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Edoardo VIII, il re del gran rifiuto

Ottant'anni fa l'abdicazione al trono d'Inghilterra per amore di Wallis Simpson, una donna americana divorziata già due volte

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“Dovete credermi se vi dico che avrei trovato impossibile sostenere il pesante carico di responsabilità e assolvere ai miei doveri di re, come avrei voluto fare, senza l’aiuto e il supporto della donna che amo”.

Con queste parole, ottant’anni fa, l’11 dicembre del 1936 Edoardo VIII, sovrano del Regno Unito a capo di un impero, il più grande di tutti i tempi, si congeda dai suoi sudditi, dal suo paese, dai suoi diritti e doveri di re, preferendo l’amore di una donna al trono d’Inghilterra.

Per trovare un precedente bisogna ricorrere alle favole e forse neanche lì, nel mondo fantastico del tutto è possibile, esiste una tale dimostrazione d’amore.

Per sposare la sua “regina” il re non ha dovuto sfidare un drago, ma il suo governo e perfino se stesso, in quanto capo temporale della Chiesa anglicana, e alla fine ha perso. Ha perso un impero, ha vinto Wallis.

Wallis Simpson americana, impertinente, sfacciata ma soprattutto sposata e divorziata già due volte: un matrimonio impossibile per la corte britannica. Allora come nel più classico cliché dei promessi sposi, gli innamorati fuggono per coronare il loro sogno d’amore. E così fu.

Edoardo VIII, ritornato David duca di Windsor, raggiunse in esilio la Simpson, che sposò con una cerimonia privata in un castello della Loira il 3 giugno 1937.

La leggenda racconta che il primo marito di Wallis, un reietto della marina americana, dedito all’alcol e al vizio, durante la loro permanenza a Hong Kong l’avesse avvicinata all’arte amatoria facendole frequentare le cosiddette “case di canto”, meno poeticamente, dei bordelli di lusso. Wallis avrebbe anche svolto attività di spionaggio per potenze nemiche e sarebbe stata persino l’amante di Galeazzo Ciano.

Un curriculum troppo ingombrante per una futura regina d’Inghilterra.

Incontrò Edoardo VIII il 10 gennaio 1931 a Londra, in casa di Lady Furness, quando lui era ancora il principe di Galles e aveva il cuore già impegnato con la padrona di casa, a sua volta moglie del visconte Marmaduke. Wallis era accompagnata dal secondo marito Ernest Simpson, un broker marittimo colpito dalla crisi del ’29.

Sarà proprio Lady Furness l’artefice della sua stessa sfortuna affidando il “suo” principe a Wallis, nel 1934, per il tempo di un viaggio in America. Al ritorno l’attendeva una sorpresa: Wallis aveva preso il suo posto, al fianco e nel cuore di Edoardo.

Si prese cura di lui, come nessuno aveva mai fatto prima, lo riempì di attenzioni e lui ricambiò con leale devozione, al punto da attenderla anche per ore durante le sue sedute dal parrucchiere.  

Poco avvenente, ma dotata di un sex appeal straordinario, Wallis Simpson riusciva a far ridere e divertire il principe di Galles come poche altre persone cresciute in ambienti regolati da protocollo e disciplina, dove ridere di gusto e ubriacarsi risultavano ugualmente disdicevoli.

Re Giorgio V, il padre di Edoardo, al quale quel primogenito sciaguratamente innamorato sarebbe succeduto, vedeva in quella donna la divisione del suo popolo, la rovina della corona e, con parole quanto mai profetiche, si confidò con il suo entourage: “Domando a Dio che mio figlio non si sposi e non abbia mai figli, affinché nulla possa mettersi tra Bertie, Lilibet e il trono (il futuro re Giorgio VI e la futura regina Elisabetta II, ndr)”.

Edoardo VIII, il cui regno durò 327 giorni senza essere mai incoronato, abdicò consegnando lo scettro e la corona dell’impero nelle mani del fratello Albert, salito al trono con il nome di Giorgio VI, e si allineò alle speranze del padre.

Sottraendosi al suo carico di responsabilità, il re diventato duca, consegnò al Regno Unito un sovrano, eroe della seconda guerra mondiale, rimasto a Londra con moglie e figlie sotto i bombardamenti tedeschi, ma troppo debole per sopportare oneri tanto ingombranti in un vita così fragile. Morì all’età di 56 anni. Fu il segno che diede l’avvio al regno della regina dei record, Elisabetta II, sovrana nel 1952 a 25 anni, cresciuta alla scuola della coscienza dei re per diventare la roccia di un paese, il suo.

Dall’amore contrastato, che ha bollato le vicissitudini dell’ultimo secolo di una dinastia intera, lei non si è lasciata travolgere. Una vita intera con Filippo, tra alti e bassi, insieme da settant’anni, durante i quali ha censurato i suoi sentimenti e quelli dei suoi cari se contrari alla ragione di stato, anteponendo sempre il dovere al piacere. Finché ha potuto.