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La Russia mantiene il pugno di ferro sulle manifestazioni di piazza

La corte costituzionale ha dichiarato legittima la legge anti-corteo: cinque anni di carcere per chi partecipa a picchetti non autorizzati

Immagine di copertina

La corte costituzionale russa ha dichiarato legittima la cosiddetta “legge anti-corteo”, il controverso articolo introdotto nel codice penale nel 2014, che prevede fino a cinque anni di carcere per violazioni ripetute delle norme sulle manifestazioni di piazza, come quella che vieta di partecipare a dimostrazioni e cortei non autorizzati.

I giudici hanno respinto il ricorso presentato dal giovane attivista d’opposizione Ildar Dadin, il primo a essere stato condannato in Russia secondo la nuova legge. I legali di Dadin avevano chiesto alla Consulta russa la cancellazione delle norme anti-corteo, perché a loro dire incostituzionale. Dadin sta scontando una pena di due anni e mezzo di carcere per aver preso parte a diversi picchetti non autorizzati.

La sentenza della corte, tuttavia, non chiude definitivamente le porte a una revisione. La norma è “accettabile”, si legge nella sentenza, ma uno dei giudici della consulta, Valeri Zorkin, ha ordinato comunque il riesame del caso. “L’articolo 212.1 del codice penale non è stato annullato, e questo è un male, ma il verdetto nei confronti di Ildar deve essere rivisto e questo è un bene”, ha scritto su Twitter la moglie di Dadin, Anastasia Zotova commentando la decisione della corte.

Dalla colonia penale dove è rinchiuso, in Carelia, Dadin ha denunciato più volte torture da parte delle guardie carcerarie. Il suo caso ha fatto scalpore e l’attivista è stato trasferito nella regione dell’Altai. Durante il suo trasferimento la moglie e gli avvocati non hanno avuto sue notizie per un mese.

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