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Che ruolo ha avuto Facebook nella vittoria di Trump alle elezioni presidenziali?

Secondo alcuni, contribuendo alla diffusione di notizie false e manipolate in favore di Trump il social network lo ha indirettamente aiutato, ma Zuckerberg nega

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Quale ruolo e che influenza ha avuto Facebook sulla vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti? Non appena la vittoria a sorpresa del candidato repubblicano è diventata una realtà, secondo quanto riportato dal New York Times, i dirigenti di Facebook si sono fatti questa domanda e hanno deciso di discuterne più approfonditamente.

E non solo loro: il più diffuso social network infatti è stato accusato, nei giorni successivi all’Election Day, di aver contribuito alla vittoria di Trump attraverso una serie di notizie false o manipolate che hanno influenzato il modo in cui ha votato l’elettorato americano.

Facebook si è ufficialmente difeso sostenendo di essere una fonte di informazione imparziale, tuttavia molti dirigenti hanno espresso preoccupazione per l’eccessiva diffusione di post e immagini razziste.

Altri si sono chiesti quanto abbia contribuito l’algoritmo dietro al suo funzionamento a isolare l’utente da notizie che sono in contrasto con il suo punto di vista, diventando una “bolla di filtraggio” per le informazioni e rinchiudendolo, appunto, in una bolla ideologica e culturale.

Un altro problema è quello di impedire la diffusione di notizie false: ad esempio la storia falsa di un endorsement di papa Francesco a Donald Trump è stata condivisa milioni di volte, raggiungendo decine di milioni di utenti.

Sempre nei giorni precedenti alle elezioni è circolata in rete una notizia falsa in cui si sosteneva che un agente connesso all’indagine sulle mail della Clinton aveva ucciso la moglie e si era tolto la vita.

Una realtà completamente agli antipodi dell’immagine con la quale Zuckerberg ha voluto che il social network venisse percepito, cioè come un luogo imparziale e libero a disposizione di tutti gli utenti.

Tanto da spingere il fondatore del social network a pubblicare un post con alcune considerazioni personali sulle elezioni: “Il 99 per cento dei contenuti che vedete su Facebook sono autentici, solo una piccolissima parte sono bufale e per questo è totalmente impossibile che abbiano determinato il risultato delle elezioni”.

Zuckerberg ha anche avvertito: “Cercheremo un modo per comunicare alla nostra comunità quali contenuti siano più interessanti, ma sono convinto che dobbiamo noi stessi essere estremamente cauti nel diventare arbitri della verità”.

Le difficoltà che incontra Facebook nel rapportarsi con l’informazione sono bene esemplificate da due casi accaduti quest’anno. A maggio il team di Facebook che seleziona i “trending topics” – gli argomenti di tendenza – è stato accusato di nascondere e censurare storie legate ai conservatori.

A settembre il social network è stato criticato per aver rimosso la foto vincitrice del premio Pulitzer della bambina vietnamita di 9 anni che fugge in lacrime e senza vestiti da un villaggio bombardato con il Napalm: l’automatismo che impone la rimozione dei contenuti con persone nude aveva provocato la rimozione di una foto che denunciava gli orrori della guerra e che non aveva nulla a che fare con la pedopornografia.

Il dibattito è ancora aperto: se è vero che in base a una ricerca del Pew Research Center, circa la metà degli adulti americani si affida a Facebook come principale fonte di informazione, un altro studio americano sostiene che è del tutto inutile provare a influenzare il pensiero altrui su Facebook perché i post che pubblichiamo non influenzano nessuno.

Secondo lo studio condotto da Rantic (azienda che vende pacchetti di nuovi follower e fan per i social media), infatti, su un totale di 10mila utenti intervistati, il 94 per cento dei repubblicani, il 92 per cento dei democratici e l’85 per cento di elettori ‘indipendenti’ hanno dichiarato di non aver mai cambiato opinione in seguito a un post a contenuto politico. 

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