel nord-est dell’India ha provocato le reazioni ostili della Cina, la quale ha dichiarato che lo stato indiano di Arunachal Pradesh è parte del suo territorio. A ciò si è aggiunto l’intervento del portavoce del ministero degli Esteri cinese, il quale ha esortato l’India a “evitare di intraprendere qualsiasi azione che potrebbe complicare ulteriormente la questione dei confini”. 

Tuttavia, il Dalai Lama di ritorno dalla sua visita nel nord-est del paese ha dichiarato di aver provato un sentimento di felicità.

“Quando ho visitato di nuovo la zona di Tawang, mi è tornata alla mente quella sensazione di libertà che avevo sperimentato per la prima volta nel 1959. Quello è stato solo l’inizio di un nuovo capitolo della mia vita”, ha dichiarato il leader spirituale tibetano secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Associated Press

Dopo la fuga dalla Cina, il Dalai Lama trascorse un breve lasso di tempo presso il monastero di Twang, prima di stabilirsi definitivamente a Dharamsala, nel nord del paese, ora sede del governo tibetano in esilio.

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