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Cos’è il Blue Monday e perché non dovreste crederci

Ogni anno, il terzo lunedì di gennaio viene pubblicizzato come il "giorno più deprimente dell'anno", ma non c'è alcun fondamento dietro questa supposizione

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Esclusi gli stakanovisti, gli iperattivi e i fortunati che svolgono un mestiere che amano alla follia, la maggior parte delle persone non vede generalmente il lunedì come un buon giorno.

Tutt’altro: il ritorno a lavoro o a scuola, la sveglia presto dopo due giorni in cui era spenta, e magari anche il rinnovato confronto con lo stress del trasporto pubblico sono tutti fattori che contribuiscono a far sì che questo sia il giorno più odiato della settimana.

C’è però un lunedì che batte tutti gli altri lunedì dell’anno, candidandosi così a giorno statisticamente peggiore di tutti gli altri 364 che compongono un anno solare: si tratta del Blue Monday, e la brutta notizia è che è proprio oggi, terzo lunedì del mese di gennaio.

Secondo quanto è possibile leggere un po’ ovunque sul web, il Blue Monday (“blue” in lingua inglese non è solo un colore, ma anche il termine per definire un umore malinconico e depresso) è infatti stato calcolato con una sofisticata formula, che ha stabilito definitivamente come in questa specifica giornata, le persone siano più tendenti del solito alla tristezza.

Ma com’è nata questa percezione, e quali fondamenti scientifici ha? In realtà, davvero pochi. E allora perché moltissimi media ogni anno la ripropongono? Buona domanda.

L’origine del Blue Monday è piuttosto recente: nessuna tradizione legata a riti antichi o scaramanzie medievali, ma una ricerca effettuata nel 2005 da uno psicologo/coach motivazionale britannico chiamato Cliff Arnall per un’agenzia di viaggi.

In quell’anno il dott. Arnall fu pagato dall’agenzia pubblicitaria Porter Novelli per rilasciare un comunicato stampa associato all’agenzia di viaggi britannica Sky Travel, che avrebbe così sfruttato la data per pubblicizzare le sue offerte in base al giorno più adatto per farlo.

Secondo il ragionamento dell’agenzia, in un momento di tale amarezza, comprare un bel biglietto per un viaggio sarebbe stata la cura più efficace, permettendo di tornare poi alle proprie attività quotidiane con qualcosa da attendere con trepidazione.

Come ha riportato il quotidiano britannico The Guardian, quel comunicato era stato già offerto dall’agenzia pubblicitaria a diversi altri accademici, che avrebbero dovuto solo dichiararsi gli autori dello studio dopo essere stati retribuiti per questo.

La data era calcolata sulla base di una formula pseudo-matematica che prendeva in considerazione il giorno della settimana, le condizioni climatiche, il ritorno dalle vacanze natalizie, la distanza dall’ultimo stipendio e il grado di motivazione delle persone.

Questa la formula: [W + (D-d)] x TQ

M x NA

dove (W) sono le condizioni climatiche, (D) il debito delle carte di credito, (d) lo stipendio mensile, (T) il tempo trascorso dal Natale, (Q) il tempo trascorso da un buon proposito fallito, (M) i bassi livelli motivazionali e (NA) la necessità di cambiare qualcosa.

È chiaro come si tratti di categorie talmente diverse tra loro che unirle in una singola equazione matematica non attenga all’ambito della scienza, così come non viene fatta menzione di quali studi pratici sarebbero stati fatti per dimostrare quest’assunto.

Secondo Arnall, nel Regno Unito il tempo è particolarmente inclemente in gennaio, e nel frattempo le persone cominciano a non rispettare i buoni propositi dell’anno nuovo, così come svanisce qualsiasi residuo di gioia familiare dovuta al Natale.

“Dopo il brivido iniziale dei festeggiamenti di Capodanno, la realtà comincia a rivelarsi. La realizzazione coincide con l’arrivo delle nuvole scure e il fatto di dover pagare i debiti degli acquisti fatti con le carte di credito sotto Natale”, disse Arnall nel comunicato.

Nel comunicato veniva addirittura citata la depressione associata al clima invernale, magicamente assente nei paesi entro i 30 gradi dall’equatore, dove “le giornate sono lunghe e il cielo è luminoso tutto l’anno”.

Insomma, il Blue Monday ha un’origine che ha poco a che fare con la scienza e molto con il marketing.

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