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Chi si candiderà alla successione di Schulz come presidente dell’Europarlamento

L'italiano Gianni Pittella potrebbe essere il candidato dello schieramento di centrosinistra dei socialdemocratici, a cui appartiene Martin Schulz

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Martin Schulz ha ufficialmente annunciato che non si ricandiderà alla presidenza del Parlamento europeo, per tornare alla politica tedesca ed eventualmente sfidare Angela Merkel nella corsa alla cancelleria. Così l’Assemblea legislativa dell’Unione europea è in fermento per la scelta del suo successore.

Alcuni europarlamentari hanno già avanzato la propria candidatura, mentre di altri si parla solo per ipotesi. Ecco qual è il quadro generale:

Mairead McGuinness, deputata irlandese appartenente allo schieramento di centrodestra del Partito popolare europeo (Ppe), ha annunciato che correrà per la posizione martedì 29 novembre 2016. Ma il blocco più numeroso all’Europarlamento (222 seggi su 751) potrebbe proporre anche altri due candidati: l’ex premier francese Alain Lamassoure e l’ex primo ministro sloveno Alojz Peterle.

Un accordo del 2014 con l’Alleanza progressista dei socialisti e dei democratici (S&D, che occupa 190 seggi su 751), cui appartiene lo stesso Schulz, prevede che la presidenza del Parlamento europeo passi proprio al Ppe. Tuttavia, se i conservatori dovessero effettivamente ottenere la carica, tutte e tre le principali istituzioni europee (Europarlamento, Commissione e Consiglio) sarebbero presieduti dal centrodestra. Jean-Claude Juncker è il presidente della Commissione; Donald Tusk quello del Consiglio. 

Sul fronte S&D, Politico rivela che potrebbe correre per la presidenza l’italiano Gianni Pittella, leader della formazione dal 2014, esponente del PD ed europarlamentare dal 1999, che già fu presidente ad interim tra giugno e luglio 2014.

Ma il quotidiano d’approfondimento politico sottolinea come, benché si tratti del candidato naturale di S&D, Pittella non goda in realtà di un ampio sostegno.

In questa dinamica binaria si inserisce la formazione euroscettica e antifederalista del Gruppo dei conservatori e riformisti europei (Ecrg), il terzo schieramento più numeroso dell’Europarlamento (74 seggi su 751), che ha fatto sapere di voler proporre la belga Helga Stevens.

Nel quadro è presente anche la forza centrista Alleanza dei liberali e dei democratici per l’Europa (Alde), guidata dall’ex premier belga Guy Verhofstadt, incaricato di rappresentare l’Europarlamento ai negoziati sulla Brexit.

Se la candidatura di Verhofstadt sembra improbabile, rischiando la posizione di negoziatore per un’elezione tutt’altro che scontata, emerge invece il nome di Sylvie Goulard, la quale tuttavia non sembra raccogliere molti consensi all’interno del suo partito.

Se l’Alde dovesse rinunciare a proporre un candidato, diventerebbe decisiva nella battaglia tra Ppe e S&D. 

Benché poco numerosa in termini di seggi (70 su 751), l’Alde è comunque ben rappresentata in Europa: conta infatti 103 membri nell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (su 648) e ben sette capi di governo al Consiglio europeo.

Questo la rende una forza con cui è necessario confrontarsi e negoziare un accordo. È verosimile che Ppe e S&D cercheranno il modo di assicurarsi il suo sostegno, ammesso che né Verhofstadt né Goulard avanzino la propria candidatura.

È possibile anche che, tra i contendenti delle due formazioni maggiori, qualcuno degli eurodeputati scelga invece di schierarsi a favore di un candidato diverso, o di un candidato donna.

Da questo punto di vista, la dichiarazione di Goulard di voler essere un presidente imparziale e al di sopra delle dinamiche politiche di partito sembra voler incoraggiare proprio questo tipo di supporto.

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