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Chi è Francois Fillon

Francesco Maselli fa un ritratto del leader di centrodestra, candidato per il partito repubblicano e favorito alle presidenziali francesi del 2017

Immagine di copertina

François Fillon ha fatto una sola cosa nella vita: esercitato il potere. Oltre al record di longevità come primo ministro (è rimasto a Matignon per cinque anni, solo Georges Pompidou ha fatto meglio), è stato sei anni presidente del Consiglio regionale della Sarthe, suo dipartimento d’origine, quattro anni presidente di regione, sette anni ministro, diciotto anni sindaco, ventisei deputato. Come ha ripetuto sorridendo alla giornalista Karine Le Marchand: “Ho occupato tutti i posti elettivi, tranne uno”.

La sua popolarità nei sondaggi è stata duramente scalfita dopo lo scandalo che ha visto coinvolto l’ex premier per il lavoro da assistente parlamentare retribuito ma mai svolto della moglie Penelope. Da marzo 2017 Fillon è formalmente indagato per appropriazione indebita di fondi pubblici ma ha proseguito ugualmente la sua corsa all’Eliseo.

Per Fillon l’incontro con la politica avviene per caso: nel 1976  è un giovane universitario che sta cominciando gli studi di giornalismo quando un amico di famiglia, Joël Le Theule, sindaco di Sablé-sur-Sarthe e deputato, gli chiede di diventare suo assistente. Fillon accetta, pensando di fare un’esperienza breve ma interessante, e segue il suo mentore anche al ministero dei Trasporti nel 1978 e al ministero della Difesa, nel 1980.

Il 14 dicembre 1980 però Le Theule muore a causa di un arresto cardiaco, e gli viene chiesto di presentarsi alle elezioni legislative: “Sono caduto dalle nuvole”, racconta durante il programma Une ambition intime. “Ho poi riflettuto per quarantotto ore, ne ho discusso con mia moglie, e ho preso una decisione che ha condizionato il resto della mia esistenza”. È quindi eletto all’età di 27 anni , risultando il benjamin dell’Assemblea Nazionale: il più giovane deputato in attività.

(Nel video gli esordi da deputato di Fillon. L’articolo prosegue sotto)

Gli inizi: il gollismo sociale e l’incontro con Philippe Séguin

Fillon viene da una famiglia di militanti gollisti, e appena arrivato all’Assemblea Nazionale entra nella corrente del gollismo sociale, fondando con altri giovani deputati l’associazione “Cercle“. Diventa poi il preferito di Philippe Séguin, membro dei “rinnovatori”, un gruppo di giovani esponenti del movimento gollista schierati contro la gestione “perdente” di Valéry Giscard d’Estaing e Jacques Chirac. Grazie a questo incontro prende forma la sua coscienza di destra sociale ed euroscettica, come da tradizione gollista.

Nel 1992, Séguin e Fillon fanno campagna per il NO al trattato di Maastricht, nel 1993 il deputato della Sarthe è ministro per la prima volta, al dicastero dell’Istruzione superiore. Alle successive elezioni politiche arriva una prima scelta coraggiosa e controcorrente: alle presidenziali del 1995 decide di non sostenere Jacques Chirac ma la campagna votata al rinnovamento dell’ex primo ministro Éduard Balladur.

La scommessa non raggiunge i risultati sperati: con il 18 per cento dei voti Balladur è fuori dal ballottaggio, non riuscendo a spezzare il consueto duopolio Socialisti-Gollisti. Ciononostante Fillon è chiamato nel primo governo di Alain Juppé, primo ministro nominato da Chirac, nuovamente al ministero dell’Istruzione superiore. Da quel momento, il deputato della Sarthe è sempre presente nei vari governi di centrodestra che si succedono.

Il rapporto complicato con Jacques Chirac

François Fillon non ha mai avuto un buon rapporto con Jacques Chirac, nonostante venga scelto come ministro degli Affari sociali nel primo governo, guidato da Jean Pierre Raffarin, del secondo mandato presidenziale di Chirac. È in questi anni che matura un forte risentimento personale verso il capo dello stato, poco propenso a spalleggiare il suo ministero nelle varie riforme che cerca di portare avanti.

Fillon lega il suo nome a un’importante riforma delle pensioni: dopo moltissimi incontri con le organizzazioni sindacali viene presentata una bozza che prevede l’innalzamento dell’età pensionabile, l’aumento del costo dei contributi e vantaggi per chi sceglie il risparmio individuale.

I sindacati decidono di non trattare più col governo, e sfilano per settimane per le strade di Parigi: nonostante dall’Eliseo non arrivi alcun supporto, Fillon decide di non cedere e, incurante, porta fino in fondo la sua riforma.

La rottura con il presidente arriva a seguito della sconfitta al referendum sulla Costituzione europea: Raffarin rassegna le dimissioni subito dopo i primi risultati e Chirac nomina primo ministro Dominique de Villepin.

Fillon non figura nel nuovo esecutivo e la prende malissimo: “Quando faremo un bilancio di Chirac l’unica cosa che ci ricorderemo saranno le mie riforme”, dichiara a Le Monde appena il nuovo governo si insedia.

Ufficializza inoltre il suo sostegno a Nicolas Sarkozy allora ministro dell’Interno, le cui ambizioni presidenziali cominciavano già a destabilizzare la maggioranza gollista: “Questa decisione mi consentirà di immergermi nella gestione del partito. Preparerò le scadenze future per Nicolas Sarkozy in vista delle elezioni del 2007. Mandandomi via dal governo hanno fatto di me un direttore di campagna elettorale anticipato”.

Il “collaboratore di Sarkozy”

Nel 2007 la campagna elettorale Sarkozy-Fillon funziona: il primo è eletto presidente della repubblica, il secondo nominato primo ministro. Personalità diverse ma complementari, i loro rapporti non sono sempre sereni: la presidenza Sarkozy è marcata dall’ego ipertrofico dell’inquilino dell’Eliseo, ribattezzato dai giornali “hyper-président” a causa della sua tendenza a occupare ogni spazio della scena pubblica.

Fillon, in questo contesto, viene spesso trattato con sufficienza da Sarkozy che non perde occasione per ricordare, sia privatamente che pubblicamente, il suo ruolo di “collaboratore”. Ciononostante Fillon trova il modo di ritagliarsi il suo spazio, come quando dichiara di essere alla testa di uno stato sulla via del fallimento.

(Nel video le dichiarazioni di Fillon durante la presidenza Sarkozy. L’articolo prosegue sotto)

Ma la vita a Matignon lo stressa: in un documentario sulla figura del primo ministro spiega quanto gli manchi condurre una vita normale: “Le persone non hanno idea di cosa voglia dire avere un posto di responsabilità politica. La tua vita personale sparisce”.

E infatti aveva meditato di lasciare la politica una volta finita l’esperienza da premier: “Se Nicolas Sarkozy fosse stato rieletto, la mia vita sarebbe stata molto più semplice. Avrei chiuso con la politica, fatto conferenze in giro per il mondo, scritto dei libri e ristrutturato la mia casa nella Sarthe”, confida un mese dopo aver lasciato Matignon al quotidiano Le Parisien. “Ma ora che Sarkozy non è più all’Eliseo, il partito è senza leader, ho delle responsabilità che pesano sulle mie spalle. Molte persone contano su di me”.

La responsabilità

Nel 2012, quindi, Fillon si candida alla presidenza del suo partito contro Jean François Copé che sarà poi uno degli sfidanti al primo turno di queste presidenziali. Lo scarto tra i due è minimo ed entrambi si dichiarano vincitori: infine l’alta autorità dichiara vincitore Copé ma Fillon non riconosce il risultato, denunciando irregolarità. L’ex primo ministro decide addirittura di fondare un nuovo gruppo parlamentare all’Assemblea Nazionale, spalleggiato dai suoi sostenitori.

Un mese dopo la crisi rientra, e il partito viene affidato a una direzione congiunta. Anche qui, Fillon, in un’intervista televisiva condotta da Anna Cabana, chiama in causa l’interesse generale per giustificare la sua scelta: “Mi è costato caro fare un passo indietro e tornare nella famiglia politica che mi aveva tradito. Però ho considerato che dividersi sarebbe stata una tragedia per la destra francese: a volte bisogna pensare all’interesse generale e non alla propria carriera”.

Le passioni private

Fillon è orgoglioso del suo impegno politico, ma la sua vera passione sono gli sport estremi: organizza e partecipa all’evento sportivo più famoso nella sua terra, la 24 ore di Le Mans, la gara a squadre nel lungo circuito della città sarthiére, quasi sessanta automobili che gareggiano a duecento all’ora per un giorno intero; è un esperto alpinista, insieme alla moglie ha scalato la maggior parte delle vette superiori ai 4.000 metri: “Avrei voluto fare la guida alpina, non mi crederete ma era questo il mio sogno da ragazzo”.

Nel tempo libero è un bravissimo fotografo, appassionato di tecnologia. Adora cucinare, ed è esperto di elettronica: a casa passa talmente tanto tempo a riparare o costruire oggetti che uno dei suoi figli al “cosa fa tuo padre”, domanda di rito rivolta ai bambini nei primi giorni di scuola, ha risposto “il meccanico”.

Candidatosi subito dopo la sconfitta di Sarkozy nel 2012, ha spesso utilizzato nei suoi comizi il paragone con la lunga corsa della quale è appassionato per dare forza alla sua campagna elettorale: “non conta niente chi parte in testa, conta chi è davanti dopo l’ultima curva”.

(Nel video Fillon gareggia alla corsa automobilistica di Le Mans. L’articolo prosegue sotto)

Il thatcherismo come modello e la campagna vincente

Negli ultimi anni il neo candidato dei repubblicani alle prossime presidenziali ha cercato di dimostrare di essere una persona pragmatica, che struttura le sue idee e le sue proposte in base alle esperienze passate. Fillon si è convinto, dopo essere stato primo ministro durante la presidenza Sarkozy, che la Francia deve limitare il peso dello stato nell’economia, e cominciare a mettere in discussione alcuni punti fermi della legislazione sul lavoro, come la settimana lavorativa di 35 ore.

È riuscito a vincere le primarie dei repubblicani dopo una campagna lunghissima, condotta girando la Francia sin dall’inverno del 2012, e rappresentando una destra identitaria senza essere allo stesso tempo sovranista e xenofoba.

Altro fattore determinante è stata la grande popolarità nell’elettorato cattolico più disposto a mobilitarsi: Fillon ha conquistato il sostegno di Sens Commun, associazione tra le più strutturate della Manif Pour Tous, la mobilitazione generale contro i matrimoni omosessuali.

Senza spingersi sino a dire che abrogherà la legge, ormai considerata cosa fatta e parte integrante dell’ordinamento, Fillon dà cittadinanza alle idee più conservatrici di questi movimenti sull’adozione da parte delle coppie omosessuali e sulla procreazione assistita, essendo contrario a entrambe. 


La scommessa è replicare il successo ottenuto alle primarie nelle elezioni presidenziali del prossimo maggio. La sfida è senz’altro più difficile: non più outsider ma favorito, non più sorpresa ma presidente in pectore che inquieta il mondo dei sindacati. Ma d’altronde, come ha detto il suo mentore Séguin pochi mesi prima di morire, “François non ha mai sbagliato nulla”.

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*Francesco Maselli, doppia laurea in diritto italo-francese conseguita tra Parigi e Roma, spiega settimanalmente su TPI l’evolversi della corsa presidenziale francese che nel 2017 consegnerà l’Eliseo al successore di Francois Hollande.