Me

Migliaia di indiani manifestano contro il governo che ha ritirato alcuni tagli di banconote

Il governo ha ritirato i tagli da 500 e 1.000 rupie per combattere la corruzione, ma ha scatenato il caos con migliaia di persone rimaste senza denaro

Immagine di copertina

Decine di migliaia di manifestanti sono scesi in strada lunedì 28 novembre per manifestare contro la decisione del governo che l’8 novembre scorso ha messo fuori corso le banconote da 500 e 1.000 rupie.

In un’economia che si fonda soprattutto sul denaro liquido la scelta ha causato numerosi disagi e in alcuni casi addirittura decessi di persone disperate, spesso casalinghe, che si sono suicidate per mancanza di contante con cui far fronte ai pagamenti, o anziani e malati morti durante le interminabili code davanti ai bancomat mentre cercavano di ottenere qualche banconota di altro taglio in cambio di quelle fuori corso. 

Circa 25mila persone sono scese in strada a Calcutta, la capitale dello stato del Bengala Occidentale e altre 6mila stanno sfilando a Mumbai, uno dei principali poli commerciali dell’India.

Il premier Narendra Modi ha rivolto ripetuti appelli alla popolazione a essere paziente perché si tratta di una misura volta a combattere la corruzione e il finanziamento del terrorismo.  

Le due banconote tolte dalla circolazione sono quelle di taglio più grande e rappresentano circa l’84 per cento del contante attualmente in circolazione nel paese. Sono anche quelle maggiormente usate per accumulare e nascondere quantità di denaro che non si vogliono dichiarare al fisco.

Anche se gli obiettivi sono largamente condivisi, le opposizioni contestano il modo in cui il governo ha gestito la situazione.

“Stiamo protestando contro una crisi finanziaria causata dal governo le cui conseguenze negative si ripercuotono su tutti i cittadini. La decisione è stata presa senza nessuna autorizzazione legislativa ed è chiaramente illegale”, ha dichiarato Danish Tiwari, un rappresentante del partito del Congresso, attualmente all’opposizione.

Secondo l’ex primo ministro indiano Manmohan Singh, un rispettato economista, la misura potrebbe costare all’India 2 punti percentuali di crescita.

Nonostante questo il premier Modi ha continuato a difendere la scelta dell’esecutivo, accusando i detrattori di essere degli evasori fiscali e facendo appello agli indiani perché inizino a utilizzare sistemi di pagamento elettronici.