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Non caschiamoci, solo la società aperta e la normalità potranno sconfiggere il terrore

Il commento di Giorgio Ferrari dopo l'attacco fuori dal parlamento a Londra

Immagine di copertina

L’uomo che ha seminato la morte nel cuore della City – inizialmente scambiato per l’imam ultra-radicale Trevor Brooks che da molti anni ha assunto il nome islamico Abu Izzadeen, attualmente in carcere – rappresenta una parabola esemplare per descrivere i limiti della società aperta e insieme la necessità che nel Regno Unito, come in ogni altra democrazia nel mondo sopravviva ad ogni costo quella che il filosofo Karl Popper descrisse nel celebre saggio pubblicato nel 1945 dal titolo La società aperta e i suoi nemici.

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Perché non sono tanto i terroristi come l’autore della brutale aggressione costata cinque morti e 40 feriti i veri nemici della società aperta, quanto le idee totalitarie (Popper ne riconosceva i capostipiti in Platone, Marx, Engels) che li hanno generati.

Idee di una società chiusa, quella a cui si vorrebbe tornare quando l’emozione e lo sdegno prevalgono. Ovvero esattamente ciò che i sanguinari architetti del terrore di matrice islamica cercano di provocare, cercando di demolire le fondamenta stesse delle democrazie nate sulle ceneri degli assolutismi.

La strage compiuta da questo ennesimo terrorista della porta accanto ha sempre più l’aspetto di una sperimentata routine e non è un caso che l’attacco condotto martedì 22 marzo al parlamento britannico coincida con il primo anniversario dei sanguinosi attentati jihadisti all’aeroporto e alla metropolitana di Bruxelles del 22 marzo 2016.

Forse si finirà prima o poi per scoprire che anche l’uomo che ha colpito al cuore Londra era noto alla polizia, forse era invece un perfetto soggetto anonimo silenziosamente radicalizzatosi fino al gesto finale, consapevolmente suicida, le cui modalità s’inscrivono in un canovaccio purtroppo ormai stranoto, quello prescritto dai manuali dell’Isis per i lupi solitari: è accaduto a Nizza il 14 luglio 2016 e poi a Berlino a dicembre. Il 22 marzo a Londra, ma accadrà ancora e anche questo lo sappiamo.

Ma sappiamo anche che non è chiudendo i cancelli né perseguitando questa o quella confessione religiosa che impediremo ai lupi solitari di accoltellare gli innocenti. Sarà l’Isis stessa, con la sua vuota barbarie, ad autoannullarsi.

Sconfitta sul terreno in Siria e in Iraq, oggi mena i suoi tragici colpi di coda ormai priva di qualunque finalità che non sia il nichilismo di cui è stata fin da subito ineguagliabile interprete.

“Domani il parlamento si riunirà come sempre, svolgeremo le nostre attività, trascorreremo la nostra giornata come sempre, e tanti visiteranno la nostra città, continueranno a camminare per le strade e la nostra vita proseguirà nella normalità. Non cederemo mai al terrore. Non permetteremo mai alle voci della violenza di sconfiggerci”, dice la premier May.

Messaggio chiarissimo. L’unico possibile.

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