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Cosa è successo l’8 febbraio nel mondo

Un riassunto semplice e chiaro di quello che è successo oggi nel mondo

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– Russia: il principale leader dell’opposizione russa, Alexei Navalny, è stato condannato dalla corte di Kirov per truffa e appropriazione indebita ai danni della società statale Kirovles mercoledì 8 febbraio 2017. Non potrà quindi correre alle elezioni presidenziali del prossimo anno contro Vladimir Putin. La pena, attualmente sospesa, prevede cinque anni di reclusione e una multa da 500mila rubli. Il leader ha dichiarato che la condanna è un tentativo del Cremlino per impedirgli di correre per la presidenza. 

– Italia: In Campidoglio scoppia il caso Berdini. In un colloquio con un giornalista della Stampa l’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini avrebbe definito “impreparata” la sindaca, giudicandola incapace di amministrare, “circondata da una banda”. L’assessore ha però categoricamente smentito l’esistenza del colloquio, precisando di essere stato avvicinato da un cronista durante una “conversazione privata tra amici”. “Confermiamo parola per parola il colloquio con Berdini”, ha replicato La Stampa. Berdini, durante un vertice in Campidoglio con Virginia Raggi, ha rimesso il suo incarico alla sindaca esprimendo “amarezza per la situazione che si è venuta a creare”. Ma il primo cittadino ha respinto “con riserva” le dimissioni. 

– Stati Uniti: alla fine ha vinto l’ordine esecutivo firmato di recente dal presidente Donald Trump per quanto riguarda la realizzazione dell’oleodotto nelle aree considerate sacre dai nativi americani, strenuamente difese in una battaglia a colpi di presidi a oltranza e di manifestazioni messe in atto negli ultimi dieci mesi da attivisti, ambientalisti e dagli stessi componenti della tribù dei Sioux di Standing Rock. Gli ingegneri dell’esercito hanno dato il permesso alle società coinvolte di realizzare il Dakota Access. 

– Belgio: nuova operazione antiterrorismo in Belgio. La polizia ha fermato 11 persone durante una serie di blitz a Bruxelles, nell’ambito di una indagine sui foreign fighter rientrati nel Paese. Lo ha reso noto l’8 febbraio l’ufficio del procuratore federale, specificando che l’inchiesta non ha alcun rapporto con gli attentati di Parigi del 13 novembre 2015 e con quelli compiuti nella capitale belga il 22 marzo 2016. 

– Francia: la polizia francese ha arrestato 17 persone nella quarta notte di seguito di disordini che hanno coinvolto i giovani delle banlieu a nord di Parigi che accusano le forze dell’ordine di fare un uso eccessivo della forza. Secondo i testimoni, almeno dieci veicoli sono stati dati alle fiamme insieme a diversi cassonetti e i pompieri sono intervenuti per un inizio di incendio in una scuola. I dimostranti hanno scagliato molotov contro gli agenti e l’autista di un autobus è rimasto lievemente ferito. 

– Filippine: un grave incendio ha devastato una baraccopoli vicina al porto di Manila, capitale delle Filippine, distruggendo le abitazioni di circa 15mila persone. Le fiamme sono divampate nella notte tra il 7 e l’8 febbraio 2017 e sono state domate solo in mattinata. Sette persone sono rimaste lievemente ferite. 

– Afghanistan: sei operatori della Croce Rossa sono stati uccisi e altri due risultano dispersi in seguito a un attacco rivendicato dall’Isis nel nord dell’Afghanistan. A riferirlo è stata la stessa organizzazione umanitaria mercoledì 8 febbraio 2017. Il personale, del quale non sono state rese note né identità né nazionalità, era impegnato nella provincia di Jowjzan, una regione particolarmente instabile. 

– Marocco: l’Alto comitato religioso, l’autorità spirituale più importante del Marocco che si esprime attraverso le fatwa (pareri legali), ha recentemente ritrattato la sua precedente posizione nei confronti dell’apostasia. Nel 2012 il consiglio degli ulema (i leader religiosi in seno all’islam) marocchini aveva detto che un musulmano che abbandoni la propria fede dovrebbe essere punito con la morte, sulla base di un’interpretazione letteraria dell’affermazione del profeta Maometto “chiunque cambi la sua religione sia ucciso”. 

– Somalia: Mohamed Abdullahi Mohamed, meglio conosciuto come Farmajo, è il nuovo presidente della Somalia. È stato eletto al ballottaggio con 184 voti, superando l’attuale capo di Stato Sheikh Mohamud. Nelle strade più trafficate della capitale, Mogadiscio, è stato imposto un blocco della circolazione in vista del voto. I deputati somali si recheranno all’aeroporto per eleggere un nuovo capo di stato. 

– Siria: il governo siriano e i ribelli hanno scambiato decine di prigionieri. Intanto, dal parlamento russo arriva mercoledì 8 febbraio la notizia che il presidente siriano Bashar al-Assad è pronto a parlare direttamente con l’opposizione. 

– Israele: due organizzazioni non governative israeliane hanno fatto ricorso contro il provvedimento adottato dalla Knesset lunedì 6 febbraio che legalizza circa duemila insediamenti ebraici costruiti su terreni privati palestinesi in Cisgiordania in cambio di un indennizzo. Secondo i ricorrenti, la legge varata dal parlamento israeliano è contraria al diritto internazionale e al diritto umanitario e pertanto incompatibile con il sistema legale d’Israele. A esprimersi sulla questione sarà la Corte Suprema di Gerusalemme. 

– Argentina: da giorni gira in rete un video di alcune ragazze argentine, fermate in spiaggia dalle forze dell’ordine, nella località di Necochea, nella provincia della capitale Buenos Aires, perché accusate di esibizionismo, ree di aver preso il sole in topless. A detta della polizia, è stato proprio uno dei bagnanti presenti ad avvisare i vigili, per denunciare quello che è stato considerato da alcuni un atto osceno in luogo pubblico. 

– Siria: il ministero della Giustizia siriano ha respinto le accuse di Amnesty International che aveva denunciato il regime di Damasco per aver impiccato 13mila detenuti presso la prigione militare di Saydnaya, tra il 2011 e il 2015. Secondo il comunicato diffuso dal ministero mercoledì 8 febbraio 2017, il documento prodotto dal gruppo per la difesa dei diritti umani è completamente falso e parte di una campagna volta a infamare il governo siriano. 

– Siria: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan hanno deciso di condurre azioni congiunte contro il sedicente Stato islamico ad al-Bab, nel nord della Siria, e Raqqa, la capitale de facto dell’Isis nel paese mediorientale. L’accordo è stato stretto durante una telefonata tra i due capi di stato nella notte tra il 7 e l’8 febbraio.