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Crescono le possibilità di un accordo sul prezzo del petrolio tra i paesi dell’Opec

Entro novembre le nazioni produttrici di petrolio potrebbero accordarsi per limitare la produzione e far salire nuovamente il prezzo del greggio

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Secondo gli esperti le possibilità che i paesi produttori di petrolio dell’Opec raggiungano entro la fine di novembre un accordo che permetta per la prima volta dal 2008 di ridurre la sovra-produzione di petrolio sono alte.

Il comitato dei membri Opec, riunito a Vienna per il secondo giorno consecutivo e composto dai governatori dell’Opec e da rappresentanti dei governi nazionali, non decide le politiche dei paesi membri ma può soltanto fare delle raccomandazioni in vista dell’incontro dei ministri dei paesi dell’Opec il prossimo 30 novembre.

Il nodo principale della riunione è come riuscire applicare l’accordo raggiunto a settembre che prevede la riduzione della produzione di petrolio tra i 32,5 e i 33 milioni di barili al giorno con l’obiettivo di far salire nuovamente i prezzi.

A mettere in pericolo l’intesa sono state le richieste dell’Iraq o di altre nazioni come la Libia, l’Iran e la Nigeria che per diverse ragioni (crisi economica, conflitti, sanzioni) vogliono recuperare denaro aumentando l’offerta.

Il delegato della Nigeria ha dichiarato che tutte le nazioni dovrebbero trovare una posizione comune entro la fine della giornata di martedì 22 novembre su un piano di limitazione della produzione semestrale che partirebbe dal prossimo gennaio, inclusi l’Iran e l’Iraq.

L’Iraq finora si è opposto a limitare la produzione a causa delle spese sostenute per la guerra al sedicente Stato islamico, mentre l’Iran vuole approfittare della fine delle sanzioni dopo l’accordo sul nucleare.

A rendere probabile l’accordo sono state anche le dichiarazioni del presidente russo Vladimir Putin. La Russia, insieme all’Arabia Saudita il principale produttore ed esportatore di petrolio al mondo, non vede ostacoli a un accordo dell’Opec (organizzazione della quale Mosca non fa parte) e congelerà la produzione ai livelli attuali.

I mercati hanno risposto positivamente a queste notizie e lunedì 21 novembre il prezzo del petrolio è salito del 4,4 per cento, toccando quota 48,90 dollari al barile sul mercato di Londra, il livello più alto nelle ultime tre settimane.

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