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La Malesia richiama il suo ambasciatore dalla Corea del Nord dopo l’omicidio di Kim Jong-nam

Kuala Lumpur convoca per consultazioni il diplomatico di stanza a Pyongyang, dopo le accuse dell'omologo nordcoreano contro il governo malese

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L’uccisione di Kim Jon-nam, fratellastro del leader nordcoreano Kim Jong-un, avvenuta lunedì 13 febbraio 2017 nello scalo di Kuala Lumpur in Malesia, ha scatenato profonde tensioni diplomatiche tra i due paesi. 

A pochi giorni dalla morte del 45enne avvenuta in circostanze misteriose, il governo malese ha richiamato immediatamente il suo ambasciatore di stanza nella capitale nordcoreana Pyongyang e ha convocato l’omologo della Corea del Nord “per chiedere spiegazioni”. 

Secondo fonti della polizia locale, l’uomo sarebbe stato vittima di un avvelenamento. Per il momento, l’unica informazione confermata è che le autorità malesi sarebbero alla ricerca di quattro nordcoreani sospettati dell’omicidio. 

Nel frattempo, un video pubblicato dall’emittente giapponese Fuji Tv mostra l’aggressione contro Kim Jon-nam.

Nonostante le speculazioni e le ipotesi elaborate subito dopo l’omicidio, che addosserebbero le responsabilità sul governo nordcoreano per quanto riguarda la morte del fratellastro di Kim Jon-un, non vi sono per il momento prove certe. Tuttavia, Pyongyang non ha rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale. 

Le tensioni tra i due paesi si sono rafforzate in seguito alle dichiarazioni fatte venerdì 17 febbraio dall’ambasciatore nordcoreano, Kang Chol, che ha accusato il governo malese di collusione con “forze ostili”, sottolineando che Kuala Lumpur ha qualcosa da nascondere. 

Finora la Malesia è stata una delle poche nazioni a mantenere relazioni diplomatiche con la Corea del Nord, ma l’uccisione di Kim Jong-nam ha destabilizzato questo legame, che si è allentato ancora di più dopo la decisione del governo malese di non consegnare alle autorità nordcoreane e alla famiglia il corpo di Kim, senza prima sottoporlo sia a un’autopsia sia a un test del Dna. 

La reticenza del governo malese ha suscitato pertanto la reazione dell’ambasciatore nordcoreano in Malesia, che ha respinto con forza la decisione di Kuala Lumpur affermando che il suo paese non avrebbe riconosciuto i risultati dell’autopsia condotta senza la presenza dei suoi rappresentanti. 

Le sue dichiarazioni, a loro volta, hanno provocato la reazione del ministero degli Esteri malese, che ha definito tali accuse senza alcun fondamento e che si trattava solo di prassi consolidata l’aprire un’indagine sulla morte dell’uomo, avvenuta su suolo malese. 

Le vicendevoli accuse hanno spinto il ministero degli Esteri malese a convocate il diplomatico nordcoreano per chiedere spiegazioni e nel frattempo ha richiamato il suo ambasciatore per “consultazioni”. 

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