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Barbados-Grenada 1994: storia di una delle più folli partite di calcio di sempre

Come subire un goal può trasformarsi in un modo per vincere una partita

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Il calcio è un gioco, e la gioia che esso trasmette attraverso i suoi gesti tecnici, le sue partite epiche, le sue rimonte straordinarie, spesso ci fa mettere in secondo piano che, come tutti i giochi, si fonda su alcune regole. Qualora queste regole fossero alterate in qualsiasi maniera, il calcio può trasformarsi, e un gesto che oggi ci sembrerebbe stupido o dannoso può diventare invece il capolavoro che porta la propria squadra verso la vittoria.

Queste premesse raccontano ciò che successe il 27 gennaio 1994 al Barbados National Stadium di Saint Michael – e riportato alla nostra attenzione da un articolo uscito sul sito Delinquenti del pallone – in una partita di calcio tra la nazionale del piccolo arcipelago delle Barbados e quella dell’isola di Grenada, due paesi caraibici scontratisi in quell’anno in occasione della Shell Carribean Cup, nota in Italia come Coppa dei Caraibi, un torneo che vede contrapposte le nazionali dei piccoli paesi caraibici.

Questo torneo, come molti di questo tipo, è costituito da una fase di qualificazioni fatta con gruppi da tre o quattro squadre, di cui in ogni caso la prima si qualifica per la successiva fase a eliminazione diretta. Fino a qui, nulla di diverso rispetto ai Mondiali o agli Europei.

Gli anni Novanta, va detto, furono però un decennio in cui il calcio lavorò molto per conquistare pubblici più distanti tradizionalmente, come quello statunitense, e non è un caso che proprio nel 1994 questo paese ospitò i Mondiali di calcio. Per cercare di venire incontro al pubblico di paesi più abituati a seguire altri sport, si cercarono alcune innovazioni a livello di regolamento.

Tra queste, possiamo segnalarne alcune che hanno avuto maggior successo e sono ancora in vigore, come la regola per cui il portiere non può afferrare la palla con le mani su un retropassaggio, ma anche altre che furono usate a livello sperimentale e non ebbero eccessivo successo, come il famigerato golden goal, ovvero la rete che se segnata ai supplementari conclude immediatamente la partita, fatale all’Italia sia a Euro 2000 che ai Mondiali del 2002, o il tentativo, usato soprattutto nelle amichevoli e nei campionati statunitensi, di introdurre gli shoot-out al posto dei calci di rigore a fine partita.

Proprio in questo periodo storico si va a collocare questa edizione della Coppa dei Caraibi, e questo spiega una serie di dettagli insoliti nel regolamento. Nella fase a girone, infatti, non era prevista la possibilità di pareggio, e qualora le squadre avessero terminato i 90 minuti regolamentari in parità, si sarebbe dovuti andare avanti con i tempi supplementari.

Fino a qua, si tratta di un dato insolito per una fase a gironi, ma il meccanismo è chiaro. Nei tempi supplementari sarebbe in ogni caso stata valida la regola del Golden Goal, di cui abbiamo già parlato. Una regola che molti amanti del calcio hanno sempre criticato, ma che si colloca perfettamente nel clima di sperimentazione di quegli anni e che perciò non stupisce più di tanto.

La regola più insolita è però sicuramente quella per cui nelle partite decise ai supplementari, il Golden Goal avrebbe avuto un valore pari a due goal, e non a uno. Un’ipotetica partita conclusasi al novantesimo 1-1 e decisa da un Golden Goal non si sarebbe conclusa, come la logica vorrebbe, 2-1, ma 3-1. Una regola insolita e apparentemente innocua, ma che invece faremmo bene a ricordare, perché come tutte le regole apparentemente innocue può fare molto comodo al momento del bisogno.

Allontaniamoci un attimo dai Caraibi dove a breve torneremo, allontaniamoci anche dal calcio. Andiamo un attimo in Italia e rimaniamo nel 1994. Esattamente due mesi dopo quella famigerata partita tra Barbados e Grenada, il 27 marzo 1994, in Italia si svolsero le elezioni politiche.

Qualsiasi italiano ricorda quelle elezioni come quella della discesa in campo e vittoria di Silvio Berlusconi, chi segue la politica le ricorda come l’esordio del Mattarellum, il nuovo sistema elettorale in gran parte maggioritario, chi è malato di Politica le ricorda come la prima volta dello scorporo, un’insolita regola inserita all’interno di questa nuova legge elettorale.

Cos’era lo scorporo? Un sistema per cui ogni deputato eletto al maggioritario doveva essere collegato a una lista proporzionale, e i voti ottenuti da questo deputato al maggioritario dovevano essere sottratti dalla lista proporzionale, facendone scendere il consenso e favorendo le liste più piccole o che non avevano ottenuto alcun deputato al maggioritario.

Dopo due tornate elettorali passate in cavalleria, i principali partiti di centrodestra e centrosinistra, nel 2001, si accorsero che questo scorporo non giovava loro in alcun modo e un modo per aggirarlo c’era. Centrodestra e centrosinistra presentarono al fianco di Forza Italia, Alleanza Nazionale, DS e Margherita, due piccole liste che in pochissimi ricordano: Abolizione Scorporo per il centrodestra e Paese Nuovo per il centrosinistra. Due liste dai simboli per nulla accattivanti e che non fecero minimamente campagna elettorale, ma cui risultavano collegati la maggior parte dei candidati al maggioritario.

Perché liste dai candidati così prestigiosi erano dunque così poco note e così poco accattivanti? Semplice: perché meno voti avrebbero preso e meglio sarebbe stato. Gli eletti di Forza Italia o dei DS al maggioritario, non avrebbero tolto – causa scorporo – voti alle proprie liste, ma a queste due liste civetta, che non avrebbero preso quasi nessun voto e in quel modo il consenso dei principali partiti sarebbe stato salvo. Grazie alla regola dello scorporo e al meccanismo delle liste civetta, presentare liste per far prendere a esse meno voti possibili avrebbe paradossalmente favorito la vittoria elettorale.

Forse, a qualche giocatore delle Barbados, è scattato in mente in quel giorno di gennaio del 1994 quello che i dirigenti politici italiani pensarono nel 2001, e che una regola apparentemente innocente avrebbe potuto trasformare le regole del calcio, rendendo un gesto apparentemente stupido, sbagliato, dannoso, un gesto fondamentale.

Torniamo alla Coppa dei Caraibi del 1994. Prima della partita tra Barbados e Grenada, ultima partita del girone, la classifica del gruppo era questa: Grenada primo a tre punti con una differenza reti di più due, Porto Rico secondo anch’esso a tre punti con differenza reti a più uno, e Barbados ultime a zero punti e meno uno di differenza reti. Per il piccolo arcipelago delle Barbados, l’unica speranza di qualificazione era quella di vincere con due goal di scarto.

Le cose per la formazione di casa iniziarono a mettersi bene, passando prima in vantaggio e poi raddoppiando. 2-0, giocatori contenti e tifosi contenti, perché ciò avrebbe significato qualificarsi al turno successivo. Ma purtroppo, all’83esimo minuto, a meno di dieci minuti dalla fine, Grenada segnò un goal pesantissimo, che avrebbe condannato le Barbados all’eliminazione.

In qualsiasi altra partita di calcio, la nazionale dell’arcipelago avrebbe tentato il tutto per tutto per portarsi sul 3-1, con un assedio dell’area di rigore avversaria, con anche il proprio portiere a cercare di dare una mano in avanti per segnare, in qualsiasi modo, un goal. Ma quel giorno, ciò, non successe.

A qualcuno, non sappiamo purtroppo chi, saltò in testa qualcosa di diverso. Nei frenetici momenti della partita, un freddo calcolo del regolamento fece pensare: meglio provare a fare un goal in sette minuti con gli avversari arroccati in area di rigore o in mezz’ora con gli avversari più distesi?

Chiunque avrebbe risposto la seconda, ma apparentemente quelle condizioni non c’erano. Invece, le clamorose regole di questa competizione, le permettevano, eccome se le permettevano. E a qualcuno, perciò, tra le Barbados, venne in mente qualcosa di molto simile a ciò che nel 2001 sarebbe successo a qualche dirigente politico italiano, anch’esso ignoto. Il regolamento della Coppa dei Caraibi si trasformò dunque nel Mattarellum, o meglio nello scorporo del calcio.

Invece di cercare il tutto per tutto in avanti, i giocatori delle Barbados si ritirarono in difesa, con il difensore Terry Sealey che continuava a passarsi il pallone con il portiere Horace Stoute, di fronte ai giocatori increduli di Grenada. Cosa stava succedendo? Volevano forse difendere così il vantaggio? Difficile, ciò sarebbe comunque costato loro l’eliminazione. E allora, cosa stava accadendo?

Tutti i dubbi vennero fugati quando Sealey all’87esimo tirò il pallone dritto nella sua porta senza alcuna resistenza da parte del portiere. 2-2 quindi, che avrebbe significato tempi supplementari. E tempi supplementari avrebbe significato Golden Goal, che però sarebbe valso doppio. I famosi due goal che servivano alle Barbados per qualificarsi sarebbero valsi uno. Un autogol avrebbe potuto avere il valore di una vittoria, come le liste civette dello scorporo nel Mattarellum.

IL VIDEO DEL CLAMOROSO AUTOGOL

Grenada solo allora ebbe chiaro cosa stava accadendo. I grenadini cercarono allora negli ultimissimi minuti di fare lo stesso, in un clima surreale con i giocatori delle Barbados che cercavano di evitare che gli avversari segnassero in qualsiasi delle due porte, perché a quel punto per loro sia un goal che un autogol sarebbe costato l’eliminazione.

Alla fine, le due formazioni arrivarono ai supplementari, dove le Barbados segnarono il Golden Goal – che valse loro due goal – e si qualificarono. Vennero purtroppo eliminati nel girone successivo, ma quest’eliminazione non può cancellare l’epica impresa a livello tattico più che tecnico che compirono contro Grenada. Una partita ambigua, sicuramente criticata, ma che serve a ricordare che ogni gioco, ogni sport, anche il più bello del mondo, è tale perché ha le sue regole. E dentro queste regole può succedere di tutto, anche l’inatteso.

(Ha collaborato Francesco Magni)