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Melania Trump in copertina sul nuovo Vanity Fair Mexico

La first lady è stata immortalata in un servizio su uno dei magazine più famosi del paese, mentre i rapporti tra suo marito e il Messico si fanno sempre più tesi

Immagine di copertina

Se si considerassero le ultime notizie riguardo ai rapporti diplomatici tra Stati Uniti e Messico, si penserebbe a una situazione non esattamente delle più serene. Il 26 gennaio 2017 il presidente messicano Enrique Pena Nieto ha annullato il viaggio previsto per la prossima settimana a Washington per incontrare il presidente Donald Trump, il tutto un giorno dopo che il nuovo presidente degli Stati Uniti aveva presentato il suo piano per la costruzione di un muro lungo il confine tra i due stati.

“L’ho già detto più volte, il Messico non pagherà per nessun muro”, ha dichiarato il presidente messicano. “Mi rammarico e condanno la decisione degli Stati Uniti di continuare la costruzione di un muro che per anni ci ha divisi al posto di unirci”.

Eppure non tutti gli aspetti della nuova presidenza statunitense sembrano invisi al popolo messicano, o almeno non ai redattori di Vanity Fair Mexico, che proprio ieri ha messo in copertina Melania Trump, coniuge di Donald e novella first lady.

Fotografata da Douglas Friedman, la donna sorride all’obiettivo e all’interno del magazine racconta di sé, del rapporto con il marito e del suo passato, anche se in realtà si tratta di un’intervista realizzata la scorsa primavera per un servizio su GQ, che fa parte dello stesso gruppo editoriale di Vanity Fair Mexico

Nella foto di copertina, Melania siede a un tavolo come se stesse mangiando un piatto di spaghetti, ma guardando meglio si nota che si tratta di gioielli, gemme e collane.

Com’era prevedibile, non tutti i cittadini messicani hanno apprezzato la scelta, e in diversi su Twitter hanno manifestato il loro dissenso, parlando di amara ironia e di umiliazione per la nazione, usando al riguardo anche l’hashtag #VanityFail.

Lo stesso Vanity Fair ha risposto alle polemiche, specificando che il servizio non è una “storia di adulazione”, invitando i critici a leggerlo per rendersene conto.

Ecco la copertina e di seguito alcuni tweet di protesta, oltre alla risposta di Vanity Fair: