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L’angelo dell’acqua che salva gli animali selvatici del Kenya

Patrick Kilonzo Mwalua ha aderito a un progetto di salvaguardia della fauna locale. Con il suo camion raggiunge tutti i giorni il parco nazionale di Tsavo

Immagine di copertina

Patrick Kilonzo Mwalua è soprannominato “l’angelo dell’acqua”. Ogni giorno, il 41enne viaggia per ore per portare al parco nazionale di Tsavo, in Kenya, 11.500 litri di acqua, per dissetare elefanti, bufali, antilopi e zebre che altrimenti rischierebbero di morire. 

Mwalua è a capo di un progetto per la protezione e la salvaguardia della fauna selvatica locale chiamato Tsavo Volunteers. Patrick visita le scuole locali per educare i bambini sull’importanza e la necessità di proteggere la vita e l’habitat degli animali selvatici. Dal 2016, l’uomo ha deciso di raggiungere il parco nazionale di Tsavo con il suo camion carico di acqua.

“La mia missione è quella di raggiungere altre località, ma tutto ciò necessita di più mezzi e di altri collaboratori”, ha spiegato Patrick, sottolineando che le volontarie stanno collaborando con lui su alcuni progetti per la tutela delle antilopi e delle zebre. “Per ora ad aiutarmi ci pensano tre donne americane”.

Patrick, prima di dedicarsi agli animali, trascorreva le giornate in campagna coltivando la terra. Proprio da lì è nata l’idea di salvaguardare la fauna locale, dopo aver visto gli effetti terribili che il riscaldamento globale sta avendo sul Kenya. 

“Non piove da tanto tempo. Così ho iniziato a fornire d’acqua gli animali che rischiavano di morire”, ha raccontato l’uomo. “Gli elefanti, i bufali e le zebre dipendono dagli uomini come me che ogni giorno viaggiano fin qui per aiutarli”.

Questo impegno diventato è un appuntamento imperdibile. A volte capita che gli animali aspettino Patricke nel punto in cui solitamente parcheggia il suo camion per distribuire il carico. 

“Ho avuto l’idea di questi viaggi osservando i cambiamenti climatici della mia terra”, spiega Patrick, che riempie d’acqua i buchi scavati nel terreno dove gli animali accorrono per abbeverarsi. “Soprattutto nell’ultimo anno qui ci sono state pochissime precipitazioni, con la conseguenza che gli animali sarebbero morti disidrati”. 

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