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1984 di Orwell torna tra i bestseller dopo le frasi di una portavoce di Trump

Kellyanne Conway aveva fatto scalpore parlando di “fatti alternativi”, un'espressione che a molti aveva ricordato il romanzo distopico pubblicato nel 1949

Immagine di copertina

Quando domenica 22 gennaio era apparsa alla trasmissione televisiva della Nbc, la ex responsabile della campagna elettorale di Donald Trump Kellyanne Conway – ora una delle sue consigliere più fidate – aveva fatto scalpore chiamando “fatti alternativi” quelle che a molti sembravano semplici falsità.

L’espressione è stata usata nel corso di un’intervista, quando il giornalista che le parlava aveva posto la questione delle frasi pronunciate da Sean Spicer, portavoce del presidente, che durante la prima conferenza stampa dopo l’insediamento di Trump, aveva attaccato i media rispetto alle immagini che mostravano la scarsa partecipazione di pubblico alla cerimonia di Washington.

Spicer aveva dichiarato, con tono spazientito, come la prospettiva usata nelle fotografie distorcesse la reale quantità dei partecipanti, e che si trattasse invece “della più ampia partecipazione a una cerimonia d’insediamento di sempre, sia sul posto che come pubblico televisivo, punto”. 

Questo il video della dichiarazione:

Le immagini diffuse dai media nei giorni scorsi mostravano chiaramente come, al di là di qualsiasi prospettiva, paragonando il pubblico di fronte al Lincoln Memorial del 20 gennaio 2017 con quello all’insediamento di Barack Obama di otto anni fa, la partecipazione fosse notevolmente più bassa.

Questo un video della Cnn che mostra le differenze apparenti:

Per difendere le affermazioni di Spicer, Kellyanne Conway aveva dichiarato candidamente al reporter che la interrogava che non si trattava di bugie, ma di “fatti alternativi”. Il suo interlocutore, sbalordito, aveva incalzato: “I fatti alternativi non sono fatti. Sono falsità!”.

A molti questo scambio di battute, e in particolare l’espressione usata da Conway, hanno ricordato le terminologie eufemistiche di alcune dittature, in particolare quella immaginaria creata da George Orwell nel suo romanzo dispotico 1984, pubblicato nel 1949, in cui un Grande fratello controlla ossessivamente le mosse di ogni cittadino. 

La trama del libro segue la vita di Winston Smith, un uomo che vive in una società controllata da un potere totalitario che distorce la verità, cancella e altera le testimonianze del passato ed controlla qualsiasi cosa attraverso un ministero della Verità, che distorcendo il linguaggio non fa che diffondere menzogne.

Se in molti hanno twittato o commentato citando il libro di Orwell, altri sono passati all’azione. Probabilmente incuriositi all’idea di essere diventati protagonisti di una versione reale del romanzo, ne hanno acquistato una copia.

Ecco quindi che mercoledì mattina, il romanzo era il più venduto su amazon.com, con un boom di copie confermato anche dall’editore Penguin, che ha effettuato una ristampa con una tiratura molto più alta del normale.

Ecco un’immagine di mercoledì pomeriggio in cui si può notare il libro ancora in testa alla classifica di Amazon: