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La giornalista messicana che difendeva gli indigeni assassinata con otto colpi di pistola

Miroslava Breach negli ultimi mesi aveva ricevuto minacce. La reporter è morta crivellata di colpi davanti al figlio, rimasto illeso. Un video mostra il sospettato

Immagine di copertina

Considerata una voce troppo scomoda, Miroslava è morta lungo la strada che collegava la sua abitazione alla scuola frequentata da uno dei suoi figli.

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La sentenza di morte per la giornalista messicana che viveva e lavorava nella città di Chihuahua era giunta a ottobre 2016. Le minacce non tanto velate indirizzate alla cronista del quotidiano nazionale messicano, La Jornada, arrivavano ormai quasi quotidianamente. Condannata a morire per le sue inchieste volte a smascherare il malaffare, la corruzione e il legame fra organizzazioni criminali e sistema politico, apparse sui giornali con i quali collaborava. 

L’assassinio di Miroslava

La mattina del 23 marzo, Miroslava era uscita per andare a prendere suo figlio a scuola. I due erano appena saliti a bordo del Suv rosso quando a un incrocio sono stati raggiunti da un veicolo che si è accostato all’auto di Miroslava. Un uomo con indosso un berretto blu, una giacca verde scuro e una borsa, si è avvicinato e ha esploso otto colpi di arma da fuoco a bruciapelo. La donna non ha avuto scampo, è morta sul colpo, mentre il figlio è rimasto illeso. 

La morte della 53enne giornalista messicana si aggiunge alla lunga lista di reporter uccisi in Messico perché ritenuti scomodi: nel solo mese di marzo, nel paese sono stati uccisi tre giornalisti. 

L’esecuzione di Miroslava Breach ha provocato un’ondata di sdegno nel paese, che si è tradotto in diverse manifestazioni di protesta organizzate nella città di Chihuahua nei giorni successivi alla sua morte.

Sabato 25 marzo, almeno un centinaio fra giornalisti e sostenitori della libertà di parola hanno protestato contro l’uccisione della giornalista messicana. Tra i manifestanti anche Judith Calderon, esponente del sindacato dei giornalisti messicani, che ha chiesto a gran voce un’inchiesta per fare luce sull’omicidio della collega. 

La donna aveva alle spalle una carriera giornalistica lunga tre decenni. Nell’ultimo periodo lavorava come corrispondente per il quotidiano messicano a tiratura nazionale La Jornada e collaborava con il giornale El Norte, diffuso nello stato di Chihuahua, dove in precedenza aveva ricoperto il ruolo di direttore editoriale. 

Finora i motivi che si celano dietro l’omicidio sono ancora sconosciuti, anche se il governatore Javier Corral ha detto che le indagini condotte si concentrano essenzialmente sul suo lavoro giornalistico. Non ha poi escluso il coinvolgimento di esponenti politici o gruppi della criminalità organizzata locale. 

Davanti all’abitazione della giornalista, i presunti aggressori hanno lasciato dei messaggi di minacce, anche se il governatore Corral non ha reso pubblico il loro contenuti, al fine di non pregiudicarne le indagini in corso. Tuttavia, seppur in modo informale, il quotidiano La Jornada ha riportato che questi messaggi conterrebbero degli avvertimenti rivolti a Corral stesso. 

Miroslava era considerata una delle reporter più incisive di Chihuahua. Molte delle sue pubblicazioni si focalizzavano essenzialmente sulla corruzione politica, la violazione dei diritti umani, gli attacchi contro le comunità indigene e le violenze perpetrate dai cartelli della droga. Per questo motivo, nell’ultimo periodo si erano intensificate le minacce rivolte alla giornalista. 

Le inchieste della giornalista messicana

Una delle inchieste più care a Miroslava era quella che riguardava la deforestazione e i danni subiti dalle comunità indigene delle aree montuose di Chihuahua, nonché le frequenti uccisioni di dirigenti e loro sostenitori. Durante l’aspra guerra per combattere il narcotraffico messa in atto dall’ex presidente messicano Felipe Calderon (2006-2012), la giornalista aveva documentato la crescente violenza nella regione. 

Le zone montuose che caratterizzano lo stato di Chihuahua sono diventate da tempo il campo di battaglia fra i cartelli del narcotraffico di Sinaloa e Juarez. Una disputa nata al fine di controllare uno degli snodi più importanti per il traffico di droga nel Messico settentrionale.

Nel giugno del 2016, quando furono indette le elezioni locali nello stato messicano di Chihuahua, Miroslava aveva documentato la violazione da parte dei cartelli della droga ai danni delle comunità indigene e aveva denunciato l’imposizione di numerosi candidati alle presidenze municipali, considerati vicini ai narcotrafficanti. 

Ad agosto 2016 la giornalista aveva pubblicato una serie di rapporti sullo spostamento forzato delle comunità indigene imposto dai cartelli della droga. Miroslava puntava il dito contro un gruppo conosciuto come i Los Salazares, legato al disboscamento illegale e indicato come il principale autore degli innumerevoli episodi di violenze. Il risultato di tutto ciò sono state le minacce di morte rivolte contro di lei e la sua famiglia. 

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Minacce che si sono concretizzate il 23 marzo, con la sua uccisione. Per l’omicidio di Miroslava, il governatore Corral ha decretato tre giorni di lutto nello stato di Chihuahua. Le autorità messicane sospettano che ad agire non fosse un solo uomo.

“Dietro questo omicidio ci sarebbe una pianificazione ben fatta, pertanto non crediamo che l’assassino abbia agito da solo”, ha dichiarato un rappresentante della polizia locale, nel corso di un incontro con i giornalisti.

Da dicembre 2012, sotto la presidenza di Enrique Peña Nieto, nel paese sono stati uccisi 106 giornalisti, secondo quanto riportato dall’organizzazione Articulo 19, impegnata nel denunciare le uccisioni dei reporter messicani. Inoltre, il 99,75 per cento dei casi sono archiviati o rimangono impuniti.

(Qui sotto il video del presunto assassino di Miroslava Breach)

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