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L’uomo che avrebbe potuto impedire la nascita dello Stato islamico

Dieci anni fa un emissario fu inviato da al Qaeda per assumere il comando dei gruppi affiliati in Iraq: il viaggio e il suo fallimento favorirono la nascita dell’Isis

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La polizia di Gaziantep in Turchia ricevette nell’ottobre del 2006 una telefonata anonima che avrebbe cambiato la storia del terrorismo in Medio Oriente degli ultimi dieci anni. L’informatore, come racconta Foreign Policy, avvertiva che un uomo con un passaporto iraniano falso sarebbe arrivato nella città su un veicolo con targa 79M0064.

Gaziantep, al confine con la Siria, non era ancora la città che il mondo ha conosciuto dopo cinque anni di guerra civile, cioè il principale centro di smistamento di armi e foreign fighters diretti a combattere per l’Isis. Anche perché nel 2006 il Califfato non esisteva nemmeno. 

La polizia il giorno stesso intercettò il veicolo. Al volante, un uomo il cui passaporto corrispondeva a quello della soffiata, accompagnato dalla moglie e dai due figli. L’uomo venne fermato a causa dei sospetti sull’autenticità dei documenti.

Una volta interrogato in centrale, l’uomo ammise di essere un rifugiato afghano di nome Muhammad in fuga dal suo paese, e di aver acquistato il passaporto da alcuni trafficanti iraniani. La moglie Sonia confermò la versione.

Non è chiaro quanto gli investigatori turchi credettero alla sua ricostruzione. Sicuramente qualche informazione in più l’avevano le agenzie di intelligence mondiali, Cia compresa. Erano a conoscenza del fatto che due membri di al Qaeda in Turchia si erano recati in Iran per aiutarlo ad attraversare il confine e che un altro terrorista di al Qaeda aveva incontrato Muhammad e la sua famiglia a Gaziantep. 

Ma soprattutto sapevano che il suo nome non era Muhammad e non stava cercando di raggiungere l’Europa dall’Afghanistan. Infatti, l’uomo adesso in custodia presso la polizia turca era Abd al-Hadi al-Iraqi, e in realtà era diretto verso l’Iraq in una disperata missione per riaffermare il controllo di al Qaeda sui gruppi estremisti ribelli affiliati in Iraq.

Quando lo arrestarono, Abd al-Hadi si rese conto che la sua missione era fallita, ma non poteva immaginare quale sarebbero state le conseguenze per il Medio Oriente. I gruppi ribelli iracheni, infatti, erano quelli che pochi anni dopo si sarebbero staccati dalla casa madre entrando addirittura in competizione per avere la supremazia del movimento jihadista.

Il Califfato sarebbe stato proclamato solo nel 2014, ma il giorno precedente all’arresto di Abd al-Hadi gli affiliati di al Qaeda avevano annunciato la nascita dello Stato islamico in Iraq (Isi) senza consultare la dirigenza dell’allora più importante organizzazione jihadista del mondo.

La nascita dell’Isi aveva rappresentato una sfida all’autorità di al Qaeda e lasciava presagire il violento divorzio pubblico avvenuto successivamente tra i due gruppi jihadisti, ma l’arrivo di al-Hadi, uno dei più influenti leader di al Qaeda, avrebbe probabilmente contribuito a stringere nuovamente i legami. 

Il più importante tentativo fatto dall’organizzazione terroristica creata da Osama Bin Laden di riaffermare il controllo sull’alleato iracheno che presto sarebbe divenuto incontrollabile, finì tuttavia insieme al suo comandante in una prigione di Gaziantep.

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