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Un chirurgo è rimasto ucciso nell’attacco contro un ospedale in Siria

A rivelarlo l'organizzazione umanitaria Medici Senza Frontiere, che denuncia il possibile utilizzo di sostanze chimiche durante l'attacco

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In un comunicato stampa di ultim’ora dell’organizzazione umanitaria internazionale Medici Senza Frontiere, è stato reso noto l’avvenimento di un attacco aereo contro un ospedale situato nella Siria settentrionale il 25 marzo 2017 intorno alle ore 18:00.

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Si tratta dell’ospedale di Latamneh, uno dei 150 supportati da MSF, nel governatorato di Hama, dove una bomba sganciata da un elicottero in volo è esplosa proprio all’ingresso dell’edificio, ferendo 13 persone che in seguito sono state trasferite in altri ospedali, e uccidendone 2, tra cui il dottor Darwish, medico chirurgo e ortopedico della struttura sanitaria.

Ma ciò che più ha allarmato l’organizzazione umanitaria è stato il presunto utilizzo di armi chimiche al momento dell’attacco. Il personale sanitario ha infatti riscontrato nei pazienti gravi problemi respiratori con irritazioni alle mucose, “sintomi coerenti con l’utilizzo di sostanze chimiche”.

 “La perdita del dottor Darwish lascia solo due chirurghi ortopedici per una popolazione di circa 120.000 persone” dichiara Massimiliano Rebaudengo, capo missione di MSF in Siria settentrionale.

In seguito all’attacco, l’ospedale ha deciso di rimanere chiuso per tre giorni, dopo i quali è stato riaperto il pronto soccorso.

L’ospedale di Latamneh è situato in una zona delicata dal punto di visto geografico del conflitto siriano, trovandosi a pochi chilometri di distanza dal fronte tra le forze governative e quelle d’opposizione, ma riesce a fornire assistenza medica a circa 8 mila persone. 

“Anche se è vietato dal diritto internazionale umanitario, bombardare gli ospedali resta una pratica comune in Siria e l’azione medica è gravemente compromessa da questi ripetuti attacchi” continua Rebaudengo di MSF.

Nonostante a gennaio siano cominciati gli accordi di pace con le forze internazionali, i combattimenti in Siria stanno aumentando su diversi fronti, a detta di Medici Senza Frontiere.

Nello stesso governatorato di Hama, infatti, 40 mila civili sono stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni a causa della guerra.

Gli stessi operatori di MSF affermano che nel 2016 sono stati ben 76 gli attacchi complessivi contro almeno 32 diverse strutture sanitarie gestite o supportate dall’organizzazione internazionale in Siria.

Anche il 22 febbraio scorso una struttura sanitaria supportata da MSF nel governatorato di Idlib è stata colpita da missili; sei persone sono morte, 33 sono rimaste ferite. 

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