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Cosa rimane delle vecchie cabine telefoniche

L'artista milanese Il Moronauta ha mappato i punti in cui anni fa si trovavano le cabine telefoniche pubbliche, e vi ha posto dei loro frammenti per ricordarle

Immagine di copertina

Qualcuno ricorda
quando, armati di gettoni precedentemente cambiati al bar con 200 lire, ci si
dirigeva verso una delle tante cabine telefoniche per qualsiasi telefonata si
dovesse fare quando si era fuori casa? Oppure quando, negli anni Novanta, si
diffuse la mania della collezione delle schede telefoniche, che avevano i
gettoni nell’uso quotidiano di quelle cabine che all’epoca erano parte
integrante del panorama cittadino?

Era il tempo
precedente alla diffusione massiva dei telefoni cellulari, e oggi sembra
assurdo pensare che fossimo così poco reperibili ogni volta che mettevamo piede
fuori di casa. Ora che però gli smartphone hanno raggiunto pressoché chiunque,
le cabine telefoniche sono diventate un oggetto di modernariato, ormai
rarissime e spesso smantellate dai municipi lasciando delle riconoscibili
tracce quadrate di cemento sul terreno.

Per celebrare
degnamente questi oggetti e quell’epoca, un artista milanese noto come Il
Moronauta ha creato negli ultimi mesi Prontopronto,
una pagina Facebook e un Tumblr dedicati proprio a loro e al sentimento che egli
chiama “prenostalgia”, ovvero la nostalgia delle cose che sono ancora tra noi,
come le (pur rare) cabine telefoniche pubbliche.

Interrogato da TPI sull’origine dell’idea, dice: “Il
mio progetto nasce da un ritrovamento fortuito. Stavo lavorando ad
un’illustrazione per una fanzine, quando ho trovato delle vecchie cartine del Tuttocittà di Milano. Ho notato che le
cabine del telefono erano tutte riportate, con dei bellissimi pallini color
fucsia brillante. Sono sempre stato attratto dalle cartine, dalla storia e
dalla geografia, per cui quasi senza rendermene conto ho iniziato a mappare i
punti in cui 30 anni fa c’erano le cabine, ed esplorando la città ho scoperto un
mondo di tracce, resti e ruderi completamente nella penombra, coperti
dall’asfalto, dalle aiuole, da nuovi marciapiedi, ecc. Una prearcheologia urbana”.

Il Moronauta non si è però limitato a questo: nelle ultime
settimane ha infatti anche creato, insieme al designer Omar Crippa, una serie
di “simulacri” delle vecchie cabine, consistenti in una sezione della loro
parte più alta appoggiata a terra, e le ha distribuite in molti luoghi di
Milano.

Con una crew di amici fotografi/instagrammer (Ale
Polia, Andrea Muccioli, Alvise Guadagnino e Rienzo Ferrante) abbiamo girato la
città con un furgoncino, ritrovando tutti i punti lasciati scoperti e
ricollocando la cabina, raccogliendo scorci suggestivi e reazioni delle persone”.

Per presentare le sue installazioni, Il Moronauta ha
organizzato un evento chiamato “RIP” previsto per oggi martedì 15 novembre proprio dentro una
cabina, a via Venini angolo Viale Brianza, in cui ci sarà anche un’opera realizzata
con vecchi elenchi telefonici SIP degli anni Ottanta e Novanta.

Per il futuro, l’artista ci ha detto: “La mia speranza è che
questo sia solo il primo passo, totalmente indipendente e autoprodotto, di un
progetto più grande che potrebbe comprendere una restituzione in una mostra,
altre città da “mappare”, o magari un’installazione pubblica
permanente – ci sono tante cabine che vengono distrutte, se ne potrebbe fare
qualcosa di bello.

Prima di tutto, però, spero che questa installazione e queste
foto aiutino le persone a guardare con più curiosità a tutto quello che ci
circonda ogni giorno, cominciando dalle cabine ma arrivando alle centinaia di
strani oggetti e segni di cui sono piene le città”.

Nella gallery, tutte le installazioni comparse a Milano
finora.