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Le scarpe con il tacco per neonate commercializzate da un’azienda statunitense

Le PeeWeePumps sono state ideate per bambine da zero a sei mesi di vita. Il prodotto, lanciato sui social media, è stato giudicato di cattivo gusto da molte mamme

Immagine di copertina

Occhiali da diva navigata, un foulard avvolto a formare una fascia legata intorno al capo, con tanto di fiocco davanti, e scarpe con il tacco abbinate. A indossare un abbigliamento del genere non è una giovane modella impegnata a posare su qualche catalogo di moda, bensì una neonata. 

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Il prodotto realizzato da un’azienda di calzature americana, la PeeWeePumps, è stato messo in commercio al fine di soddisfare la voglia glamour di molte neomamme, almeno stando alle dichiarazioni della sua fondatrice, Michelle Holbrook. 

Una volta commercializzate e pubblicizzate sui siti e sui social media, le calzature sono state giudicate di cattivo gusto e molte mamme hanno definito “sbagliato e disgustoso” ritrarre i neonati in questo modo. 

Le scarpette con il tacco  denominate appunto PeeWeePumps, sono state realizzate in svariati colori: di raso, la calzatura somiglia nella forma alle decolleté per donne adulte. Il tacco che sporge è pieghevole, mentre la punta è arrotondata. Sono disponibili per bambine fino a sei mesi d’età. 

Ad accompagnare il lancio del prodotto ci ha pensato un marketing definitio aggressivo per le frasi impiegate nel descrivere abbigliamento per neonati, come “cool” e “diva in erba”. Anche le foto che hanno accompagnato il prodotto non sono state apprezzate nella maggior parte dei casi.

Negli ultimi messaggi condivisi su Facebook dalla società, viene ritratta una bambina che siede a cavalcioni su una moto in miniatura accompagnata dalla seguente didascalia: “Questa piccola diva in erba si mette in posa con le #peeweepumps”. 

L’azienda con sede a Greensburg, in Pennsylvania, non si è limitata a far indossare alle neonate protagoniste della campagna le scarpine con il tacco, ma anche collane di perline, abiti di paillettes e tutù. 

Le critiche

“La promozione di prodotti per bambini in questo modo è malata”,  ha scritto un altro commentatore sotto il post. 

Le opinioni su queste calzature dai colori svariati sono state innumerevoli. Non sono mancati i commenti positivi di alcune utenti che hanno definito le scarpe “adorabili”. 

L’azienda è stata segnalata all’inizio del mese di marzo da un gruppo di utenti del Regno Unito, che avevano rilanciato le immagini delle calzature e della vasta gamma di prodotti per l’infanzia con il messaggio di avvertenza “attenzione, le foto sono scioccanti”. 

Chiamata in causa, la fondatrice del marchio PeeweePumps, Michelle Holbrook, ha risposto alle critiche attraverso un comunicato pubblicato sul sito della sua società: “I nostri prodotti non sono fatti per camminare, ma per soddisfare l’attuale e sempre crescente richiesta popolare di alta moda anche per quanto concerne l’abbigliamento infantile”.

Queste scarpette con il tacco destinate alle neonate sono ergonomiche, costano circa 20 dollari e permettono alle bambine di avvicinarsi in modo precoce al mondo della moda, o perlomeno lo permettono alle loro mamme.

La questione nasce proprio su questo punto, ossia sul valore etico di una campagna promozionale che vuole vendere alle madri delle scarpe per bambina che sembrano, esteticamente, da donna. Nonostante l’azienda abbia già venduto più di un migliaio di paia, alcune mamma che hanno valutato il prodotto l’hanno giudicato inadeguato per una neonata. 

La fondatrice della società travolta dalle critiche si è scusata con chi ha frainteso lo scopo delle scarpe con il tacco in miniatura, ritenendolo un gesto d’amore per le neonate. Le bambine di una volta si appropriavano al mondo delle scarpe con il tacco giocando con quelle della madre, in età sicuramente superiore ai cinque mesi. 

Qui si ha a che fare con neonate dai 0 ai sei mesi di vita che sono diventate loro malgrado le consumatrici finali di un articolo più adatto alle donne adulte, rischiando così di cadere in un processo di sessualizzazione precoce, di cui i principali responsabili sono proprio i loro genitori. 

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