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Per la Casa Bianca il bambino iraniano trattenuto in aeroporto poteva rappresentare una minaccia

Lo ha dichiarato l'addetto stampa di Trump, Sean Spicer, che ha sottolineato di non farsi ingannare dall'età o dal genere dei soggetti presi di mira dal provvedimento

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Non si è fatta attendere la replica dell’amministrazione Trump alla vicenda del bambino iraniano trattenuto sabato 27 gennaio all’aeroporto di Washington Dulles, in Virginia, che ha scatenato una profonda indignazione sui social media per il trattamento riservato al minore a causa della nazionalità.

Martedì 31 gennaio 2017 Sean Spicer, portavoce della Casa Bianca, ha spiegato che il bambino di cinque anni è stato trattenuto e ammanettato nello scalo internazionale statunitense perché rappresentava “un rischio per la sicurezza”. 

“Sarebbe fuorviante e sbagliato pensare che solo per l’età o per il genere, questi soggetti non debbano rappresentare una minaccia”, ha aggiunto l’addetto stampa nel corso di un incontro con i giornalisti. 

Il bambino – di cui non è stata divulgata l’identità per motivi di privacy – è solo uno delle centinaia di persone trattenuto negli aeroporti statunitensi, dopo l’ordine esecutivo firmato da Donald Trump, che impone il divieto d’accesso temporaneo per i rifugiati, immigrati e cittadini provenienti da 7 paesi islamici. 

La madre si è rifiutata di parlare con i giornalisti, ma il senatore del Maryland, Chris Van Hollen, ha fatto sapere che il bambino è a tutti gli effetti un cittadino americano che vive con la famiglia in Maryland. Van Hollen ha definito la vicenda “scandalosa” e ha criticato l’operato delle autorità che hanno trattenuto un minore, mentre sua madre lo attendeva nell’area degli arrivi internazionali. 

Trump ha difeso strenuamente la sua strategia politica che già aveva annunciato nel pieno della sua campagna elettorale. 

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