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Perché sentiamo l’impulso di gettarci dalle grandi altezze

Il desiderio di lanciarsi un’altezza anche senza avere razionalmente voglia di morire è un fenomeno molto più diffuso di quanto si creda e con diverse spiegazioni

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In Francia viene chiamato appel du vide, letteralmente “il richiamo del vuoto”, e si tratta di una sensazione che moltissime persone hanno provato almeno una volta nella vita: quella di sentire dentro di sé l’impulso a gettarsi da un’altezza pur senza avere razionalmente nessun desiderio di morire.

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Secondo la rivista online Nautilus, gli studi scientifici hanno rilevato che si tratta di un fenomeno molto più diffuso di quanto si creda, che può riguardare situazioni relative all’altezza ma anche in generale la voglia irrazionale, solitamente frenata prima che diventi azione, di gettarci inspiegabilmente verso la morte.

Carlos Coelho, noto per le sue ricerche sull’acrofobia, ovvero la paura di altezze, e Jeanine Stefanucci, professoressa di neuroscienze alla University of Utah, hanno studiato il fenomeno e hanno cercato di dare delle risposte sulla ragione di questo istinto apparentemente letale e contrario a ogni ragionevolezza.

Stefanucci ha scoperto che gli umani tendono a valutare erroneamente le distanze verticali, considerandole più alte di quello che in realtà sono, anche quando invece non hanno particolari problemi a quantificare una distanza orizzontale.

Questo perché, a livello evolutivo, sentirsi intimoriti da un’altezza per evitare una caduta è una buona cosa, anche se l’altezza non è quella che pensiamo.

Quando ci si trova in luoghi in cui i nostri occhi hanno modo di vagare verso punti distanti, come appunto uno strapiombo sotto di noi, si crea un effetto di vertigine tra l’equilibrio e la vista.

Questa incapacità di mantenere il controllo sul nostro fisico in queste condizioni fa sì che la paura delle altezze sia una delle fobie più comuni nel mondo: colpisce circa una persona su venti, con l’anomalo effetto secondario di dare luogo all’impulso a cedere di fronte alla paura e a sentire la voglia di saltare.

Nel 2012 la professoressa Jennifer Hames, che insegna psicologia clinica alla University of Notre Dame, ha studiato 431 persone che non avevano mai preso in considerazione il suicidio: metà di loro aveva però ammesso di aver sentito l’impulso di gettarsi da un’altezza.

Secondo la professoressa, quest’impulso può essere generato da un’errata interpretazione di un segnale inviato al cervello dai “sistemi di sicurezza” del corpo, quelli che regolano la paura.

Il cervello lavora più lentamente rispetto a questo allarme, e fa sì che ci si chieda: “Perché mi sono tirato indietro? Non posso cadere. C’è una ringhiera lì, quindi evidentemente volevo saltare”.

Secondo questa teoria, chi ha più desiderio di saltare è anche chi in generale è più tendente all’ansia, e tende a preoccuparsi di più anche su altre questioni della vita, tra cui la paura di impazzire.

Non tutti però condividono questo punto di vista: come riporta il sito Nautilus, il neuroscienziato Adam Anderson crede che il fenomeno derivi dalla tendenza umana a giocare d’azzardo di fronte al rischio: “Le persone hanno meno problemi a rischiare quando la situazione è brutta. Tirano i dadi per evitare la situazione difficile”.

Per risolvere la paura dell’altezza, saremmo quindi portati a una soluzione irrazionale: saltare per tornare a terra, evitando quindi la paura iniziale, per poi però trovarci di fronte a un’altra paura: quella della morte.

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