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La prima orchestra tutta al femminile dell’Afghanistan

L'orchestra Zohra si è esibita per la prima volta fuori dai confini nazionali lo scorso 20 gennaio al forum economico di Davos. Oggi ha ricevuto un premio per il coraggio

Immagine di copertina

La prima esibizione fuori dai confini dell’Afghanistan risale allo scorso 20 gennaio, in occasione del Forum economico a Davos, in Svizzera. Loro sono le trentacinque musiciste che compongono la prima orchestra tutta al femminile del paese, soprannominata Zohra. 

Con i loro strumenti a fiato e a corde, le ragazze hanno eseguito un vasto repertorio ispirandosi sia alla musica tradizionale afghana, sia a quella occidentale. 

A dirigerle sul palco la diciannovenne Negin Khpelwak, considerata la più giovane direttrice d’orchestra in Afghanistan. Nata e cresciuta in una famiglia conservatrice afghana di etnia pashtun, nel villaggio di Kunar, fin da bambina, Negin aveva manifestato la sua passione per la musica.

In un paese dove è vietato suonare qualsiasi strumento musicale, Negin non poteva coltivare la sua passione innata. Oltre ai divieti imposti dal regime dei Taliban, la giovane donna doveva sottostare alle continue minacce dei familiari che la spinsero a dover suonare di nascosto, lontana da occhi e orecchie indiscrete. 

L’unico della famiglia a motivarla e a incoraggiarla nel suo lungo percorso è stato il padre. “Fatta eccezione per mio padre, tutti in famiglia sono stati contrari affinché seguissi la mia passione”, ha raccontato a Reuters.

“Mi dicevano continuamente, come può una ragazza pashtun riprodurre la musica? Soprattutto nella nostra tribù, dove anche un uomo non ha il diritto di farlo”. 

Ma Negin non si è mai fermata. 

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Venerdì scorso la giovane direttrice e le sue 35 musiciste hanno incantato il pubblico con la loro esibizione. Ad applaudirle, seppur a distanza, anche il fondatore dell’istituto nazionale di musica, Ahmad Sarmast, sopravvissuto a un attentato nel 2014. Attraverso la musica, Sarmast punta a superare i pregiudizi in un paese devastato da quattro decenni di conflitti. 

“Normalmente, l’Afghanistan viene associato ai kalashnikov e al burqa, alla violenza contro le donne e agli attentati kamikaze. Ma non esiste solo quello. Gli afghani non sono tutti Taliban e non tutti violano i diritti umani delle donne”, ha dichiarato il fondatore dell’istituto di musica. 

L’istituto arruola metà dei suoi allievi tra i meno fortunati in base a delle audizioni: una volta dentro, gli studenti hanno la possibilità di ottenere un’adeguata educazione musicale e una scolarizzazione di base. Un’opportunità rara in un paese dove l’80 per cento delle donne non ha mai oltrepassato la soglia di un edificio scolastico. 

Una delle musiciste che compongono l’orchestra ha dichiarato di essere una fan di Michelle Obama e di avere un sogno nel cassetto: ricevere una borsa di studio da spendere in una delle migliori scuole americane. “Sono così contenta che la mia generazione voglia essere istruita e desideri migliorare il paese. Penso che le cose cambieranno, ma è difficile. Servirà una generazione perché questo possa realizzarsi”. 

Dopo Davos, prima tappa all’estero, le orchestrali afghane sono state insignite del premio Freemusic Award, assegnato da un’organizzazione no-profit impegnata nella difesa della liberà di espressione di musicisti e compositori nel mondo. Il riconoscimento è stato annunciato oggi, martedì 24 gennaio 2017. 

In un paese come l’Afghanistan, dove non è ammesso che le donne suonino uno strumento musicale, queste giovani donne rappresentano una significativa eccezione: “Con coraggio e dedizione, queste ragazze sono diventate importanti modelli di comportamento per i giovani afghani che vogliono percorrere la loro medesima strada, sfruttando la musica per esercitare un loro diritto di libertà”, si legge in un comunicato alla base del premio. 

Negli ultimi decenni del Ventesimo secolo, Il panorama musicale dell’Afghanistan ha sofferto enormemente a causa della guerra che ha costretto molti musicisti all’esilio, aggravato dalla presenza dei Taliban che hanno vietato ogni forma di musica. 

A ciò si sommano le politiche estremiste dei Taliban per quanto riguarda i diritti delle donne che hanno inferto un durissimo colpo all’educazione, all’occupazione e ai diritti sociali delle ragazze e delle donne afghane. 

Nonostante gli ostacoli e le difficoltà, nel 2010 un visionario Ahmad Sarmast – il primo afghano a ottenere un dottorato in musica – si è fatto carico di un progetto innovativo volto a rilanciare e promuovere l’educazione musicale in Afghanistan, che lo ha spinto a gettare le fondamenta di quello che sarebbe diventato il primo Istituto Nazionale di Musica afghano. 

Fin dagli inizi, la priorità dell’istituto è stato quello di offrire alle ragazze un mezzo come la musica per emanciparsi: oggi 65 su 200 studenti sono ragazze di età compresa fra i 14 e 20 anni. 

(Qui sotto il video dell’esibizione dell’orchestra Zohra proveniente dall’Afghanistan, a Davos)

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