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Le chiamate tra la squadra Trump e i russi durante la campagna presidenziale

Il New York Times ha rivelato che funzionari dell'intelligence di Mosca avevano frequenti contatti con lo staff dell'allora candidato alla Casa Bianca

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Secondo quanto scrive il quotidiano statunitense The New York Times martedì 14 febbraio 2017, lo staff impegnato nella campagna elettorale di Donald Trump ha avuto ripetuti contatti telefonici con l’intelligence russa.

Stando alle fonti citate dal giornale, le agenzie di intelligence americane hanno intercettato le chiamate nello stesso periodo in cui hanno scoperto che il Cremlino stava operando per influenzare l’esito del voto presidenziale con attacchi informatici mirati al Democratic national committee

Tra gli interlocutori intercettati non solo membri della campagna di Trump ma anche suoi stretti collaboratori e, sul fronte russo, esponenti del governo.

Le quattro fonti anonime del New York Times hanno precisato di non aver trovato alcuna prova che indichi una collaborazione con l’intelligence russa per favorire l’elezione dell’attuale presidente degli Stati Uniti, ma non quale fossero gli argomenti delle conversazioni.

Dopo le rivelazioni, Mosca ha smentito la notizia e il presidente Donald Trump si è scagliato contro la comunità di intelligence degli Stati Uniti e contro i media, accusando la National Security Agency (Nsa) e l’Fbi di fornire informazioni illegalmente.

Perché è importante:

• Le rivelazioni diffuse dal prominente quotidiano americano smentiscono l’asserzione di Sean Spicer, portavoce della Casa Bianca, e dello stesso presidente che non ci sono mai stati contatti tra la squadra di Trump e funzionari russi prima delle elezioni.

• La propensione dei funzionari americani – specialmente quelli che lavorano nelle agenzie di intelligence – a rompere il silenzio e rivelare verità, o presunte tali, scomode contro l’amministrazione Trump, crea un clima di incertezza e tensione all’interno dell’apparato statale.

Un giorno prima le rivelazioni del New York Timessi è dimesso il consigliere per la Sicurezza nazionale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Michael Flynn, generale in pensione, è stato travolto dalle critiche dopo che è emerso che aveva discusso con l’ambasciatore russo a Washington delle sanzioni a Mosca, e precisamente della possibilità di rivederle, prima ancora dell’insediamento del nuovo inquilino della Casa Bianca, quindi da privato cittadino e commettendo un illecito, senza poi riferirne integralmente all’amministrazione.

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