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L’estrema destra israeliana esulta per la vittoria di Trump

I deputati della destra del Likud e di Casa Ebraica hanno chiesto al governo di dare nuovo slancio alla costruzione di insediamenti nei territori palestinesi occupati

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I deputati del parlamento israeliano appartenenti a Likud, il partito di destra, e a Casa Ebraica, di estrema destra, che si trovano entrambi al governo, hanno esultato per l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, definendola l’inizio di “una nuova era” per il movimento dei coloni israeliani.

Le pressioni dell’opposizione per lo smantellamento degli insediamenti illegali, secondo la destra, con il cambio al vertice dell’amministrazione statunitense verranno meno e lasceranno spazio al governo per avviare nuovi e ambiziosi progetti di insediamento nei territori occupati della Cisgiordania.

“Possiamo aspettarci un futuro migliore per la Terra di Israele con Trump presidente”, ha detto Miki Zohar, di Likud, criticando le azioni unilaterali intraprese da Obama nel periodo finale del suo incarico. Un collega di Zohar, Oren Hazan, è tornato a fare pressioni sul primo ministro Benjamin Netanyahu perché ignori le opposizioni e avvii nuovamente la costruzione di edifici nei territori occupati.

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All’indomani dell’elezione di Trump il ministro dell’Istruzione israeliano Naftali Bennett, leader del partito di destra che appoggia la costruzione di insediamenti israeliani e si oppone allo stato palestinese, ha detto che “la vittoria di Trump è un’opportunità per Israele di ritrattare immediatamente l’idea di uno stato palestinese nel centro del paese”. “L’era dello Stato palestinese è finita”, ha aggiunto Bennett. 

Durante la campagna elettorale, sia Clinton che Trump hanno dichiarato che – se eletti – avrebbero continuato sulla stessa linea dell’attuale politica degli Stati Uniti in merito al conflitto israelo-palestinese, che è quella di una soluzione a due stati. Tuttavia, Trump si è guadagnato il supporto di Israele con la promessa di spostare l’ambasciata degli Stati Uniti da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendo l’antica città come capitale di Israele.