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Queste poesie vi faranno bene all’anima

Il 21 marzo si celebra la Giornata mondiale della poesia. TPI ha raccolto alcuni versi che raccontano un attimo di infinito, di vera felicità e di grande denuncia

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Il 21 marzo si celebra la Giornata Mondiale della Poesia, istituita dalla Conferenza Generale Unesco nel 1999. La data riconosce un ruolo fondamentale a questa forma d’arte potentissima che non deve essere dimenticata.

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Cosa può fare la parola scritta, il segno nero sulla carta, i versi semplici e forti che i poeti hanno sognato e reso eterni?

C’è un legame ancestrale con la poesia, che si evolve, cambia, cresce. Esistono i versi che riescono a esprimere le nostre emozioni, che riescono a dare corpo ai nostri pensieri, anche quelli più reconditi e silenziosi. Esistono i versi che raccontano un passato, versi che hanno fermato il tempo e hanno dato un senso a ciò che sembrava incomprensibile.

Li leggeremo ancora scritti sui muri, nella fermata di una metro, su un foglietto stropicciato, li leggeremo nuovi tra le righe di una canzone e resteranno lì a ricordarci quanto siamo fortunati, quanto il mondo, questo mondo, abbia ancora bisogno di poesia, ogni giorno.

TPI ha raccolto alcune poesie che possono raccontare un attimo di infinito, un momento di vera felicità o di grande denuncia. Versi semplici, di verità e potenza. Come i poeti che ce li hanno lasciati.

La terra e la morte – Cesare Pavese

Tu non sai le colline
dove si è sparso il sangue.
Tutti quanti fuggimmo
tutti quanti gettammo
l’arma e il nome. Una donna
ci guardava fuggire.
Uno solo di noi
si fermò a pugno chiuso,
vide il cielo vuoto,
chinò il capo e morì
sotto il muro, tacendo.
Ora è un cencio di sangue
e il suo nome. Una donna
ci aspetta alle colline.

Pier Paolo Pasolini

Siamo stanchi di diventare giovani seri o contenti per forza. O criminali o nevrotici.
Vogliamo ridere, essere innocenti, aspettare qualcosa dalla vita, chiedere, ignorare.
Non vogliamo essere subito già così sicuri, non vogliamo essere subito già così senza sogni.

Dichiarazione – Tiburi Kibirov

Ti voglio dire,
che ti voglio
dire, che ti
voglio dire, che
voglio dirti, che
ti voglio dire,
che ti voglio.

Ti ho vista – Guido Catalano

… il tuo corpo è un’ isola segreta
lontana
facciamo che sono un naufrago
mi sveglio sulla spiaggia
è mattina
non ho nessunissimo bisogno
di essere
salvato.

Vedessi com’è grande il pensiero del mare – Alda Merini

Vedessi com’è grande il pensiero del mare
dove il mio dolce amore oggi è andato a pescare.
Vedessi come è grande la vela del pensiero
eppure sono sola come un vecchio mistero.
Vedessi che coralli ci sono in fondo al mare
e lui non mi ha pescato perchè doveva andare.
Vedessi come piango un pianto universale
un amore così bello non doveva far male.
Se saprai starmi vicino – Pablo Neruda
Se saprai starmi vicino
e potremo essere diversi,
se il sole illuminerà entrambi
senza che le nostre ombre si sovrappongano,
se riusciremo ad essere “noi” in mezzo al mondo
e insieme al mondo, piangere, ridere, vivere.
Se ogni giorno sarà scoprire quello che siamo
e non il ricordo di come eravamo,
se sapremo darci l’un l’altro
senza sapere chi sarà il primo e chi l’ultimo
se il tuo corpo canterà con il mio perché insieme è gioia…
Allora sarà amore
e non sarà stato vano aspettarsi tanto.

Quando Sarò Capace d’Amare – Giorgio Gaber

…Quando sarò capace di amare
vorrò una donna che non cambi mai
ma dalle grandi alle piccole cose
tutto avrà un senso perché esiste lei.
Potrò guardare dentro al suo cuore
e avvicinarmi al suo mistero
non come quando io ragiono
ma come quando respiro.
Quando sarò capace di amare
farò l’amore come mi viene
senza la smania di dimostrare
senza chiedere mai se siamo stati bene.
E nel silenzio delle notti
con gli occhi stanchi e l’animo gioioso
percepire che anche il sonno è vita
e non riposo.
Quando sarò capace di amare
mi piacerebbe un amore
che non avesse
alcun appuntamento col dovere
Un amore senza sensi di colpa
senza alcun rimorso
egoista e naturale
come un fiume che fa il suo corso
Senza cattive o buone azioni
senza altre strane deviazioni
che se anche il fiume le potesse avere
andrebbe sempre al mare.
Così vorrei amare.

Poeti di vita (ai caduti di mafia) – Paolo Tulelli

Campagna regione lazio

Quanti fiori son nati dal sangue
e dalle lacrime amare del sud.
Figli di un mondo senza cielo
dalla mafia infame ammazzati:
Giovanni Falcone.
Paolo Borsellino.
Antonino Scopelliti.
Peppino Impastato.
Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Rosario Livatino.
Pio La Torre.
Rocco Chimici.
Boris Giuliano.
Cesare Terranova.
Libero Grassi.
Pino Puglisi.
Ed altri… altri ancora.
Poeti di vita,
caduti come fiori
sul selciato della primavera,
che con le loro idee
la morte han vinto.
E se vincono i poeti
non perde il mondo.

Tre fiammiferi accessi – Jacques Prévert

Tre fiammiferi accesi
uno per uno nella notte
Il primo per vederti tutto il viso
Il secondo per vederti gli occhi
L’ultimo per vedere la tua bocca
E tutto il buio
per ricordarmi queste cose
Mentre ti stringo fra le braccia.

Terra che ti fai buia, paziente sopporti le mura – Rainer Maria Rilke

Terra che ti fai buia, paziente sopporti le mura.
Forse permetti alle città di vivere ancora un’ora,
ne concedi due alle chiese e ai chiostri solitari,
ne lasci cinque al travaglio dei credenti
e per sette contempli il contadino al lavoro
prima di tornare foresta, acqua, rigoglio selvatico
nell’istante dell’inafferrabile paura
quando chiederai a ogni cosa
la tua immagine incompiuta.
Dammi un po’ di tempo: voglio amare le cose in modo
nuovo
e farle degne di te e grandi.
Voglio solo sette giorni, sette
su cui nessuno abbia mai scritto,
bq. sette giorni di solitudine.
Chi riceverà il libro che li raccoglie
rimarrà chino sulle sue pagine.
Oppure sarà nelle tue mani
e lo scriverai tu stesso.

 

Il giorno della civetta – Leonardo Sciascia

Il popolo cornuto era e cornuto resta: la differenza è che il fascismo appendeva una bandiera sola alle corna del popolo e la democrazia lascia che ognuno se l’appenda da sé, del colore che gli piace, alle proprie corna… Siamo al discorso di prima: non ci sono soltanto certi uomini a nascere cornuti, ci sono anche popoli interi; cornuti dall’antichità, una generazione appresso all’altra…”

– Io non mi sento cornuto – disse il giovane

-e nemmeno io. Ma noi, caro mio, camminiamo sulle corna degli altri: come se ballassimo…

Devo molto a quelli che non amo – Wislawa Szymborska 

Devo molto
a quelli che non amo.
Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.
 La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli. 
Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l’amore non può darlo,
né riesce a toglierlo.
Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come una meridiana,
capisco
ciò che l’amore non capisce,
perdono
ciò che l’amore non perdonerebbe mai.
 Da un incontro a una lettera
passa non un’eternità,
ma solo qualche giorno o settimana. 
I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.
 E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che trovi su ogni atlante.
 È merito loro
se vivo in tre dimensioni, in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perché mobile.
Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.
«Non devo loro nulla» –
direbbe l’amore
su questa questione aperta.

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