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Il Giappone ha annunciato il suo ritiro dalla missione di pace in Sud Sudan

I militari giapponesi erano impegnati nella costruzione di infrastrutture e nella protezione di civili e di personale Onu

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Il premier giapponese Shinzo Abe ha annunciato il 10 marzo 2017 che terminerà la sua missione di pace in Sud Sudan. Nel paese è presente da novembre 2016 una squadra di 350 persone impegnata nella costruzione di strade. 

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I militari giapponesi avevano avuto mandato di intervenire anche per proteggere i civili e lo staff delle Nazioni Unite. Il Giappone continuerà comunque a fornire supporto umanitario alla popolazione e manterrà alcuni uomini nell’ufficio per le missioni di pace dell’Onu. 

“Siccome il Sud Sudan sta entrando in una nuova fase di costruzione della nazione, abbiamo deciso di concludere le nostre operazioni di costruzione di infrastrutture”, ha detto il premier ai giornalisti. La decisione sarebbe legata alle preoccupazioni per la sicurezza dei militari giapponesi in quel territorio.

Il portavoce del presidente Salva Kiir ha detto che il governo del Sud Sudan non era stato messo al corrente della decisione giapponese anche se i funzionari di Tokyo assicurano di aver notificato il ritiro. 

La missione in Sud Sudan è quella di più lunga data per le truppe giapponesi che sono presenti anche sulle alture del Golan e in Cambogia nella gestione della fase del cessate il fuoco. Il governo di Shinzo Abe aveva subito critiche per aver aver prolungato la presenza dei suoi militari in Sud Sudan nonostante il rifiuto storico del paese per la guerra.

Dal 2011, dopo l’indipendenza, il Sud Sudan è alla ricerca di stabilità politica, ma ha dovuto affrontare la crescita della violenza etnica a partire dal dicembre 2013, quando le forze leali al presidente Kiir hanno cominciato la loro contrapposizione con la fazione dei sostenitori del suo ex vice Riek Machar. Nonostante un accordo di pace firmato nell’agosto del 2015 le violenze non sono finite.

Il conflitto ha ucciso decine di migliaia di persone e ha costretto 3,1 milioni di cittadini a fuggire. La situazione è resa ancora più grave dalla forte carestia che affligge gran parte della popolazione.

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