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Cosa pensa la stampa straniera del referendum italiano

Dal Financial Times, al Wall Street Journal, dall'Economist al Guardian, ecco che cosa scrive la stampa straniera sul referendum, in alcuni casi schierandosi apertamente

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Il referendum del 4 dicembre si avvicina e la preoccupazione dei mercati sale. Sono tanti in Europa e nel resto del mondo a considerare la riforma costituzionale italiana, e le conseguenti eventuali dimissioni del primo ministro Renzi, catastrofiche per l’Europa e per le finanze.

C’è addirittura chi lo considera ancora più significativo del referendum sulla Brexit.

Le conseguenze del vuoto di potere lasciato da un Renzi dimissionario e l’eventuale avvento dei partiti populisti, come il Movimento cinque stelle, preoccupano l’Unione europea, già messa a dura prova dalla decisione del Regno Unito dello scorso 23 giugno e che guarda già con apprensione alle presidenziali in Francia del 2017, dove l’euroscettica Marine Le Pen potrebbe vincere la corsa all’Eliseo. Ma c’è anche chi fa una scelta di campo diversa, e consiglia agli italiani di votare NO. 

Ecco alcuni pareri di autorevoli quotidiani o settimanali internazionali sul referendum: 

FINANCIAL TIMES – Dopo la vittoria della Brexit nel Regno Unito e quella di Donald Trump negli Stati Uniti, manca solo quella del No al referendum in Italia per completare lo scenario. È quello che scriveva il Financial Times lo scorso 20 novembre, nel pezzo del suo condirettore Wolfgang Münchau. L’idea che dopo il 4 dicembre, con l’eventuale voto sfavorevole al referendum sulla riforma costituzionale, l’Italia possa intraprendere la via per l’uscita dall’euro, è sostenuta dall’autorevole quotidiano economico-finanziario britannico. 

Secondo il giornalista, “il 5 dicembre l’Europa potrebbe svegliarsi con l’immediata minaccia della disintegrazione”. Il problema non è nuovo per l’Italia, ma parte dal lontano 1999, anno dell’ingresso dell’Italia nell’eurozona. Da allora “la sua produttività totale è stata di circa il 5 per cento dove Germania e Francia hanno superato il 10 per cento”.

Münchau individua nella crisi dell’eurozona e nella sua risposta rappresentata dall’austerity, la causa della crescita del populismo in Europa. Populismo ed euroscetticismo a cui l’Italia è particolarmente esposta dal momento che i principali partiti di opposizione, Movimento Cinque Stelle e Lega Nord, sono favorevoli all’uscita dall’euro. 

Non è solo l’esito del referendum italiano a preoccupare il Financial Times, ma anche le prossime elezioni in Francia, in cui si fa strada la probabilità che vinca Marine Le Pen, populista ed euroscettica della prima ora, che ha promesso un referendum sul futuro della Francia nell’Ue. 

THE ECONOMIST – Perché l’Italia dovrebbe votare NO al referendum. È questo il titolo dell’ultimo editoriale del settimanale britannico The Economist che tanto ha fatto scalpore in Italia. “L’Italia è stata a lungo la più grande minaccia per la sopravvivenza della moneta unica e l’Unione europea. Il suo Pil pro capite è bloccato allo stesso livello della fine del 1990. Il suo mercato del lavoro è inerte. Lo stato ha il secondo debito più alto della zona euro, al 133 per cento del Pil. Se l’Italia vira verso il default, sarà troppo grande da salvare”, ha scritto il settimanale. 

E se con il NO al referendum Renzi si dovesse dimettere? Poco male secondo The Economist, che prevede a questo punto un governo tecnico, sulla scia di tanti già conosciuti in passato dall’Italia. Se invece il NO innescasse il crollo dell’Euro? Poco male ancora una volta, “sarebbe il segno che la moneta unica era così fragile che la sua distruzione era solo una questione di tempo”.

Oggi, lo speciale di The Economist “The World in 2017”, che raccoglie analisi, commenti e previsioni sull’anno in arrivo, afferma invece che la scelta migliore per il nostro paese è quella di votare SI, scelta che renderebbe il paese più governabile e più capace di produrre leggi efficaci in meno tempo. L’articolo pro-referendum sull’inserto speciale è a firma di John Hopper, a lungo corrispondente da Roma del settimanale.  

“Se il referendum fallisce, Renzi dice che si dimetterà. Gli investitori, e molti governi europei, temono che il NO trasformerà l’Italia nel “terzo domino” di un ordine internazionale traballante, dopo la Brexit e l’elezione di Donald Trump. Eppure questo giornale ritiene che gli italiani debbano votare NO”, prosegue, ricordando che l’Italia è il paese che ha prodotto Benito Mussolini e Silvio Berlusconi, ed è particolarmente vulnerabile nei confronti del populismo. Secondo Hopper, una riforma efficace sarebbe quella di ridurre il Senato a un ruolo consultivo come avviene in Germania, Spagna e Regno Unito. 

WALL STREET JOURNAL – Anche il quotidiano statunitense vede con negatività il respingimento della riforma costituzionale con il voto popolare del 4 dicembre, che potrebbe con buona probabilità tradursi in una caduta dei titoli bancari italiani e a un ulteriore indebolimento della moneta unica.

“Il referendum si è trasformato in un voto di fiducia sulla capacità del governo Renzi di rilanciare l’economia”, scrive il quotidiano. Lo stesso articolo cita poi Wolf von Rotberg, analista economico di Deutsche Bank, secondo cui i risultati del voto “serviranno a impostare il tono per il 2017 sul clima politico e gli investimenti in Italia e in Europa”.

La vittoria del NO è strettamente connessa con la fine del governo Renzi. Secondo il Wall Street Journal, se dovesse verificarsi questa ipotesi, meglio un governo tecnico anziché un eventuale governo del Movimento cinque stelle, che potrebbe a quel punto indire un referendum sull’euro. Il mondo della finanza in generale guarda con preoccupazione alla prospettiva di una entrata al governo dei grillini. 

THE GUARDIAN – “Dopo la Brexit e l’elezione di Donald Trump, il referendum che incombe in Italia in materia di cambiamento costituzionale è stato lanciato come il prossimo test sulla crescita apparentemente inarrestabile del populismo in tutto il mondo occidentale – con un po’ di preoccupazione che una sconfitta per Matteo Renzi possa portare al disastro per la zona euro e l’Europa”, scrive Stephanie Kirchgaessner sul Guardian. “Matteo Renzi, un tempo considerato la grande speranza riformista dell’Italia, rischia di diventare la prossima vittima politica di un risultato inatteso a un referendum”, scriveva un mese fa lo stesso quotidiano. 

TIME – Un periodo prolungato di instabilità politica potrebbe innescare un attacco speculativo finanziario sui titoli di stato sovrani a causa dell’esposizione del debito pubblico in Italia, alzando lo spread tra titoli italiani e quelli tedeschi, con il rischio di alimentare una crisi finanziaria simile a quella del 2011, scrive Time, che definisce il voto dicembre, il secondo referendum più importante della storia d’Italia, dopo quello del 1946 quando gli italiani del dopoguerra scelsero tra monarchia e repubblica. “Il primo ministro italiano potrebbe unirsi a Hillary Clinton e David Cameron sulla lista delle vittime politiche del 2016”, prosegue. 

CNBC – “Il prossimo referendum italiano di dicembre potrebbe creare volatilità sui mercati” scrive il network statunitense Cnbc citando Maria Paola Toschi, strategist del mercato globale presso JP Morgan. Il referendum sulla riforma del Senato è considerato un test politico per l’Italia. Molti analisti, secondo quanto riporta Cnbc, hanno avvertito che il risultato del referendum italiano potrebbe avere implicazioni globali. Una sconfitta nel referendum per l’Italia potrebbe portare a disordini sociali anche in altri paesi, e potrebbe rivelarsi addirittura più significativo della Brexit. 

DEUTSCHE WELLE – sulla scia degli altri media internazionali, anche il network televisivo tedesco considera l’Italia “il nuovo campo di battaglia del populismo dopo Brexit e Trump”, dicendo che il referendum costituzionale in Italia il 4 dicembre potrebbe segnare il prossimo grande scossone in una delle dieci più grandi economie del mondo.

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