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Le leggi antiterrorismo orwelliane d’Europa

Amnesty International denuncia che le leggi antiterrorismo adottate da molti paesi europei limitano sensibilmente i diritti e rappresentano una minaccia per le minoranze

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Amnesty International denuncia le leggi antiterrorismo “orwelliane” dell’Unione europea in un nuovo rapporto diffuso martedì 17 gennaio 2017.

Il documento si basa sull’analisi delle misure antiterrorismo adottate da 14 dei paesi membri dell’Ue.

“All’indomani di una serie di scioccanti attacchi, da Parigi a Berlino, i governi si sono precipitati ad adottare una valanga di leggi spropositate e discriminatorie”, ha dichiarato il diretto europeo di Amnesty John Dalhuisen.

“Poteri incontrollati stanno calpestando le libertà che una volta erano date per scontate”.

In diversi paesi, infatti, le misure antiterrorismo proposte o implementate hanno eroso lo stato di diritto, rafforzato il potere esecutivo, indebolito il controllo giudiziario, limitato la libertà d’espressione ed esposto tutti alla sorveglianza indiscriminata governi. 

L’impatto sugli stranieri e sulle minoranze etniche e religiose è particolarmente profondo.

“In tutta l’Unione europea musulmani e stranieri vengono considerati terroristi”, rileva Julia Hall, una delle autrici del rapporto. “Questa stereotipizzazione colpisce in maniera così sproporzionata queste comunità che esse vivono in un clima di paura e alienazione”.

I poteri straordinari che consentono alle forze di sicurezza di effettuare perquisizioni e arresti potrebbe essere abusati ai danni di attivisti e minoranze che non rappresentano una minaccia reale.

Il nodo cruciale, secondo Hall, è che i governi possono rivolgere la propria attenzione su una persona e dire: “Hai un’aria sospetta. Limiterò le tue libertà perché penso che possa commettere un crimine”.

Lo stato di emergenza e i poteri straordinari

Diversi paesi hanno adottato modifiche costituzionali o leggi che rendono più facile dichiarare lo stato di emergenza o conferire poteri straordinari ai servizi di sicurezza e intelligence con supervisione minima da parte del potere giudiziario.

In Francia, lo stato di emergenza è stato esteso cinque volte, normalizzando una serie di misure intrusive come vietare dimostrazioni e condurre perquisizioni senza mandato.

Sorveglianza dello stato

In molti paesi europei tra cui Francia, Germania, Regno Unito, Polonia, Ungheria Austria, Belgio e Paesi Bassi, è stata consentita o espansa la sorveglianza di massa indiscriminata.

Psicoreati orwelliani

Adesso è possibile perseguire le persone per atti che hanno legami molto vaghi con il comportamento criminale. Nell’ottica della prevenzione, i governi hanno investito in iniziative “pre-crimine” che però limitano la libertà di movimento e altri diritti.

Limitazione della libertà d’espressione

La paura di essere identificati come una minaccia alla sicurezza o estremisti riduce lo spazio per la libertà d’espressione. In Francia, ad esempio, esiste il reato di “apologia del terrorismo”, del quale sono state formalmente accusate centinaia di persone, inclusi minori, per commenti sui social media che non incitano alla violenza. Casi simili sono stati registrati in Spagna.

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