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Perché in Romania mezzo milione di cittadini sono scesi in piazza

Cosa chiedono i manifestanti romeni, scesi in piazza per una delle maggiori proteste dal 1989, quando la rivoluzione portò alla caduta del regime di Ceausescu

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In Romania migliaia di cittadini sono scesi in piazza per manifestare contro il governo, dopo l’approvazione di un decreto per la liberazione di decine di funzionari in carcere per corruzione. Il 4 febbraio 2017 le richieste della piazza sono state ascoltate e il decreto è stato ritirato. Nonostante questo iniziale successo si continua però a protestare.

Quando sono scoppiate le proteste, il 31 gennaio 2017, i manifestanti erano poche migliaia, per arrivare ad almeno 500mila negli ultimi giorni. Si tratta delle più grandi proteste dal 1989, quando la rivoluzione popolare portò alla caduta del regime comunista di Nicolae Ceausescu.

La Romania è uno dei paesi dell’Unione europea con il più alto tasso di corruzione. Secondo l’indice di percezione della corruzione, stilato da Transparency International 2016, la Romania è il quartultimo paese d’Europa, seguita da Italia, Grecia e Bulgaria. 

Lo scorso 11 dicembre 2016 si sono tenute le elezioni parlamentari che avevano sancito la vittoria del partito socialdemocratico, a un anno dalle dimissioni di Victor Ponta, allora primo ministro e leader del partito. I socialdemocratici hanno ottenuto il 45 per cento dei voti, contro il 20 per cento del partito Nazionale Liberale.

COSA CHIEDONO I MANIFESTANTI – all’inizio delle proteste il principale motivo del malcontento popolare era l’approvazione da parte dell’esecutivo romeno di misure di alleggerimento delle pene per corruzione, di cui potrebbero beneficiare alcuni politici e funzionari di governo, condannati o sospettati di malversazione e abuso d’ufficio. Il decreto di emergenza avrebbe depenalizzato diversi reati e punito reati di abuso di potere con la carcerazione solo se le somme in gioco ammontano a più di 44mila euro. Uno dei beneficiari immediati del decreto sarebbe proprio il leader PSD, Liviu Dragnea, accusato di aver frodato allo stato 24mila euro.

Ad alcune manifestazioni di piazza ha preso parte anche il presidente della Repubblica, Klaus Iohannis, secondo il quale le depenalizzazioni rappresentano un gravissimo un atto “inammissibile e inaccettabile, disposto senza il parere del Consiglio superiore della magistratura”. Il governo guidato dal primo ministro Grindeanu ha dichiarato che il decreto era necessario per fronteggiare il sovraffollamento nelle carceri. Ma secondo i suoi oppositori, si tratta piuttosto di una mossa per liberare i suoi alleati condannati per corruzione.

Per Iohannis si tratta “del più grave passo indietro da quando dieci anni fa la Romania è entrata a far parte dell’Unione europea”. 

COSA HANNO OTTENUTO FINORA – il 4 febbraio 2017, dopo alcuni giorni di intense proteste e dopo accesi scontri tra polizia e manifestanti, il governo ha deciso di revocare il controverso decreto. Le dimostrazioni e la rabbia popolare hanno inoltre convinto alcuni membri dell’esecutivo a fare un passo indietro: mercoledì 1 febbraio è stata la volta di un sottosegretario, mentre giovedì 2 febbraio ha annunciato le proprie dimissioni anche il ministro del Commercio Florin Jianu, “per ragioni morali e per il bene dei miei figli”.

“Non voglio dividere il Paese, la Romania non può essere divisa in due”, ha detto il primo ministro socialista Sorin Grindeanu in diretta televisiva annunciando il ritiro del decreto, trasformando le proteste in festeggiamenti di piazza. Nonostante la vittoria, i manifestanti hanno promesso che continueranno a fare pressione sul governo perché non faccia marcia indietro. Il primo ministro ha già chiesto al ministro della Giustizia di occuparsi di un nuovo disegno di legge sulla corruzione.

PERCHÈ SI CONTINUA A MANIFESTARE – dopo aver ottenuto una prima vittoria, i manifestanti hanno infatti continuato a protestare, chiedendo le dimissioni del governo guidato da Sorin Grindeanu. L’attuale amministrazione di centro sinistra eletta l’11 dicembre 2016 è in carica da poco più di un mese e il primo ministro sostiene che eventualmente tocca al parlamento votarne la sfiducia.

Secondo i dimostranti romeni, il premier e il suo esecutivo hanno perso qualsiasi credibilità ed è necessario tornare alle urne. Ma Grindeanu ha fatto sapere di non avere alcuna intenzione di dimettersi.

Nuove manifestazioni sono attese per oggi, 7 gennaio 2017, per l’ottavo giorno consecutivo. 

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