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Un rifugiato siriano ha fatto causa a Facebook per un selfie con Angela Merkel

Da quando un giovane siriano si è fatto una foto con la cancelliera tedesca l'immagine è stata accostata impropriamente a notizie false e diffamanti

Immagine di copertina

Anas Modamani è un rifugiato siriano di 19 anni. Vive presso una famiglia tedesca, la mattina frequenta un corso di lingua e il pomeriggio lavora part time. Ma una fotografia fatta due anni fa non smette di perseguitarlo. 

Era il 10 settembre 2015. Modamani si scattò un selfie con la cancelliera tedesca Angela Merkel, che stava visitando un centro di accoglienza a Berlino. Il ragazzo era arrivato in Germania da appena un mese e la fotografia, diffusa sui social network, diventò presto il simbolo della nuova politica sui rifugiati nel paese.

Modamani non fu il solo profugo a scattarsi una foto con la Merkel quel giorno, ma la sua è stata l’unica immagine a essere diffusa in rete diverse volte, e spesso per i motivi sbagliati.

A marzo 2016, per esempio, una notizia falsa collegava Modamani a uno degli attentatori di Bruxelles. L’immagine è tornata virale anche dopo l’attacco di Berlino e dopo altri casi di cronaca che riguardavano i rifugiati in Germania.

L’episodio più recente è avvenuto a dicembre 2016, quando sette giovani profughi hanno provato a dare fuoco a un clochard nella capitale tedesca. Nelle ore successive, la foto di Modamani con la cancelliera è tornata a circolare sui social.

“Guardate! Nel 2015 la Merkel si faceva i selfie con uno dei colpevoli”, recitava la didascalia. Ma anche questa volta Modamani non c’entrava nulla con l’accaduto.

La falsa notizia è stata condivisa numerose volte e anche un funzionario del partito anti migranti Alternative fur Deutschland (AfD) l’ha postata su Facebook.

Nonostante siano trascorsi due anni, la carica diffamatoria di queste notizie e la propaganda anti rifugiati a esse collegata non accenna a diminuire.

Per questo Modamani ha deciso di fare causa a Facebook. “La gente deve smetterla”, ha detto in una recente intervista al settimanale tedesco Der Spiegel.

Il caso di Modamani è indicativo di come la disinformazione trovi terreno fertile in rete. Questo problema, con le elezioni nazionali che si avvicinano, sta facendo discutere in Germania.

Pochi giorni fa è stata diffusa la notizia che il ministero dell’Interno tedesco avrebbe intenzione di creare un Centro di difesa contro la disinformazione, una sorta di agenzia anti bufale contro le false notizie, ma che non è ben vista da alcuni giornali tedeschi, sia ultraconservatori sia di sinistra, perché sarebbe paragonabile a una forma di censura.

— LEGGI ANCHE: La Germania sospetta che la Russia stia diffondendo notizie false per influenzare le elezioni

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