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Il messaggio dei vegani nella metro a Roma

I manifesti dell'iniziativa di NoMattatoio saranno esposti fino al 22 marzo sulle banchine e nei corridoi della metropolitana nella capitale

Immagine di copertina

Chi viaggia abitualmente in metropolitana a Roma avrà notato che da qualche giorno lungo le banchine e nei corridoi della metro sono comparsi alcuni manifesti che invitano a una scelta vegana. E lo fanno con i volti e gli occhi degli animali che solitamente siamo abituati a vedere solo nei nostri piatti.

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Accanto alle loro immagini campeggiano tre diverse scritte che hanno un punto in comune: guardano al futuro. “Immagina se io potessi rimanere in vita”, dice una mucca. “Ti piacerebbe darmi un futuro?”, si legge accanto a un agnello. “Ti sei mai chiesto cosa farò io da grande?”, è scritto invece accanto a un maialino.

Negli ultimi anni campagne simili sono state lanciate nella metropolitana di Londra o in Francia. Questa volta l’iniziativa è degli attivisti di NoMattatoio, un gruppo attivo nella capitale da dicembre 2015, e poi sviluppatosi anche a Torino, in Toscana e nelle Marche. Ogni mese, gli attivisti organizzano presidi pacifici a pochi metri dal mattatoio di via Togliatti, nella capitale, per protestare contro lo sfruttamento, il maltrattamento e l’uccisione degli animali.

“Abbiamo deciso di lanciare questa iniziativa per raggiungere il maggior numero di persone possibile”, spiega a TPI Rita Ciatti, che insieme a Eloise Cotronei ha organizzato la campagna. “Per questo motivo abbiamo deciso di adottare un linguaggio semplice e comprensibile a tutti”.

La campagna resterà visibile con 185 manifesti fino al 22 marzo 2017 nella linea A e B della metro.

La scelta di fotografare gli animali ha lo scopo di far empatizzare chi guarda. “Spesso il tema del veganismo viene affrontato parlando delle scelte alimentari, noi abbiamo voluto riportare gli animali al centro. Mostrandoli come individui che vogliono vivere ed essere liberi, e non come prodotti”. 

Per la campagna sono state escluse invece immagini forti riprese negli allevamenti intensivi. “Le attività di investigazione negli allevamenti sono importantissime”, spiega Rita. “Ma le immagini di violenza vanno contestualizzate per essere comprese. E non era possibile farlo con un semplice manifesto che la gente guarda rapidamente”.

La reazione delle persone alla campagna si è fatta sentire. “Alcuni ci hanno scritto per dire che sono rimasti colpiti, altri polemizzano con la scelta vegana”, dice Rita. “Ma per noi sono tutte cose positive perché vuol dire che il tema scuote le coscienze. L’indifferenza sarebbe peggio”.

Il gruppo NoMattatoio fa parte della rete internazionale The Save Movement, che si batte per la giustizia animale nel mondo. Ai presidi che organizza mensilmente presenziano ogni volta una cinquantina di attivisti, ma a volte si sono contate fino a duecento persone.

“Chi ci vede per strada in genere fa segni d’assenso, apprezzano che siamo lì”, racconta Rita. “A volte dicono delle banalità, tipo ‘quanto è buona la bistecca’. Ma si tratta di cose che accadono raramente”.

Le foto e la grafica dei manifesti sono a cura di Andrea Festa. Gli animali ritratti nelle foto sono quelli che vivono nel Rifugio Hope di Castel Sant’Elia, in provincia di Viterbo. Dalla loro pagina Facebook si apprende che la mucca si chiama Muny, il maialino Sgrunt e l’agnellino Aria.

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