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Cosa è successo nell’attentato a San Pietroburgo

Un'esplosione a bordo di un vagone del treno ha ucciso almeno 11 persone, 47 i feriti. Disinnescata una bomba in un'altra stazione

Immagine di copertina

Almeno 14 persone sono morte e altre 47 sono rimaste ferite in seguito a un’esplosione avvenuta nella metropolitana di San Pietroburgo, in Russia, lunedì 3 aprile. Il bilancio delle vittime, inizialmente fermo a 11 morti, è stato aggiornato il 4 aprile secondo quanto riferito dalla ministra della Salute russa Veronika Skvortsova. Lo scoppio è avvenuto all’interno di un vagone intorno alle 14:40.

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Non è chiaro chi abbia compiuto l’attacco, ma gli investigatori russi stanno cercando due persone. In un’altra stazione della metro è stata trovata una bomba carica di esplosivo e piena di frammenti di proiettili e altri oggetti lesivi. Ordigno che è stato disinnescato dopo l’evacuazione di tutta la linea della metropolitana della città russa.

L’agenzia di stampa Interfax ha riferito il 4 aprile che il principale sospettato per l’attentato del 3 aprile è un uomo di origine kirghisa con cittadinanza russa. L’identità del sospettato è Akbarzhon Jalilov, nato nella città di Osh nel 1995. La notizia è stata diffusa dai servizi di sicurezza del Kirghizistan. Precedentemente la commissione per la Sicurezza nazionale del Kazakistan aveva smentito il coinvolgimento di un suo cittadino nell’attentato. 

La dinamica

L’esplosione è avvenuta all’interno di un vagone della linea blu della metropolitana. Al momento dello scoppio il treno si trovava tra le fermate Sennaya Ploshchad e Teknologicheskiy Insitut. Subito dopo l’esplosione il conducente della metropolitana ha proseguito il tragitto fino alla stazione successiva, consentendo così l’arrivo tempestivo dei soccorsi. 

L’autore di quello che le autorità russe hanno definito un “attentato” portava l’ordigno esplosivo all’interno di uno zaino, secondo quanto riferito dall’agenzia Interfax. Si tratterebbe quindi di un attacco suicida. L’attentatore era un uomo di 23 anni dell’Asia centrale. Si sospettano legami con l’islam radicale.

Le prime ricostruzioni

In un primo momento si è pensato che le esplosioni fossero due: una alla stazione della metropolitana Sennaya Ploshchad e l’altra a Teknologicheskiy Insitut. In realtà entrambe le stazioni sono state avvolte dal fumo perché lo scoppio è avvenuto in una galleria nel tragitto tra le due fermate. Da subito il presidente russo Vladimir Putin ha affermato che tutte le piste erano plausibili, compresa quella dell’attacco terroristico.

Nei primi minuti successivi all’esplosione è stata data la notizia di alcuni morti e di decine di feriti. Informazione confermata dopo pochi minuti dalle autorità russe che hanno parlato di una decina di morti. Nel giro di qualche minuto tutte le stazioni della metropolitana di San Pietroburgo sono state evacuate e chiuse.

Per alcune ore dopo l’attentato si è esclusa la possibilità di un attacco suicida. Secondo le prime versioni un uomo sarebbe entrato nella stazione metro Petrogradskaya venti minuti prima che avvenisse l’esplosione e avrebbe lasciato una valigetta con al suo interno l’esplosivo all’interno del vagone. Versione poi modificata dagli investigatori.

Cosa sappiamo 

Le autorità russe hanno comunicato che 11 sono i morti e 47 le persone ferite nell’esplosione. Alcuni media locali di San Pietroburgo, tra cui Fontanka, parlano di 14 morti, ma l’informazione non ha ricevuto conferme ufficiali. 

Quarantacinque persone sono state ricoverate in ospedale, tra queste 13 sono in condizioni gravi. Due delle vittime sono morte dopo il ricovero in ospedale.

La bomba esplosa tra le due stazioni della metropolitana di San Pietroburgo, contenuta all’interno di una valigetta, aveva 200-300 grammi di tritolo. Circa un chilo di tritolo era invece all’interno della bomba disinnescata nella stazione di Ploshchad Vosstaniya. L’ordigno era mascherato da estintore e conteneva frammenti di proiettile e altri corpi lesivi.

Gli investigatori russi sono alla ricerca di due persone e hanno aperto un’indagine per terrorismo, pur non escludendo qualsiasi altra ipotesi. 

La città di San Pietroburgo ha dichiarato tre giorni di lutto cittadino a partire dal 4 aprile.

Cosa non sappiamo

Nessuno ha finora rivendicato la responsabilità dell’attacco e non si conoscono le motivazioni che hanno spinto l’autore dell’attentato a organizzare questa azione. La testate online di San Pietroburgo Fontanka ha pubblicato la foto dell’uomo che si ipotizza abbia compiuto l’attacco: si tratta di una persona di mezza età, con barba, che aveva in testa un cappello nero, ma non si hanno altri dettagli sulla sua identità né conferme ufficiali che l’attentatore sia realmente lui. Lo stesso uomo nella serata del 3 aprile è andato dalla polizia per dire di non essere coinvolto nell’attentato. 

Sconosciuta l’identità delle vittime. Tra queste si ipotizza che ci siano alcuni bambini, ma non è arrivata nessuna dichiarazione ufficiale in questo senso. Ignota anche la nazionalità delle persone coinvolte nell’attentato.

Nella giornata del 3 aprile il presidente russo Putin ha incontrato nei pressi di San Pietroburgo il presidente bielorusso Alexander Lukashenko. Non si sa se ci siano legami tra la visita di Putin in città e l’attacco. 

Al momento non si sa neanche se ci siano stati legami tra quanto avvenuto a San Pietroburgo e le proteste che vanno avanti nel paese contro la presidenza Putin e che hanno portato a scontri e decine di arresti il 26 marzo e il 2 aprile. 

Dopo la chiusura della metropolitana di San Pietroburgo non si sa ancora quando la rete tornerà a essere operativa. Nella serata sono state riaperte alcune fermate ed è stata completata l’operazione di messa in sicurezza delle stazioni, ma la riapertura completa potrebbe arrivare non prima di martedì 4 aprile. 

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