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Il Giappone autorizza i suoi soldati a intervenire in missioni di soccorso in Sud Sudan

Per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale, i soldati giapponesi saranno coinvolti in operazioni di combattimento

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Per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale, il Giappone ha autorizzato il coinvolgimento delle sue truppe in operazioni militari attive all’estero.

Infatti, il governo di Tokyo ha approvato un piano che consente ai soldati giapponesi di stanza in Sud Sudan con le forze di pace dell’Onu di partecipare alle missioni di salvataggio.

Il nuovo mandato verrà applicato alle truppe inviate nel paese africano a partire dal prossimo 20 novembre ed è in linea con la nuova normativa approvata lo scorso anno e volta a espandere il ruolo delle forze giapponesi (le forze di autodifesa, Sdf) all’estero.

I soldati giapponesi in Sud Sudan, piagato da un feroce conflitto civile dal dicembre del 2013, sono principalmente impiegati nella costruzione delle infrastrutture ma dal 20 novembre potranno rispondere alle emergenze segnalate dall’Onu e dalle organizzazioni non governative. Non saranno invece autorizzate ad accorrere in soccorso di altre truppe straniere.

Inoltre, il governo si propone di assegnare ai soldati anche il compito di difendere i campi delle forze di pace Onu congiuntamente alle truppe di altri paesi.

Tuttavia, queste novità sono state criticate perché coinvolgerebbero per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale i soldati giapponesi in operazioni di combattimento, contrarie, secondo gli oppositori, all’essenza pacifista della costituzione giapponese.

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