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Cosa c’è da sapere sulla pratica del lobbying in Italia

È entrato in vigore oggi, 10 marzo 2017, il regolamento della Camera dei deputati che disciplina l'attività di lobbying dei gruppi di pressione nel parlamento italiano

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È entrato in vigore il 10 marzo 2017 il regolamento della Camera dei deputati che disciplina l’attività di lobbying dei vari gruppi di pressione che operano a Montecitorio. Il regolamento era stato approvato il 26 aprile 2016, con il titolo “Regolamentazione dell’attività di rappresentanza di interessi nelle sedi della Camera dei deputati”.

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Tra le novità principali c’è quella della creazione di un registro dei lobbisti, che ha l’obiettivo di rendere più trasparente un’attività che finora non lo è stata, o almeno non sempre.

In cosa consiste l’attività di lobbying? 

ll lobbying è quello strumento di rappresentanza e pressione politica con il quale gruppi, le organizzazioni e i singoli individui, legati tra loro da interessi comuni, fanno pressione sulle istituzioni politiche al fine di influenzare le decisioni pubbliche a proprio vantaggio. Sono anche conosciuti come gruppi di pressione.

In Italia il lobbying è un fenomeno estremamente diffuso, ma difficile da conoscere dal momento che non sono noti i portatori di interessi, o gruppi di pressione, né le loro attività.

Negli ultimi anni si è intrapreso un processo di trasparenza che cerca di fare luce sul fenomeno e che ha avuto il suo culmine sulla creazione del registro dei lobbisti della Camera dei deputati.

Il termine lobbyista, nell’immaginario collettivo, ha un’accezione negativa, spesso accostato a parole come “faccendieri” e “corruzione”.

In Europa l’Italia non era l’unico paese a non essere dotato di un regolamento e di un registro. Da uno studio del parlamento europeo risulta che nell’Ue solo 6 paesi su 28 hanno un registro obbligatorio e sono Austria, Irlanda, Lituania, Polonia, Regno Unito e Slovenia.

Cosa prevede il nuovo regolamento? 

Da oggi i lobbisti di Montecitorio non potranno più circolare liberamente nel Transatlantico del palazzo di Montecitorio, né stazionare davanti alle Commissioni, ma avranno uno spazio apposito, dotato di attrezzature informatiche.

Nel regolamento né la parola lobby, né il termine lobbisti sono mai menzionate, ma le attivistà in questione sono definite attività di rappresentanza di interessi.

Per “attività di rappresentanza di interessi”, secondo il regolamento, si intende ogni attività svolta professionalmente nelle sedi della Camera dei deputati attraverso proposte, richieste, suggerimenti, studi, ricerche, analisi e qualsiasi altra iniziativa o comunicazione orale e scritta, intesa a perseguire interessi leciti propri o di terzi nei confronti dei deputati.

Nel registro in questione potranno essere iscritte sia persone fisiche che giuridiche, che devono indicare l’attività di lobby che si intende svolgere e soprattutto devono indicare i soggetti che intendono contattare.

Per iscriversi bisogna essere maggiorenni, non aver subito, nell’ultimo decennio, condanne definitive per reati contro la pubblica amministrazione o la fede pubblica o il patrimonio; godere dei diritti civili e non essere stato interdetto dai pubblici uffici; non aver ricoperto negli ultimi dodici mesi cariche di governo nè aver svolto il mandato parlamentare.

Le stesse regole valgono anche per i parlamentari che non hanno finito il loro mandato e che vogliono svolgere attività di lobby. Possono iscriversi anche le organizzazioni sindacali, le organizzazioni non governative, le imprese, i gruppi di imprese e le aziende, i soggetti specializzati nella rappresentanza professionale di interessi di terzi, le associazioni professionali, le associazioni di categoria o di tutela di interessi diffusi, le associazioni di consumatori.

Entro il 31 dicembre di ogni anno, gli iscritti nel registro sono obbligati a presentare alla Camera una relazione sull’attività svolta e dei contatti con i vari parlamentari.

Il regolamento prevede inoltre sanzioni per chi viola gli obblighi previsti per i lobbisti, tra cui la cancellazione dal registro con divieto di richiedere l’iscrizione per un periodo fino a cinque anni o la sospensione dall’iscrizione al registro per un periodo fino a un anno.

Quando nasce il lobbying? 

“Lobby” è una parola di derivazione latina medioevale, che viene da laubia (loggia, portico). Nell’Ottocento si iniziò a usare il termine lobby per indicare nel parlamento inglese, nella House of Commons, quella zona in cui i rappresentanti dei gruppi di pressione cercavano di prendere contatti con i deputati.

Le lobby erano quindi le anticamere di fronte alle aule in cui le decisioni collettive venivano prese. Per indicare questi rappresentanti o gruppi di pressione e la loro attività si iniziò a far uso dei termini “lobbyist” e “lobbying”.

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