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Un tribunale di Hong Kong ha allontanato due deputati che non hanno giurato fedeltà alla Cina

Sixtus Leung e Yau Wai-ching, eletti a settembre, si erano rifiutati di giurare fedeltà alla Cina durante il loro insediamento

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Un tribunale di Hong Kong ha diffidato due deputati indipendentisti dall’assunzione del loro incarico nel consiglio legislativo locale, dopo che questi si erano rifiutati di giurare fedeltà alla Cina al momento del loro insediamento il mese scorso.

La decisione arriva dopo che la scorsa settimana l’Assemblea nazionale del popolo, unica camera legislativa in Cina, ha emanato un controverso provvedimento con cui interpretava la costituzione dell’ex colonia britannica, stabilendo che i parlamentari debbano giurare fedeltà a Hong Kong in quanto parte della Repubblica popolare cinese, pena l’esclusione dal parlamento locale.

Ma il giudice Thomas Au ha riferito che avrebbe espresso lo stesso verdetto anche senza l’intervento del parlamento cinese. I due deputati possono ricorrere contro la decisione in appello, ma non hanno ancora annunciato se intendono farlo.

Sixtus Leung e Yau Wai-ching sono stati eletti a settembre 2016. Durante l’insediamento al consiglio legislativo hanno esposto striscioni filo-indipendentisti in cui si leggeva “Hong Kong non è la Cina”.

A seguito del provvedimento del parlamento cinese, circa 2mila persone sono scese in piazza a protestare contro quello che hanno definito una pesante ingerenza di Pechino nella politica di Hong Kong.

L’ex colonia britannica, tornata sotto il controllo della Cina nel 1997, ha un sistema legislativo separato da quello di Pechino ed è dotata di una sua costituzione che le garantisce un certo margine di autonomia. Ma la Cina ha la parola finale su come interpretare le leggi interne di Hong Kong ed esercita pressioni ritenute indebite da alcuni dei cittadini.

A settembre 2016 si sono svolte le prime elezioni dalla “rivoluzione degli ombrelli”, quando migliaia di studenti sono scesi nelle piazze di Hong Kong per manifestare contro la decisione della Cina di non concedere libere elezioni.