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Summit sui migranti a Malta, l’Ue cerca un’intesa

L'obiettivo è chiudere la rotta del Mediterraneo, ma resta il nodo dei finanziamenti. Sul tavolo dei ventotto il memorandum d'intesa tra Italia e Libia

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Dopo anni di incertezze e tentativi d’intesa sulla questione migranti, l’Unione Europea cerca a Malta un accordo per bloccare la cosiddetta “rotta del Mediterraneo”. Riunito al summit della Valletta di venerdì 3 febbraio, il Consiglio Ue prova a definire le prime, concrete misure per una stretta al traffico dei migranti provenienti dalle regioni centrali dell’Africa, che dalla Libia approdano in Italia senza soluzione di continuità.

Sul tavolo dei Ventotto c’è il memorandum sul contrasto al traffico di esseri umani firmato giovedì 2 febbraio dal premier libico Fayez al-Serraj, che prevede aiuti per lo sviluppo del paese nordafricano in cambio di collaborazione nella gestione dell’immigrazione illegale.

L’accordo di cooperazione italo-libica, che ha già incassato le congratulazioni da parte dei presidenti del Consiglio e della Commisione Ue, prevede un potenziamento, tramite finanziamento e addestramento, dei controlli della guardia costiera libica sulle partenze e un più efficace monitoraggio delle organizzazioni degli scafisti. Il memorandum prevede anche l’impegno di Roma a un adeguamento e finanziamento dei centri di accoglienza in Libia, usufruendo di finanziamenti disponibili da parte italiana e di finanziamenti dell’Unione Europea.
 
“L’Ue ha dimostrato di essere capace di chiudere le rotte di migrazione irregolari, come ha fatto con quella balcanica. Ora è tempo di chiudere la rotta dalla Libia all’Italia”, ha detto giovedì 2 febbraio il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Da parte dell’Ue, dunque, c’è l’appoggio all’accordo tra Roma e Tripoli, ma resta da definire come si tradurrà, concretamente, questo sostegno.
 
Nello schema d’intervento sulla rotta del Mediterraneo i 28 riuniti alla Valletta potrebbero ricalcare il modello utilizzato da Bruxelles con Ankara: finanziamenti in cambio di un filtro alle frontiere. Ma è proprio la questione dei fondi il principale nodo da sciogliere.
 
Sul tema, Fayez al-Sarraj è stato piuttosto chiaro. “L’ammontare destinato dall’Europa è una piccola cifra”, ha ribadito più volte il leader libico. Per arginare il flusso di migranti sul Mediterraneo la Commissione Ue ha finora stanziato 200 milioni di euro per il 2017, mentre nell’accordo siglato nel 2016 con il governo turno Bruxelles investì ben tre miliardi.
 
E poi c’è la questione politica. La Libia, infatti, è ancora nel caos, con un governo ufficiale, quello di Tripoli, insidiato da Kalifa Haftar, il capo delle milizie di Tobruk sostenuto da Russia, Egitto e paesi del Golfo. Bisognerà capire anche dove finiranno i migranti una volta bloccata la rotta mediterranea.

Il piano messo a punto dall’Ue prevede sostegno ai rimpatri volontari dei migranti economici e punta a promuovere lo sviluppo socio-economico delle comunità locali per migliorare la loro capacità di accoglienza. Su questo punto, però, Serraj è stato perentorio. “La Libia è un Paese di transito dei migranti. Non abbiamo nessuna intenzione di trattenerli o di reinsediarli”, ha detto il leader libico.

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