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Dieci bufale sui migranti a cui i populisti vogliono farvi credere

“Portano le malattie, non scappano dalla guerra, sono trattati meglio degli italiani”. Ecco i falsi miti sull'immigrazione, smontati una per una

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Credit: Reuters

“Portano le malattie, non è vero che scappano dalla guerra, vengono trattati meglio degli italiani, ci rubano il lavoro”. Ecco alcuni delle bufale più diffuse sui migranti che non fanno altro che alimentare la xenofobia, sia quella palese che quella strisciante. “Non sono razzista, ma…”, è la frase che nel migliore dei casi accompagna queste credenze, ormai entrate nell’immaginario collettivo.

I social network sono il luogo per eccellenza in cui questi falsi miti non solo si creano, ma si propagano a macchia d’olio, condivisione dopo condivisione. E si sa, un titolone a effetto e la conseguente valanga di click, che fanno girare la macchina della pubblicità, sono specchietti per le allodole che in questo periodo storico stanno vivendo l’età dell’oro.

Medici senza frontiere ha raccolto le bufale più diffuse, le mezze verità e gli slogan populisti sull’immigrazione, provandoli a smentire e a contestualizzare.

1. Lo Stato mette gli immigrati negli hotel di lusso e non si interessa degli italiani che soffrono

Nei mesi scorsi si è spesso polemizzato contro i contributi per i migranti, in particolare dopo il terremoto nel centro Italia. Il populismo di certi politici ha cavalcato l’onda di un’indignazione che ha trovato la sua massima manifestazione nella frase: “Non è giusto che in Italia ci siano tanti disoccupati mentre ai profughi vengono dati 40 euro al giorno senza che facciano nulla” .

Nella maggior parte dei casi le notizie di queste accoglienze dei richiedenti asilo in hotel a quattro stelle sono bufale montate ad arte, riprese e ricondivise sui social network senza alcuna cognizione di causa.

In Italia le strutture di accoglienza sono articolate in centri di primo soccorso e accoglienza (Cpsa), centri di accoglienza (Cda), centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) e centri di identificazione ed espulsione (Cie). E poi ci sono i centri di seconda accoglienza destinata ai richiedenti e ai titolari di protezione internazionale come gli Sprar.

L’accoglienza in strutture ricettive come gli alberghi è gestita direttamente dal ministero degli Interni, attraverso una serie di rigidi bandi. Il costo medio per l’accoglienza di un richiedente asilo o rifugiato in Italia è di 35-40 euro al giorno, che non vengono dati direttamente ai migranti ma alle strutture di accoglienza, tranne due euro circa di diaria giornaliera, il cosiddetto pocket money.

Questi soldi servono a coprire le spese per il vitto, l’alloggio, l’affitto e la pulizia dello stabile, gli stipendi dei lavoratori e altri progetti collaterali. Molti migranti non ricevono accoglienza e finiscono per alimentare la popolazione dei tanti insediamenti informali nati in tutta Italia, dove si vive ai margini della società. Sono almeno 10mila, secondo Medici senza frontiere i rifugiati (Msf) e i richiedenti asilo che vivono in condizioni degradanti.

2. I migranti portano le malattie

“Nel corso di oltre dieci anni di attività mediche in Italia, Msf non ha memoria di un solo caso in cui la presenza di immigrati sul territorio sia stata causa di un’emergenza di salute pubblica”, scrive la Ong. Spesso, associate all’arrivo dei migranti, vengono citate malattie come tubercolosi, ebola e scabbia.

La tubercolosi è presente in Italia da decenni, non ha a che fare con i flussi migratori. Per quanto riguarda l’epidemia dell’ebola, anche in questo caso non c’entra con i migranti.

“Sono almeno 5.000 i chilometri da percorrere per arrivare alle coste del Nord Africa dai paesi dove si manifesta il virus ebola ed è impensabile percorrerli per via terrestre in meno dei 21 giorni che rappresentano il periodo d’incubazione della malattia”, scrive ancora Msf. “Il virus Ebola è molto letale e nella maggior parte dei casi provoca malattia sintomatica e poi morte nell’arco di pochi giorni dall’infezione”.

La scabbia è una malattia della pelle ed è più facile contrarla in condizioni igieniche scarse. Si diffonde con contatti ravvicinati. Questa malattia è in Italia da sempre e il trattamento per curarla è semplicissimo, basta una pomata.

Non è vero che dopo lo sbarco sulle coste italiane, i migranti non subiscono alcun controllo sanitario. Il ministero dell’Interno e il ministero della Salute attuano procedure di screening sanitario.

Le condizioni precarie in cui vivono i migranti dopo il loro arrivo in Italia contribuiscono a esporli a diverse malattie, e il fatto di vivere ai margini della società rende loro più difficile accedere a cure mediche.

In relazione ai casi di meningite in Toscana è intervenuto Roberto Burioni, professore ordinario di microbiologia e virologia al San Raffaele di Milano. “Una delle bugie che più mi infastidiscono è quella secondo la quale gli attuali casi di meningite sarebbero dovuti all’afflusso di migranti dal continente africano”, scrive sulla sua pagina Facebook Burioni. “In Europa i tipi predominanti di meningococco sono B e C, ed in particolare i recenti casi di cui si è occupata la cronaca sono stati dovuti al meningococco di tipo C; al contrario, in Africa i tipi di meningococco più diffusi sono A, W-135 ed X. Per cui è impossibile che gli immigrati abbiano qualcosa a che fare con l’aumento di meningiti in Toscana. Per cui chi racconta queste bugie è certamente un somaro ignorante”.

3. Aiutiamoli a casa loro 

Questa obiezione sembra facile a dirsi, e anche condivisibile per certi versi dal momento che sarebbe un mondo ideale quello in cui nessuno fosse costretto a lasciare la sua terra. Ma è del tutto fuori dalla realtà attuale.

La guerra in Siria, paese dal quale proviene una consistente quota di migranti, è iniziata nel 2011 e non accenna a smettere, nonostante sforzi diplomatici, più o meno efficaci.

“L’Unione Europea, invece di estendere la protezione e l’assistenza a chi ne ha più bisogno, sta concentrando la sua attenzione sulla deterrenza, l’esternalizzazione dei controlli di frontiera e il respingimento verso i paesi di origine o terzi”, scrive Medici senza frontiere. “Questo approccio inumano non impedirà alle persone di raggiungere l’Europa, ma aumenterà soltanto le reti di trafficanti, mettendo ancora più a rischio la vita di chi fugge. Il solo modo per far fronte a questa crisi umanitaria è garantire vie legali e sicure per raggiungere l’Europa, favorendo l’accesso al diritto di asilo e alle misure di ricongiungimento familiare, e allo stesso tempo migliorando le condizioni di accoglienza”.

È impensabile risolvere da un giorno all’altro le crisi decennali in corso in Africa o in Asia e bloccare il flusso migratorio che si muove da quelle terre, spinto dalla forza inarrestabile della disperazione. Ancora una volta si tratta di propaganda populista che niente a che fare con la realtà geopolitica attuale.

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4. Sono troppi quelli che arrivano in Italia, è una vera invasione

Non è vero. Non c’è alcuna emergenza né catastrofe in corso. Le statistiche ufficiali dicono che la maggior parte delle persone in fuga si sposta verso i paesi limitrofi al proprio. Il numero di siriani rifugiati in Turchia, Libano, Giordania, Iraq ed Egitto ha superato i 5 milioni dall’inizio del conflitto in Siria nel 2011. A rivelarlo sono i dati diffusi dall’agenzia per i rifugiati della Nazioni Unite, l’Unhcr.

Degli oltre 65 milioni di persone nel mondo costrette alla fuga nel 2015, ben l’86 per cento resta nelle regioni più povere del pianeta. Il 39 per cento si trova in Medio Oriente e Nord Africa, il 29 per cento in Africa, il 14 per cento in Asia e Pacifico, il 12 per cento nelle Americhe, solo il 6 per cento in Europa.

Il numero dei rifugiati che sono ospitati nei paesi europei è pari a 1,8 milioni, mentre i richiedenti asilo sono circa 1 milione. In Italia si trovano 118mila rifugiati e 60mila richiedenti asilo. A livello globale, i paesi che ospitano il maggior numero di rifugiati sono nell’ordine la Turchia (2,5 milioni), il Pakistan (1,6 milioni) e il Libano (1,1, milioni). I dati non giustificano in alcun modo l’allarmismo

5. Hanno lo smartphone, non stanno poi così male

“Quelle persone che fuggono dalla guerra non sono povere. Guarda, hanno tutti gli smartphone!”. Questa è la denuncia che ciclicamente ribolle sui social network. Possedere un telefono cellulare, a quanto pare, dovrebbe togliere a una persona il diritto di asilo politico e costringerla a morire, insieme alla famiglia, in guerra. Perché dovremmo essere sorpresi che queste persone, provenienti in larga parte dalla Siria, possiedano gli smartphone?

La Siria non è un paese ricco ma non è nemmeno un paese povero. Secondo il report della World Bank si classifica come paese a “reddito medio-basso”. È difficile pensare a una cosa più utile di uno smartphone se si sta fuggendo di casa per raggiungere una meta sconosciuta e lontanissima.

Anche perché oggi si può acquistare uno smartphone – dotato di telecamera, fotocamera e collegamento a internet – per meno di 100 dollari. Il succo del discorso è che chiunque, “persino” un rifugiato siriano, può permettersi di possedere uno smartphone. Quindi non c’è da motivo per essere sorpresi nel guardare quelle foto che ritraggono migranti alle prese con i loro cellulari.

6. Rubano il lavoro agli italiani

Davvero gli italiani sarebbero disposti a lavorare alle condizioni degradanti dei braccianti stranieri nei campi agricoli del sud Italia? Già questo servirebbe per porre fine al discorso. Eppure c’è dell’altro.

Un recente rapporto del Centro Studi di Confindustria ha evidenziato gli effetti positivi dell’immigrazione sul mercato del lavoro italiano: al crescere dell’occupazione straniera, cresce anche l’occupazione italiana, sia nell’industria sia nelle costruzioni.

Nei settori dell’agricoltura e dei servizi, gli immigrati spesso svolgono mansioni che gli italiani non sarebbero comunque disponibili a svolgere, al punto che molte attività agricole devono la loro sopravvivenza alla disponibilità di manodopera straniera. I dati più recenti del ministero del Lavoro evidenziano come tra i lavoratori stranieri sia maggiore lo squilibrio tra livello d’istruzione e impiego svolto: solo l’1,3 per cento dei lavoratori italiani con laurea svolge un lavoro manuale non qualificato, mentre questa percentuale si alza all’8,4 per cento nel caso dei lavoratori extra-comunitari.

Anche la finanza pubblica gode per la presenza di lavoratori immigrati, che rappresentano una ricchezza secondo quanto rilevato dall’Inps. Ogni anno gli immigrati versano 8 miliardi di euro di contributi sociali, e ne ricevono tre in termini di pensioni e altre prestazioni sociali, con un saldo netto di circa 5 miliardi.

Secondo i calcoli dell’Istituto, gli immigrati hanno finora “donato” al nostro paese circa un punto di Pil di contributi sociali, spiega Medici senza Frontiere. Il tasto dolente rimane lo sfruttamento dei braccianti stranieri nelle regioni del Sud Italia, per i quali niente è stato fatto, come denuncia Medici senza frontiere, secondo cui i migranti sono costretti a subire condizioni degradanti rispetto agli italiani per la loro situazione estremamente precaria che li rende ricattabili.

7. Non è vero che scappano dalla guerra

Non vi è una divisione in compartimenti stagni tra i motivi che spingono un uomo e una donna a fuggire dai loro paesi. I motivi sono diversi e spesso correlati tra loro: guerre (Siria, Iraq, Nigeria, Afghanistan, Sud Sudan, Yemen, Somalia), instabilità politica e militare (Mali), regimi oppressivi (Eritrea, Gambia), violenze (lago Chad), povertà estrema (Senegal, Costa d’Avorio, Tunisia), crisi umanitarie (Nigeria, Camerun, Niger e Ciad).

Le guerre portano con sé mancanza di cibo adeguato, acqua potabile, strutture sanitarie e servizi di prima necessità, e le crisi spesso si allargano anche a paesi limitrofi, non strettamente legati ai conflitti in corso.

La situazione non è tanto diversa in Sud Sudan, con oltre un milione di persone sfollate e centinaia di migliaia scappate oltre confine, per fuggire a scontri a fuoco, saccheggi, devastazioni, violenze e soprusi di ogni tipo.

8. Tra i migranti si nascondono i terroristi

La maggior parte dei lupi solitari che hanno commesso attentati in Europa erano stranieri di seconda generazione, a tutti gli effetti cittadini europei, radicalizzati online.

Certamente episodi di terrorismo hanno interessato anche richiedenti asilo, ma non si tratta di numeri che giustificano neanche lontanamente la frase: “Sono tutti terroristi”.

La maggior parte dei migranti sono persone vulnerabili che fuggono da guerre e violenza. Anzi, in relazione al terrorismo è vero il contrario: chi arriva in Italia nella maggior parte dei casi non è un terrorista, ma vittima del terrorismo. “In molte circostanze, sono persone che sono state costrette ad abbandonare le loro case da quegli stessi gruppi terroristici a cui erroneamente intendiamo associarli”, spiega Msf.

9. Sono criminali, le carceri sono piene di immigrati

Numerosi studi internazionali hanno evidenziato l’inesistenza di una corrispondenza diretta tra l’aumento della popolazione immigrata e l’incremento del numero di denunce per reati.

É vero che sono molti i detenuti stranieri nelle carceri italiane (il 34% dei reclusi, al 30 settembre 2016), ma ciò è dovuto a una serie di fattori precisi. In particolare, a parità di reato gli stranieri sono sottoposti a misure di carcerazione preventiva molto più spesso degli italiani, che ottengono invece con maggiore facilità gli arresti domiciliari (o misure cautelari alternative alla detenzione, una volta emessa la condanna).

La stessa azione di repressione opera con più frequenza nei confronti degli stranieri, che con maggiore facilità sono sottoposti a fermi e controlli di routine da parte dalle forze di polizia.

Uno studio dell’American Economic Review, condotto da Paolo Pinotti dell’Università Bocconi di Milano, ha mostrato che la legalizzazione degli immigrati riduce il crimine. Analizzando il tasso di criminalità di oltre 100mila stranieri prima e dopo il decreto flussi del 2007, si nota che l’incidenza si dimezza l’anno successivo, per chi è stato accettato e messo in regola, mentre resta invariata fra chi è rimasto “irregolare”. La regolarizzazione allontana subito dalla delinquenza, in particolare per i reati economici.

10. Sono tutti uomini, forti e muscolosi

Non si capisce perché, secondo la propaganda populista, il fatto che i migranti siano spesso uomini giovani e forti basti a non far godere loro del diritto di chiedere accoglienza. La maggioranza delle persone che arrivano in Europa è rappresentata da giovani uomini perché hanno una condizione fisica migliore per poter affrontare un viaggio così duro, che spesso conduce alla morte.

Tuttavia, il numero di famiglie, donne e minori non accompagnati è in aumento. Nel 2015, secondo l’alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), di circa un milione di persone arrivate in Grecia, in Italia o Spagna via mare, il 17 per cento è costituito da donne e il 25 per cento da bambini.