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Cosa ha detto davvero il ministro del lavoro Poletti che ha fatto infuriare i giovani

Il tema era l’alternanza scuola-lavoro. Poletti ha esordito con un esempio sull’importanza dei rapporti interpersonali nella ricerca del lavoro

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Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, è al centro di una polemica mediatica che lo vede coinvolto per alcune dichiarazioni rilasciate durante un incontro con gli studenti di una scuola di Bologna il 27 marzo.

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Il tema dell’incontro era l’alternanza scuola-lavoro. Il ministro, rispondendo alle domande degli studenti, ha esordito con un esempio sull’importanza dei rapporti interpersonali nella ricerca del lavoro.

“Il rapporto di lavoro è prima di tutto un rapporto di fiducia”, ha detto Poletti. “È per questo che lo si trova di più giocando a calcetto che mandando in giro dei curriculum. I rapporti che si instaurano nel percorso di alternanza fanno crescere il tasso di fiducia e quindi le opportunità lavorative”.

Il dialogo con gli studenti è durato più di un’ora e mezzo e Poletti, commentando le esperienze lavorative compiute durante il periodo scolastico, si è soffermato anche sulle difficoltà affrontate dagli studenti durante le loro esperienze lavorative in orario scolastico.

A chi ha vissuto in maniera non felicissima gli stage, perché finito a fare operazioni manuali ripetitive, il ministro ha fatto notare che “se vai in un bar ti fanno fare un caffè”. Ma soprattutto, le esperienze compiute fuori dalle mura della scuola non sempre danno risultati palesi e immediati. “Intanto vedi un mondo”, ha dichiarato il ministro.

Diversi esponenti del mondo politico si sono scagliati contro Poletti, incriminando le parole di un ministro del Lavoro non nuovo a dichiarazioni poco apprezzate sui giovani e sul mondo del lavoro.

“Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”, aveva dichiarato Poletti a dicembre 2016, provocando i giovani precari, emigrati all’estero alla ricerca di un lavoro. “Bisogna correggere un’opinione secondo cui quelli che se ne vanno sono sempre i migliori. Se ne vanno 100mila, ce ne sono 60 milioni qui: sarebbe a dire che i 100mila bravi e intelligenti se ne sono andati e quelli che sono rimasti qui sono tutti dei pistola”.

“Poletti dice che per trovare lavoro conviene più il calcetto del cv. Anche Buzzi giocava?”, ha immediatamente ribattuto Alessandro Di Battista del Movimento Cinque Stelle.

“A calcetto dovrebbe andarci a giocare lui, invece di fare il ministro, almeno non prenderebbe in giro i disoccupati e i giovani!”, ha twittato Paolo Ferrero, segretario del Partito di rifondazione comunista.

“Caro Poletti, il lavoro non si conquista con il calcetto, anche perché tu da ministro non hai dimostrato di essere Maradona”, ha twittato Arturo Scotto, ex di Sinistra italiana.

Dopo l’ondata di critiche, Poletti ha voluto chiarire la propria posizione ed esplicitare meglio le parole rilasciate durante l’incontro con i ragazzi.

“Vedo che si stanno strumentalizzando alcune frasi che ho pronunciato in occasione di un incontro con gli studenti di una scuola di Bologna per parlare di alternanza scuola-lavoro e che gli studenti hanno compreso e condiviso nel loro significato”, ha dichirato il ministro. “Per questo voglio chiarire che non ho mai sminuito il valore del curriculum e della sua utilità. Ho sottolineato l’importanza di un rapporto di fiducia che può nascere e svilupparsi anche al di fuori del contesto scolastico. E quindi dell’utilità delle esperienze che si fanno anche fuori dalla scuola”.

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