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Una petizione per salvare la Turtle House di Tiziano Terzani a Bangkok

La celebre dimora nella capitale della Thailandia dove visse il giornalista e scrittore italiano sta per essere demolita

Immagine di copertina

“Turtle House era splendida la notte. I grattacieli che ci crescevano attorno ci toglievano ogni giorno più sole, ma quando calava la sera e Kamsing, il giardiniere, accendeva le lampade nascoste tra gli alberi, le fiaccole attorno allo stagno e le lucine a olio ai piedi delle statue di Ganesh e di Buddha nel giardino, la casa tornava ad avere quella calda, quieta magia tropicale che ci aveva fatto venire in Thailandia”.

Tiziano Terzani da “Un indovino mi disse”, 1994

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Tiziano Terzani si trasferì con la famiglia nella Turtle House, la Casa della tartaruga, al suo arrivo in Thailandia. Nel libro “La fine è il mio inizio”, scritto con il figlio Fosco, la definisce “la casa più bella in cui abbia mai vissuto”.

Ma ora la dimora di Bangkok dove il giornalista e scrittore fiorentino visse negli anni Novanta, ora rischia di essere abbattuta. Al suo posto sorgerà un nuovo condominio, l’ennesimo segno dello sviluppo sregolato della capitale thailandese. 

Una petizione online lanciata da una giovane italiana che vuole provare a salvare la casa ha raggiunto in breve tempo oltre 15.200 sostenitori.

La storia della Casa della tartaruga

La Turtle House è una casa di legno a due piani con intorno circa mille metri quadri di giardino tropicale. Nel suo celebre libro “Un indovino mi disse”, Terzani la definì “un’oasi di vecchio Siam in mezzo all’orrore del cemento”.

Come racconta in “La fine è il mio inizio”, appena arrivato nella casa, il giornalista sognò di trasportare una valigia con dentro un cadavere. Era il suo cadavere, che nel sogno seppelliva sotto un albero nel giardino della casa. Secondo la moglie, quel gesto simboleggiava una rinascita dopo il periodo infelice che il giornalista, corrispondente del settimanale tedesco Der Spiegel, aveva trascorso in Giappone. La Turtle House in qualche modo divenne il simbolo di quella rinascita.

Terzani e la moglie cambiarono le travi infestate dalle termiti, ristrutturarono alcune parti della casa e costruirono una camera per gli ospiti tra i rami di un albero di mango. 

Prima di essere data in affitto alla famiglia del giornalista, la casa era appartenuta a William Warren, biografo di Jim Thompson, l’uomo che aveva scoperto il valore della seta thailandese e ne aveva fatto un business tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Thompson era anche membro dei servizi segreti statunitensi.

La casa sorgeva su uno stagno perché in passato quella zona di Bangkok era attraversata da una rete di canali che comunicavano con il fiume Chao Phya. Ma poi i canali erano stati coperti di cemento e la Turtle House era rimasta come un’oasi nel deserto. L’acqua continuava ad arrivare e lo stagno ospitava pesci e una tartaruga centenaria.

Tra il 2009 e il 2015 l’edificio ha ospitato prima un wine bar di australiani e poi un ristorante thailandese. Di Terzani è rimasto solo un cartello all’entrata, con il nome che lui ha attribuito al luogo: “Turtle House”.

La petizione online

Il contratto di vendita del terreno a un costruttore locale per circa 4,45 milioni di euro non è ancora stato firmato. Una petizione online lanciata dalla viaggiatrice e blogger italiana Teresa Pisanò vuole provare a salvare la casa e ha raggiunto in breve tempo oltre 15.200 sostenitori.

Il giardiniere della casa e custode Kamsing, che visse con la famiglia Terzani e che vive ancora lì da 35 anni rischia di perdere casa e lavoro.

“Qualche settimana fa a Bangkok, in una delle terrazze che si affacciano sullo splendido giardino, Kamsing mi raccontava di Terzani e con gli occhi lucidi mi chiedeva di aiutarlo e di fare qualcosa per impedire l’abbattimento della casa”, scrive Teresa Pisanò nel testo dell’appello.

Poco dopo la sua visita, il laghetto intorno alla casa è stato prosciugato e tutti i pesci e la tartaruga ultracentenaria di circa 200 chili sono stati portati via.

L’appello si rivolge alle autorità italiane, affinché rilevino il complesso per salvaguardarlo come centro culturale. Secondo quanto riportato dall’agenzia Ansa, l’ambasciata italiana a Bangkok, insieme a quella tedesca, si erano già interessate due anni fa, contattando la famiglia proprietaria da oltre mezzo secolo. Di fronte a un prezzo proibitivo, persino superiore a quello concordato con l’attuale acquirente, hanno fatto marcia indietro.

In Thailandia non esiste un vincolo per le belle arti e quindi mancano gli strumenti legali per opporsi all’interesse economico derivante dalla vendita della casa.

La casa si trova in una via laterale e relativamente silenziosa di Sukhumvit, l’arteria principale del centro di Bangkok, dove è in corso un boom immobiliare. La Turtle House è circondata da cinque palazzi e secondo il giardiniere Kamsing nessuno di essi era già in piedi tra il 1990 e il 1995, gli anni in cui Terzani aveva affittato la proprietà.

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