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Noi, genitori antivaccinisti, siamo trattati da delinquenti

Per poter frequentare gli asili nido in Emilia Romagna i bambini devono essere vaccinati. Ma molti genitori lamentano il fatto che i loro figli vengono così ghettizzati

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Per poter frequentare gli asili nido i bambini dovranno essere vaccinati. La regione Emilia Romagna ha varato il 22 novembre 2016 una legge che vincola l’ingresso all’asilo nido alle quattro vaccinazioni obbligatorie. Anche il Lazio ha intrapreso la stessa strada, e a livello nazionale l’idea non sembra così lontana.

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Abbiamo intervistato tre genitori antivaccinisti, chiedendo loro quali fossero le loro motivazioni nella scelta di non sottoporre i propri figli alle vaccinazioni, e due medici: Antonietta Spadea, dirigente medico alla Asl Roma 1, e Alberto Villani, presidente della Società italiana di pediatria.

Perché molti genitori si sentono discriminati da questi provvedimenti?

“La mia figlia più grande ha fatto il percorso dell’asilo tranquillamente senza che nessuno abbia mai detto niente. Adesso è saltata fuori questa nuova legge dell’Emilia Romagna. Noi avevamo già iscritto il piccolo che ha quattro mesi al nido e pochi giorni fa ci hanno telefonato dicendoci che non lo possono prendere se non è vaccinato.

Ho provato tanta rabbia perché io sono cittadino italiano da sempre, i miei antenati hanno versato sangue in tutte le guerre, paghiamo le esose tasse che i nostri politici ci chiedono. Dobbiamo essere buoni con tutti quelli che vengono dall’Africa, e con i gay che vogliono i bambini, e ci dicono che bisogna essere buoni e comprensivi anche con i ladri che ti vengono a rubare in casa.

Però i genitori che si rifiutano di fare un vaccino a dei bambini appena nati sono dei delinquenti, da escludere. Praticamente delle leggi razziali, così si crea un ghetto.

Ci fanno del terrorismo, gli altri genitori non ti possono neanche vedere, i nostri figli non possono giocare con gli altri. Mi dispiace, ma lo stato non può prevalere sul mio ancestrale dovere di genitore di difendere mio figlio da qualsiasi danno” – Andrea, papà antivaccinista.

“Quello che le regioni dovrebbero fare è semplicemente applicare quello che è previsto nei Lea, i livelli essenziali di assistenza. Che la regione, per motivi politici e di visibilità sui media, faccia una norma del genere non ha senso. È inutile se non addirittura dannoso.

La regione piuttosto dovrebbe fare rispettare i livelli essenziali di assistenza con delle campagne vaccinali, con incontri, con una alfabetizzazione culturale, mettendo i consultori e gli ambulatori pediatrici nelle condizioni di poter vaccinare tutta la popolazione. Questo dovrebbe fare una regione. Tutte le vaccinazioni comprese nei Lea devono essere fatte, non ‘possono’ essere fatte, per la tutela dell’individuo e della comunità” – Alberto Villani, presidente della Società italiana di pediatria.

Obbligare i cittadini a vaccinare i propri figli significa limitarne la libertà?

“Mi piace pensare a una nuova prospettiva per affrontare il problema della libertà di vaccinare un figlio. Serve un sentimento di cittadinanza, un senso di protezione nei confronti dei più deboli. Se un bambino che è immunodepresso non può essere vaccinato, deve poter godere della protezione della comunità dove è inserito.

Chi sceglie di non vaccinare suo figlio non decide solo per se stesso, ma anche per gli altri, visto che espone l’intera comunità all’eventualità che una malattia, oggi inesistente, possa ritornare” – Antonietta Spadea, dirigente medico alla Asl Roma 1.

“Vuoi la libertà di non vaccinarti? Benissimo, se tuo figlio però si ammala e deve essere ricoverato in ospedale, allora che succede? Paghi tutto tu? Non fai più ricorso alla società come protezione. Hai così poco senso della comunità da non voler vaccinare tutto figlio, se però tuo figlio si ammala, chi lo cura? Questo andrebbe chiarito.

Far sì che ci sia corretta informazione, innanzitutto. Dopodiché se tu vuoi deliberatamente scegliere, c’è da chiedersi che doveri ha la società nei confronti di chi non è capace di intendere e di volere.

È una limitazione della libertà avere il casco quando si guida la moto? Si è una limitazione, ma da quando c’è il casco c’è stata la crisi della donazione d’organi perché non ci sono più tante persone che muoiono in incidenti stradali sulle due ruote.

È una limitazione il fatto di guidare a destra o di fermarsi con il rosso? Certo che lo è. Io mi sento discriminato, perché a me il rosso proprio dà fastidio e appena lo vedo devo andare avanti. È un modo irragionevole di porre le questioni. Il primo bene è la salute” – Alberto Villani, presidente della Società italiana di pediatria.

I genitori che non vaccinano sono degli irresponsabili?

“Abbiamo creato un gruppo Facebook (Genitori del No – Emilia Romagna). Abbiamo cercato di esporci sui media locali che spesso ci hanno presentato come dei pazzoidi, abbiamo cercato il supporto della politica con un’attività di mailbombing spiegando quanto brutto fosse il divieto del nido. Abbiamo formato un’associazione e abbiamo provato a entrare alla seconda seduta con raccolte di firme, striscioni, ma la legge sugli asili nido è passata lo stesso.

 I genitori pro-vax ce ne dicono di tutti i colori. Alcuni di noi fanno finta di niente e allora i loro figli vengono invitati alle feste di compleanno, possono giocare al parco con gli altri. Ma se tu lo dici, allora vieni tagliato fuori. Ci dipingono come untori” – Alessandra, mamma antivaccinista.

“Siamo stati insultati pesantemente, ma siamo rimasti sulla nostra decisione. Siamo dovuti andare dall’assistente sociale perché eravamo genitori che trascuravamo i nostri figli. Siamo stati trattati da delinquenti solo perché a due mesi ci sembrava troppo presto fare dei vaccini che in altri paesi d’Europa non sono neanche obbligatori” – Andrea, padre antivaccinista.

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