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L’attivista per i diritti umani Malala Yousafzai contro il decreto rifugiati di Trump

In un lungo post l'attivista pakistana invita il presidente statunitense a non chiudere la porta a figli, madri e famiglie che scappano dalla guerra e dalle violenze

Immagine di copertina

Con un lungo post pubblicato sull’account ufficiale della sua Fondazione su Twitter, l’attivista pakistana Malala Yousafzai ha voluto esprimere il suo pensiero sulle misure anti-immigrazione decise da Donald Trump, con due ordini esecutivi firmati lo scorso venerdì 27 gennaio 2017. 

La giovane attivista per i diritti umani, sopravvissuta a un attentato messo in atto dai Taliban nel 2012, ha esortato il presidente americano a “non voltare le spalle ai bambini e alle loro famiglie”. 

Malala Yousafzai, vincitrice del premio Nobel per la pace nel 2014, ha rilasciato una lunga dichiarazione di condanna contro la decisione di Donald Trump di limitare l’ingresso negli Stati Unti agli immigrati e ai rifugiati. 

Dopo la firma degli ordini esecutivi da parte del neo inquilino della Casa Bianca, nonostante non fossero stati ancora resi noti i dettagli del decreto, non sono mancate le polemiche e le critiche.

Infatti, il nuovo decreto prevede il divieto temporaneo d’ingresso nel paese per i rifugiati e gli immigrati provenienti da sette paesi a maggioranza musulmana: Siria, Libira, Iran, Iraq, Somalia, Sudan e Yemen. 

In un’intervista rilasciata poche ore dopo la decisione, Trump ha precisato inoltre di voler dare priorità ai profughi cristiani, ma nel piano si precisa che il divieto d’ingresso vale per tutti i rifugiati di ogni religione, che non potranno entrare in suolo americano per i prossimi tre mesi. 

Tuttavia, gli effetti di questo decreto sono stati già testati: gli immigrati che erano in volo per gli Stati Uniti sono stati fermati e detenuti agli aeroporti di arrivo. 

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Nel suo lungo post, Malala oltre a esprimere profonda tristezza per questa decisione, ha raccontato la storia di un amico di nome Zaynabm fuggito dalle guerre in Somalia, in Yemen e in Egitto, prima di arrivare negli Stati Uniti quando era adolescente. Oggi, Zaynab studia in un college e sogna di diventare un avvocato per i diritti umani, ma la sua speranza è anche quella di ricongiungersi con sua sorella dalla quale si era separato quando viveva in Egitto. 

“Oggi la speranza di riunirsi con sua sorella è stata messa in pericolo”, ha scritto Malala, la quale ha aggiunto che “in questo momento di incertezza e di inquietudine in tutto il mondo, il presidente Trump non deve voltare le spalle ai bambini e alle famiglie più indifese del mondo”. 

“Mi si spezza il cuore nel vedere che l’America volta le spalle a una storia gloriosa di accoglienza dei rifugiati e degli immigrati: la gente che ha aiutato a costruire il suo paese, pronta a lavorare duramente in cambio di un’equa opportunità a una nuova vita”, si legge nel lungo post su Twitter. E ancora, “mi si spezza il cuore nel vedere che i bambini rifugiati siriani, che hanno sofferto sei anni di guerra e non hanno alcuna colpa, sono soggetti a discriminazione”.

Qui sotto la dichiarazione dell’attivista pakistana, divenuta simbolo di libertà e di riscatto, impegnata nella battaglia per garantire l’istruzione femminile in tutto il mondo, che nel 2012 riuscì a sopravvivere a un attentato da parte dei Taliban che l’avevano intercettata e ferita gravemente alla testa con un proiettile. Dopo un lungo periodo di riabilitazione, Malala ha fondato un ente di beneficienza, ha vinto il premio Nobel per la pace e ha inaugurato una scuola in Libano per le ragazze rifugiate siriane. 

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