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Le famiglie povere lottano per procurarsi del cibo a Mosul

L'allarme proviene dalle Nazioni Unite; intanto in un campo profughi a est di Mosul la presentatrice Bbc Anna Foster racconta di due bambini malnutriti

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Le famiglie povere di Mosul stanno lottando per nutrirsi dopo che i prezzi del cibo sono aumentati dall’inizio dell’offensiva contro l’Isis. Lo ha riferito martedì 29 novembre Lise Grande, coordinatrice per l’assistenza umanitaria Onu in Iraq, sostenendo che la situazione sia “molto preoccupante”.

“Più tempo ci vorrà a liberare Mosul e peggiori saranno le condizioni delle famiglie”, ha detto Grande.

A oltre 40 giorni dall’inizio dell’offensiva dell’esercito iracheno per riprendere il controllo sulla città di Mosul, in mano ai miliziani dell’Isis, più di 70mila civili risultano sfollati. L’orrore di questo assedio va oltre i numeri e la presentatrice del network britannico Bbc Anna Foster se ne è resa conto quando si è trovata davanti una scena di tremenda sofferenza, nel campo di Hasan Sham, un luogo che non esisteva fino a sei settimane fa.

Due bambini, di rispettivamente due e nove anni, giacciono su un sottile materasso. Sono fortemente malnutriti, le ossa delle gambe coperte da poca carne e le costole sporgenti. Intorno al corpo del più piccolo girano delle mosche, ma lui non ha la forza di scacciarle quando gli si posano addosso.

“È un caso tragico, ma isolato? Questi bambini hanno forse qualche problema di salute diverso dalla malnutrizione?”, si chiede Foster. Sono arrivati da Mosul quattro giorni fa, racconta la madre, specificando che i bambini erano sani, ma che un mese senza cibo li ha ridotti a scheletri.

La donna dice che quando li ha portati all’ospedale — all’epoca sotto il controllo dei miliziani dell’Isis — per mostrare le terribili condizioni in cui si trovavano i bambini, le sue preghiere sono state ignorate.

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Nel campo di Hasan Sham, situato a est di Mosul, si trovano al momento circa 47mila persone, ma il numero aumenta di circa 3mila ogni giorno.

I nuovi arrivati si sono fatti strada attraverso i territori dove le forze speciali irachene si scontrano con le milizie dell’Isis e raccontano come è la vita all’interno della città. Dicono che si sono verificate decapitazioni per strada, davanti agli occhi dei bambini, e che nelle scuole l’Isis ha introdotto lezioni su combattimento e pistole al posto di storia e geografia. Molti abitanti hanno venduto tutto ciò che avevano per provare ad acquistare cibo e hanno lottato per ottenere un lavoro, dopo essere stati esclusi dalle precedenti occupazioni.

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Circa la metà dei quartieri orientali di Mosul sono stati sottratti agli estremisti, nonostante la strenua resistenza dei miliziani attraverso i cecchini, le autobombe e gli attentati suicidi. Le forze speciali irachene, nel frattempo, hanno ucciso poco meno di un migliaio di miliziani, ma l’avanzata delle truppe ha rallentato perché il nemico si nasconde tra i civili e non è facile identificarlo.

Per questo alcuni civili sono stati perquisiti dalle forze di sicurezza irachene dopo che queste hanno assunto il controllo dell’area orientale della città.

“Qualsiasi cosa venga fuori da questa storia non dovremmo dimenticare questi bambini”, conclude Foster. “Anche se la loro situazione fosse frutto di una disabilità, uno si aspetterebbe che fossero in un letto d’ospedale a ricevere cure e non in un’abitazione di fortuna. Potrebbero anche essere solo due su decine di migliaia, ma la loro disperata sofferenza è più di quanto ogni bambino dovrebbe sopportare”.