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Come praticare il sexting in modo sicuro

Se proteggiamo il materiale d'autore con il copyright, perché non applicare lo stesso procedimento ai nostri dati in rete?

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Molti di voi hanno sentito parlare di sexting, l’invio di frasi e immagini sessualmente esplicite per messaggio a un partner. Non è un fenomeno del tutto nuovo. Le persone hanno iniziato a usare i mezzi di comunicazione per parlare di sesso molto tempo fa, con le lettere d’amore, le telefonate e le polaroids.

Amy Adele Hasinoff è una studiosa americana di genere e sessualità ed è un’esperta di sexting, fenomeno su cui ha tenuto una Ted Conference nel 2016. L’esperta è consapevole che il sexting, per quanto lecito e naturale, è un’attività rischiosa.

Quando mandiamo una nostra immagine intima a qualcun’altro, quella persona potrebbe diffondere le nostre fotografie, senza il nostro permesso. 

Secondo Hasinoff, non dovremmo preoccuparci troppo dell’attività in sé. Parlare di sesso è completamente normale e lecito: non c’è niente di male nello scrivere un messaggio o mandare una foto a qualcuno che vuole riceverla. Il vero problema è quello della privacy digitale e della sicurezza in rete. 

Le controversie legali 

Negli Stati Uniti due adolescenti possono tranquillamente fare sesso, ma non possono fotografarlo, neppure se entrambi sono consenzienti. Essendo minorenni, nel loro caso il sexting è considerato illegale. La pornografia infantile è un fatto serio, ma secondo Hasinoff non si può equiparare al sexting tra adolescenti condiscendenti. Eppure, un adolescente che manda una foto di se stesso nudo a un altro adolescente, per la legge statunitense, ha commesso un crimine.

La distribuzione di immagini sessualmente esplicite di minori non è consentita. Secondo l’esperta, negli Stati Uniti circa il 33 per cento degli adolescenti tra i 16 e i 17 anni invia frasi o immagini sessualmente esplicite. Dopo i 18 anni, la percentuale si alza al 50 per cento: la metà dei ragazzi tra i 18 e 24 anni pratica il sexting. 

Il rischio del revenge porn 

Il rischio che le immagini private finiscano in rete è alto. Al momento negli Stati Uniti non esistono molte leggi che tutelino la nostra privacy online, che definiscano e puniscano il revenge porn. In Italia, invece, non esiste ancora un disegno di legge per questo fenomeno. 

Anche se spesso ci viene detto di non condividere documenti privati in rete, l’esperta fa notare che il web è un ambiente sociale nel quale tutti noi, in quanto individui, siamo portati alla condivisione, solitamente con persone che amiamo e di cui ci fidiamo, ogni giorno.

Secondo Janet Vertesi, ricercatrice dell’Università di Princeton, i nostri dati non sono mai del tutto personali, ma interpersonali, per via dello scambio continuo di elementi che si verifica tra i soggetti in rete. 

È sbagliato condividere dati personali in rete con altre persone di cui ci fidiamo? No. È sbagliato che qualcuno possa diffondere quei nostri stessi dati senza alcun permesso. Se proteggiamo il materiale d’autore con il copyright, perché non applicare lo stesso procedimento ai nostri dati in rete? Amy Adele Hasinoff lo prova a spiegare nel video che segue: 

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